don Marco Pozza”Il Dio (cristiano) è un Dio che delude”

XXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (22/08/2021)

Vangelo: Gv 6,60-69

Non c’è niente al mondo che aiuti a fare selezione come una delusione: «Da quel momento – annota Giovanni – molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con Lui». L’abbandonarono perchè delusi dall’asprezza delle sue parole: troppo dure, severe, arcigne. Glielo dicono apertamente, mica glielo borbottano dietro le spalle: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?» Niente di nuovo, comunque. E’ che la vita, per insegnarti le cose, sceglie sempre il modo peggiore: la delusione, l’unico dei sentimenti che non delude mai. “Beati coloro che non si aspettano nulla dalla vita: non saranno mai delusi” è la beatitudine di chi, osservate tutte le altre beatitudini, tenta di elaborarne una sintesi. Cristo, insomma, ha la grande capacità di deludere gli uomini: tutti si aspettano da Lui l’impossibile e tutti, prima o poi, rimaniamo delusi dalle nostre aspettative. Un Dio immaginato a nostra immagine e somiglianza: tappabuchi, zerbino, accomodante. Dio, invece, vuole fare in modo che l’uomo ritorni ad essere sempre più a sua immagine, a sua somiglianza. Insomma: la storia dell’uomo e di Dio, la storia eclettica di questi due, è una storia deludente. «E’ la storia di una delusione reciproca» scrisse Emile Cioran. Dio delude l’uomo, l’uomo delude Dio: “E’ un cane che si mangia la coda” (Amen).
Gliela rinfacciano la loro delusione: “Non ti pare troppo, Rabbì? Non è che tu stia un pochino esagerando? Già siamo quattro gatti a seguire le tue mattità celesti: se non molli un po’, rimarremo ancora meno forse” Gli dicono sotto-sotto, con una pur lodabile schiettezza. E’ dura, però – «Questa parola è dura!» – non perchè la parola sia dura, ma perchè se l’immaginavano molle, più appetibile, meno pretenziosa di quello che è: la delusione è una realtà scomoda che ci ostiniamo a non vedere. Certo, come no: sapevano di doversi sudare la sequela, di rimanere forse anche un po’ delusi perchè Dio è pur sempre Dio e non abbisogna di giustificarsi. Rimane il fatto che la delusione tu la puoi anche sentir arrivare ma non sei mai pronto al suo impatto. Chissà: forse pensavano d’essere esentati dalla fatica per il fatto d’aver lasciato casa, campi, famiglia e conigli per andar dietro a Cristo. O, forse, si aspettavano una divinità diversa, un Dio tutta testa e poca carne, geometrico e non da batticuore. Più guerrafondaio che panettiere, più reazione che conversione, spada non carezza. Desideravano il loro Dio. Quand’è arrivato il Gesù di Dio, invece, la delusione è stata servita fredda. Una linea sottile divide l’illusione da ciò che invece è delusione: si chiama aspettativa. L’aspettativa verso Dio: che faccia ciò che diciamo noi, che sia come vogliamo noi, che non c’induca nella tentazione di poter cambiare. Un Dio dalle parole umane perchè un Dio che abbia parole di vita eterna pare persino troppo per chi si accontenterebbe di molto meno: un piccolo monolocale con angolo cottura, bagno, camera singola. Illusi i discepoli, anche gli apostoli: più Gli stavano appresso, più se Lo immaginavano diverso. Gli altri, quelli che Gli stavano così lontani che i vicini li avevano già bollati come perduti, se l’immaginavano invece ancora più duro, senza misericordia, a rinfacciare il non-fatto, il fatto-male, il peccato. Chi se l’immaginò facile rimase deluso, chi l’immaginò difficile, lo trovò d’una semplicità sconcertante. Finendo per salvarsi tutt’intero: “Pensala sempre più difficile – mi insegnò il nonno -, che se poi la trovi più semplice è tutto guadagnato”.
Si erano convinti di ottenere uno sconto per buona-sincerità come nelle galere lo si ottiene per buona condotta? Pensassero ciò che volevano, Cristoddio non perde la sua fierezza: «Volete andarvene anche voi?» interroga i vicinissimi: liberi d’andarcene, nessuno ci obbliga a Cristo. Parole tristi, disilluse, amareggiate: eppure niente sconti, il prezzo resta pieno. É vero che Cristo crebbe in un mondo feroce, brigante: erano tempi in cui tanti paesani pregavano per il ribaltamento dell’oppressore, meglio se violento. Gli amici erano tutti lì, in attesa che Lui desse il segnale della rivolta finale: al momento clou, si rifiutò di farlo, lasciandoli incerti. Ancora più incerti, però, al pensiero di perderlo: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (cfr Gv 6,60-69). E’ Pietro il portavoce della marmaglia in stato d’agitazione. Poi, pensando a cosa gli sarebbe rimasto escludendo il mondo intero per insoddisfazione, scoprì che gli rimaneva soltanto Cristo e le sue parole dure ma veritiere. Punto a capo, allora: gambe in spalla e ripartire: “Non è la distanza che allontana ma la delusione”. É un piccolo promemoria per mio fratello Giuda, il più deluso nella nostra famiglia.

(da Il Sussidiario, 21 agosto 2021)

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Giovanni 6,60-69).