Don Paolo Zamengo” Guardare con il cuore”

XVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (18/07/2021)

Vangelo: Mc 6,30-34

Non basta avere il titolo, il nome di pastore. Ai tempi di Geremia non
mancavano i pastori, i capi, i re, i sacerdoti, ma il loro era un titolo usurpato,
avevano il ruolo, ma non avevano l’anima del pastore, il cuore del pastore.
E si meritarono il richiamo duro, durissimo di Dio: “Guai ai pastori che fanno
perire e disperdono il gregge del mio pascolo”. È un oracolo contro. Lo
abbiamo sentito drammaticamente nella prima lettura dal profeta Geremia. “Dice il Signore contro, contro
i pastori che devono pascere il mio popolo: Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne
siete preoccupati; ecco io vi punirò per la malvagità delle vostre opere”.
Ecco il tormento di Gesù: Non ci sono pastori attenti, appassionati. Gesù, dopo la traversata del lago,
sbarca sulla terra ferma ed è preso da un sussulto al cuore, un sussulto di commozione: “Sbarcando, vide
molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore”.
Il piccolo brano del Vangelo di Marco che oggi abbiamo ascoltato ci fa contemplare, oserei dire, con
emozione, la tenerezza di Gesù, il suo sguardo che va a cogliere la stanchezza, gli smarrimenti, la fatica di
vivere dei suoi discepoli!
Il pastore lo vedi da come ti guarda, la sua commozione gliela leggi negli occhi: “…si commosse per loro”.
‘Si commosse’ è il verbo del padre della parabola che attende il figlio che ritorna, è il verbo del buon
samaritano che era in viaggio, e passando accanto a un uomo ferito “lo vide, ne ebbe compassione, gli si
fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una
locanda e si prese cura di lui”.
È questo cuore, è questa tenerezza, è questa commozione che ancora oggi noi cerchiamo nella chiesa,
negli uomini di chiesa: non bastano i ruoli, non bastano i titoli, cerchiamo la commozione che troviamo
negli occhi di Gesù. Il ‘come guardiamo’ viene prima di ‘cosa diciamo o facciamo’.
E forse, dico forse, va anche in questo senso l’invito di Gesù ai suoi apostoli. “Gli apostoli si riunirono
intorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato”. È come se si sentissero loro i
protagonisti, presi dalla frenesia del fare e del dire… tanto che “non avevano più neanche il tempo di
mangiare”.
E può sembrare strano che Gesù non faccia commenti alla foga degli Apostoli che gli raccontano i loro
successi. L’unico commento di Gesù è: “Venite in disparte, in un luogo solitario e riposatevi un po’”. Aveva
visto la loro stanchezza ma forse aveva anche visto il pericolo, sempre in agguato, di lasciarsi prendere dal
ruolo, il pericolo di un attivismo esteriore, dove si cura quello che si dice e si dà meno importanza a quello
che si fa. È il rischio di dare priorità alle parole e meno al cuore.
Penso, ma posso sbagliarmi, lo avvertiamo tutti questo pericolo: quello di un attivismo che manca di
profondità e di interiorità. E Gesù ci invita a una sosta che non è una fuga dalle cose, non è un’evasione dai
problemi, ma è riprendere contatto con la parte più profonda di noi stessi, con il luogo segreto e calmo,
per ascoltare la voce del vero pastore, che è lui stesso, Gesù.
E in questo luogo interiore trova riposo il discepolo di Gesù. Non basta cambiare panorama per riposare,
se poi i luoghi, pur diversi, vengono comunque contagiati dalla stessa ossessione delle cose esteriori. Non
basta, perché il bisogno che noi sentiamo è quello di recuperare uno sguardo, uno sguardo diverso sulla
realtà, uno sguardo più profondo, più vero, lo sguardo di Gesù, lo sguardo di chi prova compassione.
Compassione: mosso è il cuore, non solo la testa, non solo le mani. Non so se condividete con me questa
riflessione: a volte ho come l’impressione che questo eccesso di protagonismo, questa frenesia
incontenibile, questa corsa dissennata ci stia portando anche verso una sorta di freddezza, di intransigenza,
quasi di cinismo.

Come è importante allora la sosta nel luogo interiore del cuore, per ritrovare lo sguardo di Gesù che si
commuove. Il vero viaggio di scoperta nella vita non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi
occhi.


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