FABIO PIVA “E tutto questo sorride per te”

XXX Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (24/10/2021)

Vangelo: Mc 10,46-52

Sono nella piazza del paese con il mio amico non vedente, parlo, scherzo, ironizzo sempre con lui come se fossimo in una stanza chiusa e buia dove comunicare di me e di lui senza colori e spazi, altezze e profondità. A un tratto ci viene incontro Pasquale, il pazzo-saggio del paese chiedendoci: «Chi è?»
Gli rispondo sottovoce: «È un mio amico non vedente, si chiama Silvio». Lui gli prende la mano e dice: «Ciao Silvio, mi chiamo Pasquale, siamo nella piazza del paese, la piazza è bella, il sole è all’orizzonte, nella piazza c’è tanta gente e tutto questo sorride per te». Io ammutolisco: in tanti anni, mai ero stato così semplice come Pasquale. 

da “La realtà sa di pane” di Luigi Verdi

Che io veda, ritrovi la vista. È questo che ti chiedo oggi Signore. Che io torni a vedere i colori della vita, la bellezza e la profondità delle persone, di tutto quanto ogni giorno mi è donato. Perché tutto questo è per me e non solo per gli altri. E se sono stato spinto sulla via della vita a mendicare quattro spiccioli di attenzione, se la vista si è offuscata nel grigiore e nel buio delle pagine di una storia messa ai margini: «Signore che io riveda».

È veramente straordinaria la tua storia Bartimeo. Un giorno passa il Maestro per la tua città, Gerico, la città più in basso della terra, il punto più basso dove stare. Sta salendo a Gerusalemme ad abbracciare la passione e la Croce. Sta passando per Gerico cosciente di avere fallito. Pure i suoi più stretti collaboratori, i discepoli, non hanno capito nulla, sono intenti a contendersi i primi posti. Attraversa la grande città di Gerico in fretta, eppure c’è una folla che gli fa ressa, che lo strattona e tormenta con le loro richieste e lusinghe. 

Hai sentito parlare di lui, Bartimeo. Ti hanno raccontato che si chiama Gesù, discendente della casa di Davide. Quanto vorresti incontrarlo, quanto vorresti che si preoccupasse di te, cieco dimenticato da tutti, medicante sulla strada che da Gerico sale a Gerusalemme. Non ti resta che gridare, di chiamarlo nel tentativo che si accorga di te. Ecco sta passando, c’è un trambusto pazzesco di vociare.

«Taci straccione, mendicante, cieco. Taci!»

Ma tu gridi ancora più forte, sopra il rumore della folla, fin sopra le nubi a squarciare il cielo. Un grido di attenzione di chi ogni giorno di attenzione non ne ha, non ne riceve.

«Chiamatelo!»

«Coraggio! Àlzati, ti chiama!»

Non un attimo di esitazione, non il tempo per rifletterci, e in un salto, in un balzo ti ritrovi dalla polvere della strada, all’abbraccio carico di affetto di Lui. Un balzo nel buio che vale molto più della sicurezza di un mantello che ti poteva proteggere, che vale molto di più dei pochi spiccioli per campare.

«Che cosa vuoi che io faccia per te?»

Finalmente qualcuno che si prende cura di te. Attenzione di chi ti prende per mano e ti fa di nuovo vedere la luce, i colori, la vita. Ecco sono per te. Nessuno ne è escluso. Anche se tutti ti volessero ricacciare lì dov’eri, io che sono Dio non sono come loro. Io che sono Dio sono qui per dirti che anche per te il fiore sboccia, il sole sorge, la vita fiorisce, l’amore torna. E allora ecco che cosa ti chiedo: non di avere qualcosa, di aumentare la mia fortuna, ma che io riveda con occhi di creatura. Che possa rivedere con occhi di attesa e di stupore la bellezza di una vita che mi hai donato. Che veda, anche nelle sfumature di grigio e di dolore, che Tu continui a prenderti cura di me.

«Va’, la tua fede ti ha salvato»

Rivedo con occhi di attesa e stupore la vita che mi hai donato.

Fonte:http://www.twittomelia.it/