Jesùs Manuel Garcìa Lectio Assunzione della Beata Vergine Maria

LECTIO – ANNO B
Prima lettura: Ap 11,19;12,1-6.10


Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza.
Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi
piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette
teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle
del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito.
Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro,
e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto,
dove Dio le aveva preparato un rifugio. Allora udii una voce potente nel cielo che diceva:
«Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo».
 Il brano fa parte di una sezione dell’Apocalisse, ricca di immagini, simboli e segni (il
settenario delle coppe, la donna vestita di sole, il drago, le due bestie ecc.), di difficile
interpretazione. Ma, come si rileva oggi nello studio di questo particolare libro
neotestamentario, il messaggio che viene trasmesso alla comunità che lo legge e lo ascolta,
è un messaggio di consolazione e di salvezza, di vittoria e di vita (al contrario di quell’uso
improprio che fa del termine «apocalisse» un sinonimo di catastrofe e di distruzione).
«Apparve nel santuario l’arca dell’alleanza»: secondo la tradizione, l’arca dell’alleanza
conteneva un’urna d’oro con un po’ di manna, il bastone fiorito di Aronne e frammenti
delle tavole della legge (vedi Dt 10,1-2;Es 16,33-34; Nm 17,16-26). Ma soprattutto l’arca
dell’alleanza era venerata come il segno visibile della presenza e della dimora di Dio in
mezzo al suo popolo. Con la caduta di Gerusalemme e del tempio (nel 586 a.C. sotto gli
eserciti babilonesi) l’arca era però andata perduta e di essa non si era saputo più nulla.
Questa sua apparizione nel libro dell’Apocalisse vuole evocare la storia della salvezza e
allude al compimento di essa nella persona di Gesù. Non va però neppure dimenticato che
nel Nuovo Testamento (specialmente in Luca) è Maria la nuova dimora di Dio, la nuova
arca dell’alleanza (questo sarà decisivo nell’interpretare in chiave mariana la figura della
«donna vestita di sole»). «Una donna vestita di sole»: questa figura è stata interpretata ora
in chiave ecclesiologica (è il nuovo popolo di Dio, la Chiesa, in lotta con le forze del male
che la vogliono distruggere), ora in chiave mariana (è la madre del Messia, la Vergine
Maria, che nella tradizione giovannea è presentata come la «donna», con evidente
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Assunzione della B.V. Maria  Anno B
allusione a Gn 3,15: «Io porrò inimicizia tra tè e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa»).
«Il drago rosso»: il «drago» richiama il serpente di Gn 3, ma è anche l’immagine di
Satana, il nemico di Dio e dell’uomo. È il simbolo delle forze del male che combattono il
bene, ma che non avranno il sopravvento. «Sette teste… sette diademi»: sono immagini di
un potere illimitato e di una potenza difficile da abbattere dall’uomo (ma non da Dio). «Il
figlio maschio»: probabilmente è un’allusione al Messia, capo del nuovo popolo che Dio si
è scelto e che non può rimanere in balìa delle forze del male. Da lui verranno la salvezza e
la vittoria per tutta l’umanità.
Come si vede, il brano risente di un particolare genere letterario, che è quello
dell’apocalittica (dal greco apokalypto, «rivelo»), molto in voga ai tempi del Nuovo
Testamento. Ricorrendo alle immagini, ai segni e ai simboli (dei colori, degli animali, dei
numeri, delle caratteristiche fisiche, degli astri e dei fenomeni atmosferici ecc.), questo
genere letterario era particolarmente usato per descrivere la fine del tempo e del mondo o
avvenimenti straordinari e decisivi per la salvezza dell’uomo.
Seconda lettura: 1 Cor 15,20-26

Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per
mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei
morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita.
Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che
sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere
ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza.
È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi.
L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi
piedi.
 La risurrezione è il tema del capitolo 15 della prima lettera ai Corinzi. Il nostro brano
(assai simile a Rm 5,12-15) si sofferma sulla riflessione biblico-teologica di questo
straordinario evento, partendo dal parallelismo Adamo-Cristo. Il primo è immagine
dell’uomo vecchio, ancora sotto il peccato, e che ha in sé la morte. Cristo invece è l’uomo
nuovo, il primo dei risorti (la risurrezione indica una nuova condizione dell’uomo, quella
definitiva), l’inizio di una umanità non più dominata dalla morte. Paolo non si sofferma
sul «come» della risurrezione, ma sulla sua certezza. Ispirandosi alla letteratura
apocalittica, egli descrive gli ultimi avvenimenti dell’uomo e del mondo secondo un
particolare ordine, che a noi sfugge (è il significato dei vv. 23-24: «Ciascuno però nel suo
ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo: poi
sarà la fine, quando egli consegnerà il regno al Padre»).
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Assunzione della B.V. Maria  Anno B
Come avviene spesso nelle lettere di Paolo, il peccato e la morte vengono personificati.
Per questo si dice che la morte «regna» (Rm 5,14), è «l’ultima nemica» (1Cor 15,26), il suo
«pungiglione» è il peccato (1Cor 15,26). Vincendo la morte con la sua risurrezione. Cristo
ha offerto all’uomo un nuovo destino e una nuova dimensione, che lo aiutano a vivere
ogni evento con un nuovo sguardo, una nuova luce, una nuova attitudine (quella del bene
da compiere e della fede da vivere).
Vangelo: Lc 1,39-56
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città
di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito
il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito
Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo
grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo
saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata
colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché
ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno
beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in
generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo
braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani
vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva
detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei
circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
Esegesi
Il rovesciamento delle sorti cantato nel Magnificat (Lc 1,46-55), visibile anche nelle vite
della sterile resa feconda e della vergine resa madre (Lc 1,39-45), è un riflesso del
rovesciamento radicale della sorte della storia dell’umanità verificatosi nell’evento
pasquale, nella morte e resurrezione di Cristo (seconda lettura). Evento che ha
ripercussioni su Israele, sulla chiesa, sull’umanità, di cui è simbolo «la donna» che
partorisce il Messia (prima lettura). In una lettura simbolica, Maria appare figura
dell’umanità, rappresentante dell’Israele fedele, «figlia di Sion», e figura della chiesa e dei
credenti in Gesù Messia.
Maria viene salutata da Elisabetta come donna di fede: «Beata colei che creduto che vi
sarebbe stato un compimento alle parole dette a lei dal Signore» (Lc 1,45). La fede di Maria
è un atto preciso, storico, e personalissimo. Non è un’adesione a generici valori, ma ferma
convinzione che la parola che il Signore ha pronunciato riguardo a lei diventerà storia,
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Assunzione della B.V. Maria  Anno B
realtà, la sua storia personale e la sua realtà personale. O meglio, che è già sua realtà e sua
storia che plasma il suo corpo e la sua psiche, guida i suoi atti, muove i suoi passi, ispira i
suoi pensieri. La fede rende operante l’efficacia della parola grazie alla disponibilità
all’apertura e al cambiamento del credente. Maria è già madre, e come tale è salutata da
Elisabetta. E madre a partire dalla sua accoglienza della parola del Signore. Se la preghiera
efficace crede che ciò che domanda è già stato ottenuto (Mc 11,24), la fede manifesta la sua
efficacia e la sua potenza nella convinzione che ciò che il Signore dice è realtà, anche se si
scontra con ogni razionale evidenza, come nel caso della vergine a cui è promesso di
concepire senza conoscere uomo.
Il Magnificat, preghiera in bocca a Maria e costituita da reminiscenze bibliche, mostra
come dalla preghiera nasca la preghiera.
La preghiera, soprattutto comunitaria e liturgica, è capace di generare altra preghiera,
soprattutto personale. La liturgia svolge un magistero eucologico indirizzando e
suscitando la preghiera dei singoli e delle comunità. Abbiamo qui un bell’esempio di
fedeltà e creatività nella preghiera, di continuità e innovazione all’interno di una
tradizione di preghiera. Il carattere composito del Magnificat non inficia la sua originalità
che risiede nel modo con cui i versetti citati sono accostati e nell’intenzione della persona
che li ha ‘tessuti’ insieme e li prega in quella forma.
Se la fede di Maria si esprime nella preghiera, la sua preghiera manifesta anzitutto il
riconoscimento di ciò che Dio ha compiuto. Lei che si riconosce vista, guardata da Dio
nella sua piccolezza (Lc 1,48), sa vedere l’azione di Dio.
Il Magnificat è un canto che sale dal basso, dalla situazione di piccolezza in cui si trova
Maria. Parla di Dio come del Signore, del Salvatore, del Potente, del Santo, del
Misericordioso, di Colui che ha operato cose potenti. E parla dei superbi che sono stati
dispersi e dei potenti che sono stati deposti dai troni, mentre sono stati innalzati gli umili.
E nel Magnificat Maria, parla di sé come «serva», in linea con l’Israele servo che il Signore
ha soccorso. Il Magnificat è una pedagogia di umiltà. La parola di Dio che ha reso madre
Maria, l’ha anche resa figlia facendola rinascere, operando in lei un mutamento radicale:
«A quanti accolgono la parola, ha dato potere di diventare figli di Dio».
Il Magnificat consente a Maria di cogliere come elemento unificante dell’agire di Dio
nei confronti suoi e nei confronti dell’intera storia di Israele, la misericordia. La preghiera è
anche discernimento dell’agire di Dio colto nel suo nucleo essenziale e imprescindibile. Ma
leggendo la storia di Dio con Israele alla luce della misericordia, Maria fa della sua
preghiera anche una profezia: i verbi potrebbero anche essere declinati al futuro e
riguardare ogni uomo, tutta l’umanità. Maria, che ha creduto al compimento della parola
di Dio nella sua vita, crede anche al compimento della parola di Dio e della sua azione
nella storia umana: crede che il Regno sarà il compimento della storia. E impegna
chiunque prega quotidianamente il Magnificat a entrare nella stessa fede.
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Assunzione della B.V. Maria  Anno B

Vergine santa d’ogni gratia piena,
che per vera et altissima humiltate
salisti al ciel, onde miei preghi ascolti,
tu partoristi il fonte di pietate,
e di giustizia il sol, che rasserena
il secol pien d’errori, oscuri et folti;
tre dolci et cari nomi hai in te raccolti,
madre, figliuola et sposa;
Vergine gloriosa,
donna del Re che nostri lacci ha sciolti,
e fatto ‘l mondo libero et felice,
ne le cui sante piaghe,
prego ch’appaghe il cor, vera beatrice.
(Francesco PETRARCA)
Festa di Hornuez 28 maggio – 2010
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Assunzione della B.V. Maria  Anno B
Meditazione
La solennità odierna dell’Assunzione al cielo di santa Maria, la prima e la più grande
dei credenti in Cristo, ci invita a spingere il nostro sguardo, la nostra riflessione e la nostra
preghiera verso il nucleo della nostra fede – il mistero di morte e risurrezione del Signore
Gesù – per sostenere il nostro cammino di discepoli del vangelo. La interminabile lotta tra
bene e male (cfr. prima lettura), che da sempre mette in pericolo la nostra esistenza, riceve
un decisivo impulso verso la vita, verso la pienezza della vita, la vita di Dio e con Dio, la
vita nell’amore, che solo riesce a resistere all’assalto del Maligno.
Una volta ricevuta notizia di una non prevista e impegnativa maternità, accolta peraltro
con disponibilità e umiltà (cfr. Lc 1,26-38), Maria cerca il confronto, qualcuno che possa
ascoltare e comprendere la sua vicenda e la sua situazione. Ma bisogna uscire dal solito
giro del vicinato, subito pronto a facili e chiacchierate interpretazioni. Chi meglio di una
parente maggiore in età ed esperienza, accomunata dalla medesima avventura della
gravidanza – da lei pure ricevuta in modo inatteso – e che risiede sui monti della Giudea?
Moltissimi e contrastanti i sentimenti che si affollano nel cuore di Maria ma questi
producono un’accelerazione dei suoi passi, che si muovono rapidi verso la casa di
Elisabetta. La giovane, probabilmente, credeva di dover a lungo spiegare e motivare il suo
viaggio e la sua gravidanza: le due donne si ritrovano, invece, immediatamente in perfetta
sintonia, accomunate dalla gratitudine verso la benevolenza di Dio e in una perfetta
reciprocità femminile. Ne scaturisce una festa canora, di lodi al Signore che fa «grandi
cose» (1,49), «innalza gli umili» (1,52), soccorre i suoi servi (cfr. 1,54). Elisabetta ha un
sussulto interiore, ha come la percezione che il figlio che porta in grembo cerchi di
comunicare con il suo ‘omologo’ rac-chiuso nel ventre di Maria – i bambini sempre si
cercano e creano condivisione – e si scopre ricolma di gioia. La comune fiducia verso il
Signore, che si ricorda delle promesse fatte ad Abramo e alla sua discendenza (cfr. 1,55),
dona reciproca solidità e forza al proprio cammino!
Maria avrebbe potuto innalzare il suo Magnificat appena Gabriele l’aveva lasciata: il
contenuto della promessa di grazia c’era già tutto! Invece la condivisione delle proprie
esperienze con Elisabetta – c’è chi ha definito quest’incontro la festa della lectio divina, in cui
ognuna offre all’altra la propria lettura spirituale della vita a partire dalla testimonianza
della fede dei padri – porta a compimento la maturazione della fede, che è sempre
comunitaria e non può rivolgersi a Dio in modo solipsistico. Maria ascolta, crede, agisce,
condivide, loda e ringrazia: ci sono tutte le componenti fondamentali di una fede matura!
Ecco perché allora Maria può divenire – ancora una volta per grazia ricevuta – modello di
ogni credente anche a riguardo della vita oltre la morte: diviene la prima creatura che
partecipa della vita divina, della risurrezione in Cristo, come ci ricorda bene la seconda
lettura: «Tutti riceveranno la vita in Cristo. Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo,
che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo» (1Cor 15,22-23). E Maria ‘è
di Cristo’ non tanto perché ne è stata la madre naturale, in un rapporto assolutamente
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Assunzione della B.V. Maria  Anno B
unico e singolare, ma perché è stata la prima dei credenti nel Figlio suo, discepola del
vangelo in modo pieno e senza ripensamenti: questa è la sua vera grandezza!
Eppure il male continua ad attraversare e sconvolgere il mondo e la vita di ognuno di
noi, nonostante la vittoria che Cristo ha riportato sul nostro desiderio di trattenere
egoisticamente il bene di cui facciamo esperienza. Questo «enorme drago rosso, con sette
teste e dieci corna» (Ap 12,3) continua a seminare morte e dolore, non senso e violenza.
Maria è la prima che accetta di combattere fino in fondo contro di lui, cercando di portare
a compimento quella gravidanza che può generare nella storia il Solo che può vincerlo (cfr.
Ap 12,2.4-6). Accogliamo l’invito alla condivisione che ci giunge dall’esperienza di Maria e
disponiamoci a combattere in noi e attorno a noi la «buona battaglia della fede» (2Tim 4,7)
per cantare con lei: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la
potenza del suo Cristo». L’invito è a ritrovarci tutti in cielo…
Preghiere e racconti
Maria, il futuro che noi aspettiamo
Maria ha detto a Dio il sì più bello e più grande; nessuno, più di lei, ha aperto a Dio la
porta del cuore; nessuno più di Maria continua a spendersi totalmente per la realizzazione
dei disegno di salvezza, che è la passione di Dio verso l’umanità. Per questo Maria
continua a parlarci per orientarci a Gesù.
La Madonna nel corso dei secoli ha fatto sentire la sua “maternità attiva”. E’ un fatto
commovente! Ed è in perfetta linea con lo stile di Dio, che gioisce quando qualcuno si
sintonizza sui suoi sentimenti e collabora con il suo progetto di recupero dell’umanità: un
progetto che è ancora in pieno svolgimento.
Maria ricorda bene che Gesù le ha affidato il discepolo Giovanni e, in lui, tutta
l’umanità: Maria passa il suo cielo facendo la Madre! Per questo tutte le apparizioni di
Maria non aggiungono nulla al Vangelo, ma soltanto lo richiamano: Maria, come una
buona mamma, prende la penna del cuore e sottolinea alcune frasi di Gesù per imprimerle
nuovamente nella nostra memoria. Maria non fa altro che ripeterci quanto disse alle nozze
di Cana: “Fate quello che Gesù vi dirà” (Gv 2,5).
E qual è il criterio con cui Maria continua a parlarci? Lo svela nel suo Magnificat.
Rispondendo alle parole di saluto di Elisabetta, Maria esclama con disarmante lealtà:
“Elisabetta, io sono felice nel Signore e lodo con tutta l’anima Dio, mio Salvatore. Perché lui
ha rivolto il suo sguardo sulla piccolezza della sua serva. Lui ha fatto tutto, mentre io mi
sono abbandonata alle sue mani. Per questo Maria può cantare ancora: “Dio ha disperso i
superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili”
(Lc 1,51-52). Maria fa suo lo stile di Dio: anch’ella posa lo sguardo sulle persone umili e
ripete: ” Ricordatevi quanto è scritto nel Vangelo, perché vi rivela quali sono le scelte e le
preferenze di Dio. Ricordatevi le parole di Gesù: “Beati sono i poveri nel cuore, perché di
essi è il regno dei cieli” (Mt 5,3). La Madonna ci ricorda che Dio sta spingendo la storia
verso il trionfo finale degli umili e dei poveri. E continua a parlarci tra le lacrime del
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Assunzione della B.V. Maria  Anno B
dolore, tra le gioie degli affetti veri e puliti, tra le fatiche del lavoro quotidiano; Maria
continua a parlarci per orientarci a Gesù. Ella infatti ha un solo nome da dire: Gesù! Ella ha
una sola certezza da proporre: Gesù! Ella ha un solo segreto da svelarci: Gesù! Gesù è la
strada da percorrere ed è anche la meta da raggiungere. Gesù è Dio che si è fatto vicino,
ma è anche Dio da cercare ogni giorno.
E Maria cammina tra le onde delle Ave Maria che si rincorrono da un capo all’altro
della terra e spinge le nostre fragili vele verso l’approdo della pace, al di là delle guerre, al
di là delle lacrime e al di là della morte. Sì, perché l’ultima parola sarà la Vita: la Vita
eterna condivisa con Dio, oceano inesauribile e instancabile della gioia vera, la gioia che
tutti cerchiamo! E Maria ci sarà accanto: accenderà tutte le lampade della festa,
assicurandoci che non ci sarà mai più una carestia di felicità, ci presenterà i santi del cielo e
tutto sembrerà un sogno a occhi aperti: un sogno diventato vita, una vita diventata sogno!
Maria assunta in cielo, noi stiamo ancora faticando sulle strade del mondo e sentiamo
l’affanno e le insidie del viaggio. Prendici per mano e mentre camminiamo parlaci del cielo
e metti le ali al nostro cuore, affinché vinciamo il peso di ogni peccato. Prega per noi il
Padre delle misericordie, perché tocchi i nostri cuori induriti, pieghi le volontà ribelli, ci
scuota dal torpore spirituale, ci converta al suo amore fedele.
Maria assunta in cielo, il più bello della vita deve ancora venire, perché la risurrezione
di Gesù è un seme divino gettato dentro di noi: un giorno trasformerà il nostro corpo e lo
renderà libero da ogni connivenza col male. Libera il mondo intero dal flagello della
guerra, ottieni all’umanità la sospirata pace e l’universale fraternità.
Maria, assunta in cielo, tu sei il futuro che noi aspettiamo! La tua carne materna è stata
raggiunta dalla potenza del tuo figlio risorto e sei entrata nella festa dei redenti. Ora sei la
madre che aspetta i figli nel tanto atteso abbraccio di Dio.
Donna del nostro futuro, inizia il futuro quaggiù! Amen.
(Angelo COMASTRI, L’angelo mi disse. Autobiografia di Maria, Milano, San Paolo, 2007).
Parti per il cielo, ma non abbandoni la terra
Noi ti rendiamo grazie, Signore, che provvedi a tutto il creato, per questi misteri e,
soprattutto, perché hai scelto Maria quale ministra dei tuoi misteri. Ti rendiamo grazie per
la tua ineffabile sapienza, per la tua potenza e il tuo amore per gli uomini, perché non solo
hai voluto unire a te la nostra natura e in te glorificarla e divinizzarla, ma soprattutto
perché non hai ritenuto indegno di prenderti per madre una di noi e di farne la regina
dell’universo, del cielo e della terra.
Ti rendiamo grazie, Padre di tutti, perché hai voluto che tua madre diventasse anche
nostra madre […] Noi ti rendiamo grazie! Tu hai molto sofferto per noi e hai disposto che
anche tua madre patisse tali cose per te e per noi, perché l’onore di essere partecipe della
tua passione le preparasse la comunione nella gloria e anche perché, ricordando le
sofferenze patite per noi, si dedicasse con ancor più sollecitudine alla nostra salvezza e
mantenesse integro il suo amore verso di noi non solo a motivo della partecipazione alla
nostra natura, ma anche a ricordo di tutto quello che nella sua vita ha fatto per noi. […]
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Assunzione della B.V. Maria  Anno B
Noi rendiamo grazie anche a te, Signora, per le tribolazioni e le sofferenze che hai
patito per noi. Per te non cantiamo inni funebri, ma canti nuziali; non facciamo il lamento
per la tua partenza, ma cantiamo di gioia perché entri nel cielo. Parti per il cielo, ma non
abbandoni la terra; liberata dalle miserie di questa terra e assunta nella felicità ineffabile e
infinita, non dimentichi la miseria della nostra condizione, ma ancor più ti ricordi di noi e
ti mostri sollecita per le nostre tribolazioni. Non ci hai reso doppiamente orfani, ma hai
dissolto il nostro stato di orfani e, insieme a te, ci hai reso propizio il figlio tuo e il Padre
nostro e con lui ci riconcili.
Ora sei costituita regina della destra del Re, circondata da altre splendide regine (cfr. 5
45,10.15), cioè dalle anime vergini e regali, con una veste tessuta d’oro dallo Spirito,
avvolta dal manto regale della tua dignità, delle tue molteplici virtù e dei tuoi carismi. Ora
tu ricevi dalle mani del figlio tuo e Dio tuo il diadema della grazia, lo scettro del regno, la
cintura e la porpora, cioè un potere universale e una luce che rifulge da tutta la persona e
dalla tua divinizzazione.
(GIOVANNI GEOMETRA, Omelia sulla Dormizione 59-61, in A. WENGER, L’Assomption
de la Très Sainte Vierge dans la tradition byzantine du VI au X siecle, Paris, 1955, pp. 391-394).

  • Per l’elaborazione della «lectio» di questa domenica, oltre al nostro materiale di archivio, ci siamo serviti di:
  • Messalino festivo dell’Assemblea, Bologna, EDB, 2007.

– La Bibbia per la famiglia, a cura di G. Ravasi, Milano, San Paolo, 1998.

  • Temi di predicazione, Napoli, Editrice Domenicana Italiana, 2002-2003; 2005-2006- .
  • J. RATZINGER/BENEDETTO XVI, Gesù di Nazaret, Milano, Rizzoli, 2007.
  • J. RATZINGER/BENEDETTO XVI, Gesù di Nazaret. II: Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2011.
  • J. RATZINGER/BENEDETTO XVI, L’infanzia di Gesù, Milano/Città del Vaticano, Rizzoli/Libreria Editrice
    Vaticana, 2012.
  • E. BIANCHI et al., Eucaristia e Parola. Testi per le celebrazioni eucaristiche. Anno B, Milano, Vita e Pensiero,
    2008.
  • COMUNITÀ DI S. EGIDIO, La Parola e la storia, Milano, Vita e Pensiero, 2011.
  • J.M. NOUWEN, Un ricordo che guida, in ID., Mostrami il cammino. Meditazioni per il tempo di Quaresima, Brescia, Queriniana, 2003.