Alessandro Cortesi Commento TRENTADUESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

1Re 17,10-16; Eb 9,24-28; Mc 12,38-44

In Israele la condizione di essere vedova era indicata come una delle realtà più fragili insieme a quella dello straniero e dell’orfano. Ma proprio questi tre gruppi sono nominati insieme nel Primo Testamento quando si parla dell’agire di Dio, perché Dio si preoccupa del forestiero, dell’orfano e della vedova e si prende cura di loro: “il Signore protegge lo straniero, egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie degli empi” (Sal 136,9).  Nel simbolismo del primo Testamento la vedova racchiude anche un rinvio al popolo che è senza il suo sposo, Dio stesso, a causa della scelta idolatrica dei suoi capi. 

La vedova del racconto di 1Re 17 vive nei pressi di Sidone, terra a Nord d’Israele, territorio di confini e terra dei pagani: è ritratta nell’offrire, lei povera, un delicato gesto di ospitalità in un momento drammatico per la sua vita. Elia, il profeta, le chiede un po’ d’acqua per bere e lei risponde subito affrettandosi; Elia allora le chiede anche un pezzo di pane e lei risponde di avere solamente “solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio… andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo”. In questi rapidi accenni sta il riferimento ad una situazione di carestia che seguì la divisione dei regni di Giuda e di Israele (2Re 6,25-29).  Ma Elia le disse “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà”.

Il racconto accompagna a scorgere che vi è un protagonista nascosto in questa scena: è la Parola del Signore. Il profeta e la vedova, in modi diversi si pongono in ascolto della Parola di Dio. La narrazione evidenzia la certezza che ‘il Signore parla’ nella vita dei suoi servi, è presente e guida anche nelle situazioni in cui sembra che egli sia lontano. Elia è uomo della parola (profeta) che si rende disponibile a questo ascolto. Ma anche la vedova, rispondendo alla richiesta che proviene da uno straniero compie la Parola del Signore. Lei stessa è una straniera, non appartenente al popolo d’Israele, una pagana. Eppure nel suo gesto di ospitalità, nei gesti del dare da bere e da mangiare, nella farina e nell’olio, si rende vicino l’agire di Dio nei confronti di Elia. Dio comunica ad Elia la sua vicinanza a lui nel momento della prova per mezzo dei gesti di questa vedova.

Elia è lì giunto nella sua fuga: è un profeta perseguitato. Aveva contestato l’idolatria fino a scontrarsi con il re. E’ profeta che si oppone al disegno dei potenti e smaschera l’idolatria. Non è disposto a venir meno alle esigenze della Parola di Dio e per questo deve subire l’ira del potente e si trova solo e in fuga. E seguendo la ‘parola del Signore’ scopre una vicinanza inattesa di Dio proprio quando sperimenta la fragilità, l’abbandono, la fame e sete. Il gesto di ospitalità della vedova è segno di una presenza di Dio e della sua Parola oltre ogni confine culturale e religioso. “La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.” (1Re 17,16). Il gesto dell’ospitalità è epifania del Dio vicino che accoglie e si prende cura.

Un’altra vedova è descritta nelle lettura di oggi, nel vangelo di Marco. Gesù indica una vedova povera che getta nel tesoro del tempio due monetine, tutto quello che aveva, non tenendosene nemmeno una per sé. Il racconto implica una denuncia radicale al sistema del tempio e di coloro che sono a capo di un sistema religioso che opprime i più poveri: la casta dei sacerdoti. La vedova non ricerca come tanti un riconoscimento e non vive l’offerta al tempio come offerta del superfluo. Gesù riconosce in questo gesto che “questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”. Come la vedova di Zarepta affida la sua vita, ciò che aveva per vivere offrendola gratuitamente in una ospitalità aperta. Con questo gesto dice la fiducia nel Dio della vita e l’affidamento totale della fede. Gesù vede in questo gesto, che poteva passare inosservato, perché nascosto, di poco conto, insignificante nella sua piccolezza, qualcosa di grande. L’autentica fede è nascosta nel cuore dei poveri; Gesù sa leggere i gesti della quotidianità come cose grandi a cui fare attenzione per aprirci ad un incontro autentico con il Dio dei piccoli e dei poveri.

Alessandro Cortesi op

Fonte:alessandrocortesi2012