DON MATTEO CASAROTTO”Serve respiro alla nostra fede”

XXVI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (26/09/2021)

Vangelo: Mc 9,38-43.45.47-48 

In questo tempo, come cristiani abbiamo il fiato corto. Per carità, è da dire che il momento non è dei più semplici: le nostre comunità arrancano, fanno fatica a reggere una mole di strutture e di attività divenuta elefantiaca. Per di più molti sono indifferenti, se non sottilmente diffidenti verso il Vangelo, cosa che complica non di poco l’annuncio. La risultante è una fede che fatica a respirare.

Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demoni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi». (Marco 9,38-40)

Il rischio di essere cristiani dal fiato corto è di stare sulla difensiva. Di ripiegarci sui nostri schemi e sulle nostre categorie, al punto di non gioire più per le meraviglie che il Signore opera anche al di fuori dei nostri chiari confini. Di dimenticare che accogliere Gesù è più che entrare nell’istituzione Chiesa: accogliere Gesù è vita che germoglia, a volte nei luoghi e nei tempi più impensati.

Mi fanno paura i supercattolici, quelli che si chiudono a riccio dietro riti demodé e dottrine rigorose, che non hanno l’umiltà di ascoltare le gioie e le sofferenze degli uomini. No, il Signore non è una nostra proprietà privata: in ogni gesto d’amore, egli si fa presente.

Questa sana teologia traspare in un dipinto del Seicento, custodito a Bassano del Grappa, che raffigura le sette opere di misericordia corporale. Nella metà inferiore dell’opera sono raffigurate queste sette scene, e dietro ogni scena di carità è dipinto Gesù, nella veste rossa dell’amore. Bene, l’autore, di cui purtroppo non conosciamo il nome, ha ritratto, tra le persone che compiono o ricevono gesti di misericordia, anche dei musulmani: li si riconosce dal turbante. Quell’artista sapeva che lì dove l’amore è all’opera, il Signore è presente. Anche se i diretti interessati non se ne accorgono o non lo sanno: e infatti il Gesù in vesti rosse è in secondo piano. Ma è presente.

Il Signore non è nostra proprietà privata. In secondo piano, egli è all’opera quando uomini e donne si tendono la mano, lottano per la giustizia, creano fraternità. Custodire questa consapevolezza: ecco cosa dà slancio e respiro alla nostra fede.

Fonte:http://www.twittomelia.it/