fr. Massimo Rossi Commento XVIII Domenica del Tempo Ordinario

XVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (01/08/2021)

Vangelo: Gv 6,24-35

“Man hữ?”, che cos’è?

…..ecco l’espressione da cui abbiamo tratto il termine ‘manna’, il cibo misterioso simile a farina, che ogni mattina, per quaranta anni, gli Israeliti raccoglievano, impastavano ricavandone focacce, e che li sostenne durante il viaggio.

Il Vangelo di questa domenica, continua quello di sette giorni fa e affronta il tema centrale di tutto il capitolo sesto: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. (…) Che cosa dobbiamo fare? (…) Credete in Colui che Dio ha mandato!”.

Alla domanda dei Suoi ascoltatori, il Signore risponde: Credete in me!

E con queste parole il Figlio di Dio inaugura il nuovo corso della storia di Israele: qui ed ora c’è qualcuno che è più grande di Mosè, il glorioso patriarca che aveva guidato il popolo dall’Egitto alla Terra promessa…

Ai tempi di Gesù, erano passati più di 1000 anni, da quando i progenitori degli Israeliti erano stati liberati dalla schiavitù del Faraone; la memoria di Mosè viveva immortale nell’immaginario collettivo, come trasfigurata. Era un eroe, era un mito,… nessuno ricordava le maledizioni, le ribellioni, i tradimenti, che il patriarca dovette sopportare strada facendo; ne abbiamo un assaggio nella prima lettura, tratta dal libro dell’Esodo: “Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatti uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine.”.

Gesù riportava i suoi fratelli Giudei alla realtà; ma fu un risveglio brusco, una presa di coscienza difficile da accettare: che, cioè, Mosè fosse solo un uomo e, come tutti gli uomini, fosse morto. Così anche Davide, il primo vero Re della storia di Israele, fondatore (convenzionale) della Monarchia, colui che aveva espugnato Gerusalemme e vi aveva stabilito il (suo) trono. Morto anche lui, come Mosè…

Non si parla così degli eroi! Non si tratta così la storia!

Certo, se non fosse che prima li uccidono, gli eroi, i profeti, i protagonisti della storia, e poi innalzano in loro memoria mausolei monumentali, e infine li canonizzano!

Non sono parole mie, ma di Gesù; le trovate al capitolo 23 del Vangelo di Matteo…

Gli uomini dimenticano in fretta… o, forse, più semplicemente e meno innocentemente, preferiscono non ricordare… È così per le piccole storie familiari come le nostre, e per quelle grandi come la Storia di Israele. Ricordare significa imparare dal proprio passato, assumersi le proprie responsabilità, chiedere perdono,…
E ci vuole coraggio per chiedere perdono.
Ci vuole coraggio per voltare pagina.

Ci vuole coraggio per non ricadere negli errori dei nostri padri.

Ci vuole coraggio per alzare lo sguardo verso Dio e rendere a Lui, a Lui solo, il nostro culto.

E questo è soltanto l’inizio!

Possiamo riconoscere che questa domenica, il Vangelo si conclude in modo positivo, con una rivelazione – ma che dico “una”? – con la rivelazioneil pane della vita è Gesù! lo afferma di sé: “Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!”.

Ecco il passaggio dal ‘semplice’ miracolo immediato, di sfamare migliaia di persone, al sacramento che vale per sempre, non soltanto una volta, e procura un cibo che non perisce, vero pane del Cielo, come lo abbiamo celebrato due settimane or sono, in occasione della solennità del Corpus Domini.

“Dacci sempre questo pane, Signore!”: certo che ce lo dà sempre, il Signore, questo pane!

Siamo noi che non sempre siamo disposti a riceverlo, affamati come siamo di altri pani, forse più gustosi, ma che non sfamano, anzi, accrescono la fame, una fame smodata, una fame compulsava, una fame ingorda ed egoista, una fame da ladri,… La torta – o, se preferite, la pizza – la vorremmo tutta per noi, non siamo assolutamente disposti a dividerla, a con-dividerla…

Il miracolo della moltiplicazione dei pani ci ricorda che Gesù sfamò tutti, nessuno escluso!…senza chiedere i documenti, né se fossero in grazia di Dio…

Gesù è così! forse è per questo che a qualcuno non piaceva…

Anche oggi la liberalità del Figlio del falegname non piace a tutti… il Suo amore incondizionato, che non si aspetta nulla da nessuno, ma soltanto dona, e perdona… suscita più di un interrogativo. Naturalmente le nostre obbiezioni, i nostri ‘distinguo’ sono una strategia per assolverci dalle vedute ristrette, dal cuore indurito, dal moralismo ipocrita, dalla poca fede

“Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato.”.

Le implicazioni spirituali e morali del ‘credere’ le conosciamo tutti….

Fonte:https://www.qumran2.net/