Don Mauro Pozzi”Pane del cielo”

XVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (01/08/2021)

Vangelo: Gv 6,24-35

La volta scorsa, subito dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani, la gente cercava Gesù per farlo re. Di solito i re riscuotono tributi e tasse, chi meglio di un sovrano che invece dà gratuitamente il sostentamento? Non avevano capito il segno, allora il Maestro parla apertamente: dovete cercare il cibo che dà la vita eterna. La tentazione di dare più importanza alle cose materiali la conosciamo bene anche noi. Spesso l’attenzione alle cose dello spirito viene dopo tutto il resto. Molti per esempio pregano se non hanno altro da fare, per cui o non lo fanno mai, oppure relegano la preghiera alla fine della giornata quando tutte le energie sono state utilizzate per l’attività quotidiana. Pensate se un amico ci dicesse che sta con noi perché non ha niente di meglio da fare. Non ne saremmo certo lusingati. Gesù è una persona, un amico, a lui non possiamo dare solo i ritagli del nostro tempo. Il suo invito è piuttosto pressante: datevi da fare! La domanda che la gente gli rivolge, cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio? è molto pertinente, ma è ancora sul piano umano. Infatti nasconde la preoccupazione del fare, come se la salvezza dipendesse dall’agire dell’uomo. La religione ebraica ha come suo centro la legge ed essere persone giuste significa osservare tutti i suoi precetti. Se però l’umanità fosse capace di questa osservanza perfetta, si salverebbe da sola, non sarebbe neces-sario il sacrificio di Gesù. Quello che invece constatiamo ogni giorno sulla nostra pelle è che per quanto ci sforziamo siamo sempre in difetto. Ecco che allora la vera opera da compiere è credere in Colui che Dio ha mandato, perché la salvezza ci viene dai meriti di Cristo e non dai nostri. È una prospettiva rivolu-zionaria rispetto alla mentalità ebraica, per cui la gente vuole la conferma di un segno. Gli Ebrei sono diventati un popolo quando Mosè li ha guidati alla liberazione dalla schiavitù egiziana, ma il cammino è stato lungo e faticoso, come ogni percorso di liberazione. Il Signore ha confermato la sua autorità con molti segni, ma il più importate, che si è rinnovato per quarant’anni, è certamente la manna. Questo pane celeste rappresenta la volontà di Dio di preservare e far crescere il suo popolo. Il Maestro collega il miracolo dei pani con quello della manna, dandogli però una connotazione decisamente spirituale, un ulteriore salto di qualità rispetto alla visione antica. Lui stesso è il pane che nutre, sostiene e salva, è ciò che dà la vita al mondo. Se vogliamo essere salvati dobbiamo desiderare questo Pane con tutte le nostre forze.

Fonte:http://www.noidisantamonica.it/