Tonino Lasconi”I coraggiosi dell’amore”

XXVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (03/10/2021)

Vangelo: Mc 10,2-16

Niente della proposta evangelica è facile, ma niente è utopistico.

Annunciare il Vangelo richiede coraggio, a volte anche dentro le chiese, perché può capitare che i presenti (speriamo non tutti…) considerino i messaggi al di fuori del tempo e della storia. Vedi: il porgi l’altra guancia, il perdono settanta volte sette, l’accoglienza dello straniero… E vedi quello sul matrimonio che oggi la liturgia ci propone: «dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». Quanti di coloro che ascoltano ritengono che parlare di matrimonio cristiano: “unico, fedele, per sempre”, in questo momento storico di crisi della famiglia tradizionale, sia impossibile, o comunque inutile?

Gesù, però, non può essere zittito, soprattutto quando la sua voce sembra fuori tempo e fuori luogo. È stato sempre così, fin dall’inizio, anche su questo argomento. I discepoli – riferisce l’evangelista Matteo nel testo parallelo – alla proposta di Gesù conclusero: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi» (Mt 19,10). Niente silenzio, quindi, ma doverosa attenzione alla situazione, senza rimpianti e lamentele per i matrimoni in Chiesa sempre di meno a favore del Comune, e senza pessimismi apocalittici sul futuro, soprattutto senza tentativi illusori e sciocchi di invertire il fenomeno con parroci che si producono in celebrazioni religiose americaneggianti, cantando e ballando intorno all’altare. Ciò che serve è comprendere bene il messaggio di Gesù e riproporlo con schiettezza, sicuri che ci sarà sempre chi avrà il coraggio di scegliere ciò che umanamente è difficile da capire e da vivere.

Ma cosa è il matrimonio cristiano? Sull’aereo, tornando dal viaggio pastorale in Ungheria e Cecoslovacchia, papa Francesco, come sua consuetudine, ha concesso un’intervista ai giornalisti al seguito. La domanda inevitabile: «Cosa pensa il Papa della risoluzione europea che chiede agli Stati membri dell’Unione di riconoscere i matrimoni omosessuali e la genitorialità parentale?». Il papa ha accettato il dialogo su tutte le ipotesi di famiglia che oggi circolano per cercare di aiutare la situazione di tanta gente di orientamento sessuale, ma ha messo un punto fermo: «Ho parlato chiaro su questo: il matrimonio è un sacramento, il matrimonio come sacramento è uomo e donna, e la chiesa non ha il potere di cambiare il sacramento. Non fate che la Chiesa rinneghi la sua verità».

Che significa che il matrimonio è sacramento? Vuol dire che un uomo e una donna accettano liberamente di diventare un segno visibile (come l’acqua per il Battesimo, l’ostia per l’Eucaristia, come l’olio per la Cresima…) dell’amore di Dio per l’umanitàun amore “unico, fedele e per sempre” perché così è il suo amore. Decidendo liberamente e per amore di diventare una “carne sola” – la “carne sola” non va intesa prevalentemente come unione sessuale, perché per “carne” si intende tutta la vita relazionale della persona: “spirito, anima e corpo” (1Ts 5,23) – i due accettano l’avventura di dimostrare che nonostante le debolezze, le cadute, le stanchezze, i tradimenti, l’amore di Dio è possibile anche tra noi. Per una scelta così ci vuole il coraggio di quelli che osano, di quelli controcorrente, di quelli che ci fanno sentire orgogliosi di appartenere a questa umanità. Chi non rimane incantato quando le cronache o le storie familiari ci raccontano di coppie anzianissime che si vogliono bene come da ragazzini?

La proposta cristiana del matrimonio non è facile. Ma niente della proposta cristiana è facile. Ce lo ricorda l’autore della Lettera agli Ebrei: «Conveniva infatti che Dio rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza». Se perfino il nostro “capo”, Gesù, ha dovuto portare avanti la sua missione di salvezza con la sofferenza, non possiamo pretendere di realizzare il progetto di Dio sulla famiglia con le allegre soluzioni della pubblicità. Ma un “terreno buono” tra “la strada, i sassi e le spine” c’è sempre, anche per il matrimonio cristiano. Ci saranno sempre, infatti, coloro, accogliendo «il regno di Dio come lo accoglie un bambino» – attenzione! Non “da” bambino ma “come” un bambino, cioè fidandosi e affidandosi -, accetteranno di testimoniare che l’amore di Dio “unico, fedele, per sempre” è possibile, infatti è tra noi. E non è affatto utopistico sperare che la testimonianza di famiglie cristiane, serene e gioiose, possa riproporre questo amore come una scelta positiva e costruttiva non soltanto di fede, ma anche di saggezza umana e bene sociale. È quello che accadde quando il Vangelo cominciò a camminare sulle strade di Roma e del mondo…

Fonte:https://www.paoline.it/