Don PAOLO MONZANI “Quando finisce l’illusione “

XXI Dom. T.O. Giovanni 6,60-69

Quando cominciamo una nuova avventura, abbiamo sempre qualche illusione.

È naturale.

Altrimenti non ce la faremmo a cominciare: certo, ti hanno detto che quella facoltà è difficile, ma tu sei certo che ce la farai… Certo, ti hanno detto che quella persona ha un carattere complicato, ma tu sei convinto che vi vorrete bene per sempre e che in nome del vostro amore tutti gli ostacoli saranno sorpassati.

Questa illusione, questa convinzione che, alla fin fine, tutti gli ostacoli possano essere superati, fa parte di noi. Serve a darci la spinta iniziale, a farci superare la paura di cominciare qualcosa di nuovo.

Ma poi arriva la scontro con la realtà: la paura di essere bocciato ancora una volta a quell’esame, quel suo carattere impossibile da prendere in certi momenti, le notti insonni che ti sembra di impazzire.

Quando la vita non segue il corso che tu avevi desiderato, lle tue scelte vacillano e tu cominci a sentire traballare; è il momento in cui entri in crisi.

Così i primi discepoli di Gesù, che con entusiasmo hanno lasciato tutto, hanno seguito questo Rabbi controcorrente che fa grandi segni e parla in modo affascinante, convinti che lo avrebbero seguito fino in capo al mondo.

E poi si trovano spiazzati. Gesù non fa quello che si aspettano. Ha comportamenti strani, se ne va in solitudine quando tutti lo acclamano; soprattutto comincia a fare strani discorsi, non come quelli entusiasmanti degli inizi.

Parla di sé come pane disceso dal cielo e la faccenda diventa oscura; poi dice addirittura che occorre mangiare la sua carne e bere il suo sangue e fa oscuri riferimenti alla propria morte.

Il giorno prima, la gente lo acclamava e voleva farlo re, poiché aveva sfamato di pane migliaia di persone. Ma ora capiscono che Gesù non ha intenzione di ripetere questo segno, e anzi che tutto il suo messaggio va in un’altra direzione e che chi vuole andare con lui dovrà seguire la stessa logica, molto scomoda, di donarsi agli altri.

E a questo punto, che cosa si fa?

Una via è spiacevole, ma a portata di mano. Puoi dire: “scusate, mi sono sbagliato, torno indietro”.

Puoi lasciare quello che avevi cominciato, puoi abbandonare gli studi che ti appaiono troppo difficili, puoi lasciare quella persona che prima era così perfetta e ora ti risulta così pesante.

È la scelta che fanno molti dei primi discepoli di Gesù:

“Questa parola è dura, chi può ascoltarla?”

e da quel momento tornarono indietro.

Solo in alcuni restano: i Dodici apostoli, nonostante tutto, sono tra i pochissimi che non abbandonano Gesù. Gesù li interpella, forse vede le loro facce preoccupate, forse interpreta i loro cuori in subbuglio:

 “Volete andarvene anche voi?”.

È una domanda molto rivelativa, che vuole portare alla luce quel dubbio che forse non osavano dire ad alta voce, come capita anche noi nei momenti di crisi. A un certo punto, infatti, se abbiamo un po’ di onesta interiore, viene il tempo di farci questa domanda: “che cosa voglio fare ora? Di fronte a questi ostacoli che non mi aspettavo, mi fido ancora della mia intuizione originale o mi arrendo? Lascio o raddoppio?”.

È una domanda aperta a tutti noi, davanti alle nostre crisi piccoli o grandi nella vita, di fronte alla nostra difficoltà ad ascoltare il vangelo.

Pietro, nella sua situazione, ha dato una sua risposta, una risposta coraggiosa:

“Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita”.

È la risposta di chi sente che, nonostante tutto, il tesoro che ha trovato è troppo prezioso: quella persona, per quanto mi faccia soffrire e mi chieda ogni giorno di cambiare, è quella che non voglio perdere, quell’intuizione, per quanto mi chieda sforzo, è quella che dà gusto alla mia vita.

È una domanda difficile, ma fondamentale. Non si può dire “sì” a tutto. Ma non possiamo nemmeno fuggire da tutte le sfide; il punto è: dove è che tu vuoi andare? Dove trovi “parole di vita”?