p. Alberto MAGGI OSM”DISTRIBUÌ A QUELLI CHE ERANO SEDUTI QUANTO NE VOLEVANO”

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – 25 luglio 2021
DISTRIBUÌ A QUELLI CHE ERANO SEDUTI QUANTO NE VOLEVANO
Commento di p. Alberto Maggi OSM
Gv 6,1-15


In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo
seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù
salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la
festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a
Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».
Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per
compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti
neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un
ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta
gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero
dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti,
e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati,
perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi
dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il
profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo
per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
L’episodio della condivisione dei pani dei pesci è riportato da tutti i quattro gli evangelisti;
qual è la sua importanza? In questa narrazione si anticipa e raffigura il significato dell’eucarestia. In
particolare Giovanni ne fa il tema del capitolo sesto del suo vangelo, il più lungo, di ben 71 versetti.
Il contesto nel quale lo ambienta è quello del libro dell’Esodo; infatti troviamo il tema del mare, il
tema del monte, il tema della Pasqua, il tema della tentazione è il tema del pane e, mentre nel
deserto è stata la folla a dover chiedere a Dio di essere sfamata, qui è Gesù, che è Dio, che previene
i desideri e i bisogni delle persone. Ma i risultati sono deludenti.
Scrive l’evangelista che gli dice Andrea, fratello di Simon Pietro, “C’è qui un ragazzo che ha
cinque pani d’orzo”, i cinque pani d’orzo ricordano il miracolo di Eliseo che con 20 pani d’orzo sfamò
100 persone, “e due pesci, quindi cos’è questo per tanta gente?”. Ed ecco le indicazioni preziose
dell’evangelista, “Rispose Gesù: fateli sedere”, letteralmente, ed è importante, “fate sedere questi
uomini”; è importante il termine “uomo” adoperato dall’evangelista. E perché sedere, letteralmente
sdraiare? Nel pranzo solenne, nel pranzo della Pasqua, nel pranzo delle persone delle case ricche si
mangiava, secondo l’uso greco-romano, sdraiati e chi poteva mangiare sdraiato? Chi aveva un servo
che lo poteva servire; ecco il primo significato dell’eucaristia: far sentire le persone dei signori, cioè
pienamente liberi.
L’’evangelista annota che “C’era molta erba”, è un richiamo al salmo 72, i tempi del Messia,
dell’abbondanza, “in quel luogo”. Il termine “luogo” Giovanni lo ha adoperato sempre per il tempio,
qui indica dove risiede Gesù, ma, mentre nel tempio è l’uomo che deve offrire a Dio, qui è Dio che
si offre all’uomo. “Si misero dunque a sedere”, sdraiare, “ed erano circa 5.000 uomini”. Perché il
termine 5.000? Perché indica il numero della primitiva comunità cristiana secondo gli Atti, ma
soprattutto è un multiplo di 50, che indica l’azione dello Spirito; 50 in greco è Pentecoste.
Qui l’evangelista per “uomini” non adopera il termine che usato in precedenza, “antropous”,
ma “andres”, che significa uomini maturi; l’eucaristia rende le persone uomini maturi, uomini pieni,
cioè uomini liberi. “Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie”, dal verbo ringraziare, rendere
grazie, deriva il termine eucarestia, “li diede a quelli che erano seduti”, il termine “seduti” appare
per la terza volta. Gesù omette un’azione molto importante: non richiede il lavaggio rituale delle
mani; non c’è bisogno di purificarsi per mangiare il pasto del Signore, ma è il pasto del Signore quello
che purifica le persone. “E ne mangiarono quanto ne volevano”; mentre la manna era limitata ed
era misurata, qui c’è l’abbondanza. Quando non si trattiene più per sé egoisticamente, ma si
condivide generosamente con gli altri, c’è l’abbondanza. Infatti l’evangelista dice che “riempirono
dodici canestri” perché come le dodici tribù di Israele, così si può sfamare tutta quanta la nazione.
Purtroppo i partecipanti non hanno compreso. Infatti scrive l’evangelista “Allora”, qui è
tradotto “la gente”, ma letteralmente e “gli uomini”; era iniziato come uomini, poi la partecipazione
all’eucaristia li aveva resi uomini maturi, uomini adulti, ora tornano ad essere uomini perché non
hanno capito, non accettano la condizione di uomini maturi, vogliono sottomettersi. Visto il gesto
di Gesù dicono “Questo è davvero il profeta”, quello che, secondo la linea di Mosè, doveva far
osservare la legge, “colui che viene nel mondo”.
“Ma Gesù sapendo che venivano a prenderlo per farlo re”, vogliono obbedienza, vogliono
sottomissione, non vogliono maturità e non vogliono libertà, “si ritirò di nuovo sul monte”. Come
Mosè si ritirò sul monte dopo il tradimento del popolo che durava un vitello d’oro, così Gesù si
riunisce di nuovo da solo ne il monte. La sottomissione, l’obbedienza per Gesù è uguale all’idolatria
perché lui è il Dio che rende libere le persone.

Fonte:https://www.studibiblici.it/