Don Mauro Pozzi”La legge del cuore”

XXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (29/08/2021)

Vangelo: Mc 7,1-8.14-15.21-23

I dieci comandamenti, che sono per noi la legge di Mosè, af-fermano che l’amore per Dio è al primo posto e che esso si manifesta nell’amare i fratelli, cioè il prossimo. Il precetto è uno strumento con il quale noi siamo orientati verso il vero fine delle nostre azioni. Per fare un esempio: qual è lo scopo di andare a messa almeno alla domenica? Uno solo: incon-trare Gesù! Quando si ama qualcuno, volentieri si sta con lui. Per educare a comportarsi bene ci sono i precetti. Andare a messa la domenica è uno di quelli. Quando ero bambino il sacerdote portava il calice sull’altare coperto da un drappo e si diceva che se arrivando in chiesa in ritardo il calice non era ancora scoperto la messa era valida, viceversa no. Guar-dando la cosa dal punto di vista del Signore ci accorgiamo che è di uno squallore agghiacciante. Per capire pensiamo ad un genitore che ama suo figlio. Non c’è un monte ore da de-dicargli superato il quale ci si dimentica di lui, né si distingue se un abbraccio vale se fatto con due o con un braccio solo. Se dunque quando vado a messa la mia preoccupazione è il precetto non metto Gesù al centro, ma solo la preoccupazione per un obbligo esteriore. Se invece vado in chiesa per incon-trare il Signore che amo, tutto passa in secondo piano come deve essere. Importa relativamente se fa caldo o freddo, se il prete è più o meno noioso, se la celebrazione è solenne o es-senziale. È chiaro che se le condizioni al contorno sono mi-gliori sarò facilitato, ma ciò che è periferico non deve diven-tare centrale. È questa attenzione eccessiva alla prescrizione della legge che fa indignare Gesù. Per i farisei sembra che la legge non sia un mezzo per arrivare a Dio, ma che anzi sia più importante di Lui. Secondo la dottrina cattolica la rivela-zione ha due fonti: la scrittura e la tradizione. Quest’ultima ci collega con i padri e le radici della fede, ma è per sua natura in evoluzione insieme alla vita della chiesa. Non possiamo dunque farne qualcosa di intoccabile o addirittura di più im-portante del comandamento di Dio, come Gesù rimprovera ai farisei. Una fede autentica si fonda sull’amore e dunque il cuore deve essere puro. Il legalismo farisaico si preoccupa di osservare il precetto esteriore, come se questo fosse suffi-ciente, ma il Signore legge i nostri cuori e sa quali sono le intenzioni di ciascuno. Se lo Spirito Santo prende dimora nel cuore, come dice San Paolo, allora possiamo rivolgerci a Dio chiamandolo Padre. La vera preoccupazione deve essere di fare spazio al Signore amandolo sopra ogni cosa.

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