XXXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) – Cristo Re  (21/11/2021)

Vangelo: Gv 18,33-37

Penso che il vivo interesse – per non dire l’amore – per le Sacre Scritture dovrebbe farci superare facili tranelli, come quello di leggere testi antichi e sacri guidati dai nostri gusti di oggi. Ricordo, anni fa, in un congresso latino-americano per italiani impegnati nella pastorale, che un “esperto” si alzò per dire che non gli non piacevano i Libri dei Re, ma apprezzava molto di più l’epoca dell’’esilio’.

Forse anche adesso qualche anziano, di fronte alla festa di Cristo Re, potrebbe ricordarsi del referendum sulla monarchia, con tutti i risvolti polemici. Spazziamo via questi pensieri per ricordare che l’epoca dei “re” nell’Antico Testamento fu una delle più importanti della storia biblica nella quale emersero gigantesche figure di profeti.

Così pure troviamo nel Salterio numerosi salmi regali che cercano di consolare Israele per la perdita dei loro sovrani puntando tutta l’attenzione sul vero Re, il Signore, a cui dobbiamo tutto. È Adonai, il vero Signore, colui che vuole essere ascoltato, preso sul serio “temuto” e amato con tutte le nostre forze. “Re”/melek è il terzo nome comune più frequente nell’Antico Testamento. In tempo di guerra ci si aspetta dal re di essere condotti alla vittoria. E in tempo di pace, che promuova la giustizia.

Durante l’esilio la fede del popolo è sostenuta dall’esperienza della regalità universale di Dio: egli è il Creatore del mondo e ha potere su tutti gli elementi cosmici (Salmo 29,10). La regalità del Signore si rivelerà pienamente e unicamente alla fine dei tempi. Gesù non rifiuta questo tipo di linguaggio, ma assume il ruolo di “re” perché si tratta di una di quelle immagini che, attraversando e purificandosi in mille anni di storia, incarna la vicinanza e la salvezza concreta di un Dio che manda il suo “Cristo”: il Messia atteso dalle genti.

Nel Vangelo di questa domenica il Nazareno si trova davanti a Pilato, l’autorità massima in Palestina, il rappresentante dell’imperatore, un vero “dio” in terra.

Sembra che ci sia un tentativo di dialogo, ma si trovano su posizioni totalmente diverse, senza possibilità di patteggiamenti.

La festa di Cristo Re vuole dare unità all’intero anno liturgico: il cosmo e tutta la storia convergono in lui.

Questo sia anche il nostro desiderio, la nostra preghiera: utinam, volesse il cielo che… le nostre comunità ritrovassero l’unione dei primi cristiani e che anche la nostra vita spirituale, alla luce di Cristo glorioso, re dell’universo, risplendesse in tutto il suo fulgore superando frantumazioni e stanchezze.

Fonte:https://www.corrierecesenate.it/