Luigino Bruni Commento XXII Domenica del Tempo Ordinario

XXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (29/08/2021)

Vangelo: Mc 7,1-8.14-15.21-23

Continua la polemica tra Gesù e i rappresentanti della religione del suo tempo. I farisei e gli scribi venuti dal tempio di Gerusalemme per una inchiesta su questo strano rabbi di Galilea. Strano perché lui e i suoi discepoli trasgredivano elementi essenziali della Legge. Non digiunavano, non rispettavano tutte le norme dello Shabbat e frequentavano gente impura. Qui la polemica è sulle pratiche e sul concetto di puro e di impuro, uno dei pilastri del giudaismo (e di tutte le religioni antiche: si pensi all’induismo e alle sue caste). La separazione puro/impuro dello spazio, delle cose, delle persone è alla base della stessa idea di sacro e quindi di religione, una separazione attorno alla quale ruota l’intera società. Una separazione totale, radicale, perfetta, cui fa da pendant il principio di interdipendenza: le cose-persone impure non possono essere toccate dai puri, ma sono a essi necessarie per procurarsi le merci e i servizi impuri di cui hanno bisogno: spazzare, cucinare, curare. Quindi legato a ogni sistema di purità c’è sempre una gerarchia tra uomini e donne, tra più e meno puri, bramini e fuori casta. Si divide il mondo in categorie, in superiori e inferiori, e i poveri sempre ai piedi della piramide, a sostenere tutti e tutto. Gesù reagisce alle norme di purità per molte ragioni, tutte importanti per comprenderlo. Innanzitutto nel suo Regno sono tutti puri, non ci sono impuri. Il lebbroso è tra i primi che guarisce e che diventa un evangelizzatore. La sua comunità era piena di impuri: pubblicani, prostitute, lebbrosi, malati, poveri. C’è nel suo Vangelo un’altra idea di purità-purezza, che ha a che fare col cuore, e con ciò che «vi entra». La purezza diventa una faccenda di anima, di intenzioni, di capacità di vedere Dio e il suo Regno.

SEPARARE LE PERSONE

La tentazione della religione costruita sulla purità è costante in tutte le religioni, compreso il cristianesimo, che è nato da una sua critica radicale. Le comunità “cristiane” cadono in questa tentazione quando separano le persone in categorie pure e impure, e consentono solo ai puri di entrare nelle proprie comunità e mense. È la tentazione di chi usa la religione per dividere il mondo in base alla sua purezza, per mettersi poi dalla parte dei puri per condannare gli impuri. Oggi un nome elegante che ha assunto è meritocrazia, il cui scopo è molto simile alla purità degli scribi e dei farisei: dividere il mondo in caste (che viene dal latino “puro”), scartare i demeritevoli (gli impuri) e collocare sé stessi sempre dalla parte dei meritevoli (i nuovi bramini). Le grandi imprese e il loro sistema casuale sono i templi di questa nuova religione. La trasgressione delle norme di purità fu una delle prime cause della persecuzione e poi morte di Gesù. Le società difendono sé stesse impedendo di oltrepassare i confini tra puro e impuro, perché sanno che il giorno che finissero gli impuri finirebbe anche il potere dei puri. Per questo inventano sempre nuove caste, segnano nuovi confini sacrali. E puntuale arriva il Vangelo a oltrepassarli, e a essere perseguitato per queste gravi trasgressioni.

Fonte:https://www.famigliacristiana.it/