p. Alberto MAGGI OSM”TU SEI IL CRISTO… IL FIGLIO DELL’UOMO DEVE MOLTO SOFFRIRE”

XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – 12 settembre 2021
TU SEI IL CRISTO… IL FIGLIO DELL’UOMO DEVE MOLTO SOFFRIRE.
Commento di p. Alberto Maggi OSM
Mc 8,27-35


In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di
Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che
io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei
profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il
Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere
rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre
giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a
rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e
disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli
uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire
dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole
salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e
del Vangelo, la salverà».
Gesù rimprovera i suoi discepoli, dice loro “Avete occhi e non vedete, avete orecchi e
non udite”, nonostante l’episodio della guarigione del sordomuto e del cieco, che erano
immagini della resistenza da parte dei discepoli, che non capiscono e non accettano né chi sia
Gesù né il suo messaggio. Allora Gesù li porta all’estremo nord del paese, ai confini con la terra
pagana, per vedere se, lontano dall’ideologia nazionalista imperante, riescono a capire
qualcosa di lui. È quello che ci scrive Marco nel capitolo 8, nei versetti 27-35, leggiamo. “Poi
Gesù parti con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarea di Filippo”; siamo all’estremo
nord del paese, quindi lontano dall’influsso della Giudea e anche della Galilea, “e per la strada”,
ecco, l’evangelista qua ci mette già un indizio che ci fa capire come va a finire la narrazione.
“Lungo la strada” è dove il seme gettato non ha portato frutto perché sono venuti gli uccelli,
immagine di Satana, che lo hanno portato via. Quindi questo messaggio di Gesù sarà inefficace,
Satana, immagine del potere, è refrattario alla buona notizia di Gesù.
“Interrogava i suoi discepoli dicendo: la gente chi dice che io sia?”. I discepoli, i dodici,,
sono andati a predicare e Gesù vuole vedere qual è stato il risultato di questa predicazione, la
confusione totale. “Ed essi gli risposero: Giovanni il Battista”, perché si credeva che i martiri
sarebbero prontamente risuscitati, “altri dicono Elia”, Elia è il grande violento profeta, che
doveva venire a preparare la strada al messia, “e altri uno dei profeti”. Non hanno capito
assolutamente nulla, tutti personaggi che riguardano il passato.
“Ed egli domandava loro: ma voi chi dite che io sia?”. La domanda di Gesù è rivolta a
tutti i suoi discepoli, ma risponde soltanto uno e viene presentato con il soprannome negativo
che indica la sua cocciutaggine, la testardaggine che poi lo porterà al rinnegamento di Gesù, è
Pietro. “Pietro gli rispose: tu sei il Cristo”, con l’articolo determinativo. Il Cristo significa il
messia atteso dalla tradizione, quello che doveva venire a far osservare la legge, a occupare il
potere a Gerusalemme, questo è il Cristo. Ma Marco nel suo vangelo presenta Gesù come
Cristo, ma senza l’articolo determinativo, cioè un messia che è tutto da scoprire. Infatti che
Gesù non sia d’accordo si vede subito dalla sua reazione, “e ordino loro severamente”,
letteralmente “sgridò” e l’evangelista adopera, e qui in questo brano apparirà per tre volte,
completezza, lo stesso verbo che si adopera per sgridare, per scacciare gli indemoniati. Quindi
quello che ha detto Pietro Gesù non lo gradisce. “Di non parlare di lui ad alcuno e cominciò a
insegnare a loro che il Figlio dell’uomo”, Pietro ha risposto “Tu sei il Cristo”, il messia della
tradizione, Gesù si presenta come il Figlio dell’uomo. Gesù è figlio di Dio in quanto rappresenta
Dio nella sua condizione umana ed è Figlio dell’uomo in quanto rappresenta l’uomo nella sua
condizione divina, cioè lo sviluppo pieno del progetto di Dio sull’umanità, che l’uomo abbia la
condizione divina.
“Il Figlio dell’uomo dovrà soffrire molto ed essere rifiutato” da chi? Non dai peccatori;
quelli che sono ostili al progetto di Dio sull’umanità sono proprio quelli che dovrebbero farlo
conoscere e promuoverlo, le autorità religiose. Infatti tutto il sinedrio è contro il Figlio
dell’uomo, sono “gli anziani”, cioè i presbiteri, “dai capi dei sacerdoti”, i sommi sacerdoti, e
“dagli scribi”, i teologi ufficiali. “Venire ucciso”, i rappresentanti dell’istituzione religiosa
uccidono il progetto di Dio sull’umanità, “e dopo tre giorni risorgere. Faceva questo discorso
apertamente, Pietro”, ecco di nuovo con il soprannome negativo, “lo prese”, letteralmente “lo
afferrò a sé”, “e cominciò”; esattamente come Gesù ha cominciato a insegnare, Pietro
incomincia a rimproverarlo, cioè a sgridarlo, lo stesso verbo adoperato da Gesù, che era quello
che si adoperava per gli indemoniati. Quello che Gesù sta dicendo per Pietro è qualcosa che
non viene da Dio, ma da qualche demonio; “e cominciò a rimproverarlo”.
Ecco la reazione di Gesù “Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli”, rimprovera
Pietro, ma il rimprovero riguarda tutti i discepoli perché tutti condividono questa mentalità,
“rimproverò”, per la terza volta, “Pietro e disse: va’ dietro di me, Satana”. Gesù definisce Pietro
Satana, perché? Perché, come Satana, tenta Gesù di deviare dal suo progetto sull’umanità e
come Satana vanifica l’effetto della parola, come il seme caduto in terra, che subito gli uccelli,
immagine di Satana, portavano via. Quindi Gesù rimprovera Pietro e lo tratta come Satana, cioè
come diavolo, ma non lo caccia, dice, gli chiede “torna a metterti dietro di me”. Non è Pietro
che deve tracciare la strada, ma è Gesù, “perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli
uomini”.
Poi per la prima volta appare in questo vangelo il tema della croce; a questi discepoli,
che seguivano Gesù per ambizione, per condividere con lui il potere, il trono e il successo Gesù
mette in chiaro che seguirlo significa andare incontro al disprezzo dello stesso popolo, al rifiuto
da parte della società. “Convocata la folla”, ora il discorso si allarga, “insieme ai suoi discepoli
disse loro: se”, c’è il condizionale, “se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso”, cioè
rinunci a questi ideali di successo, di ambizione e di potere, “prenda”, letteralmente “sollevi”,
“la sua croce”. La croce nei vangeli non è data da Dio, ma sollevata dall’uomo. A che cosa si
riferisce Gesù? Non alla morte di croce, si riferisce al momento in cui nel tribunale il condannato
veniva condannato a questa tortura che poi portava alla morte e doveva issarsi sulle spalle il
patibulum, cioè l’asse orizzontale della croce; poi, accompagnato, trascinato dal boia
attraversava tutta la città e per la gente era un obbligo morale e religioso insultarlo e
malmenarlo. Significava la solitudine totale, il rifiuto totale e il disprezzo totale; questa è la
croce. La croce per Gesù significa accettare di perdere la propria reputazione, i propri ideali.
Non è un’imposizione per tutti, ma è una conseguenza di quanti lo vogliano veramente seguire.
“Prenda la sua croce e poi mi segua, perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà”, chi
vuole realizzare i propri ideali di successo, di pienezza della propria esistenza va incontro al
disastro, “ma chi perderà la propria vita per causa mia e della buona notizia, la salverà”. Gesù
assicura che vivere per lui, anche se si passa attraverso il disprezzo e il rifiuto della società, non
sarà un disastro, ma sarà la piena realizzazione della persona.

Fonte:https://www.studibiblici.it/


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