I Domenica di Avvento (Anno C) (28/11/2021)

Vangelo: Lc 21,25-28.34-36 

L’hanno radiata dai Vangeli, che son parole di uomini, scrittura umana. Lei, invece, è raddoppio d’uomo: è donna. Gli apostoli poi, antenati dei cristiani, son troppo (sonno)lenti – assonnati e pure lenti – per ospitare una ch’è velocissima come la Veronica. “Che nessuno tramandi qualcosa di lei!”, fu il non-detto delle loro confidenze in fase di stesura degli Evangeli. E’ stata una delle poche verità alle quali han tenuto fede: per far fuori altri, siamo disposti ad allearci anche con i nostri peggiori nemici. L’han chiusa fuori dalla porta: l’affezione popolare, però, l’ha fatta rientrare dalla finestra. Alla Veronica, ancora oggi, è intitolata una delle quattordici stazioni della Via Crucis. Che peccato per i detrattori! E’ tutto chiaro, però: tra i cristiani, ciò che rompe ancor oggi si tende a mandarlo a morire fuori dalle porte. Cristo stesso, a conti fatti, lo mandarono a morire fuori dalle mura.
Ad ogni inizio d’Avvento, mi appare Veronica, anche se la sua stagione è il dopo-pranzo del Venerdì Santo: m’appare, sfidando il calendario, molto prima di quand’è apparsa la prima volta. Questa ragazzina, «un’ebrea da niente» (Ch. Péguy), fa capolino nella stamberga dell’anima mia ad inizio Avvento, lei che è donna di Quaresima finita, quasi-Pasqua. “Che tu non pensi che quella volta sia stato un colpo di fortuna incontrare il mio Cristoddio lungo il Calvario” pare mi ripeta, mentre stringe tra le mani quel suo fazzolettino nel quale è ancora fissa la traccia del volto di Cristo. “Per costruire quell’attimo – mi dice – ho impiegato una vita intera”. Perchè, da che mondo è mondo, il modo migliore per anticipare il futuro è prepararlo. Prepararlo quando tutt’attorno il mondo, i suoi accadimenti sembrano girare per il verso contrario: «Sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura, per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra». Proprio la paura: che l’attesa sia vana, che sperare significhi illudersi, che una ferita non venga mai cicatrizzata. I preti, discendenti (sonno)lenti della tribù apostolica, strillano sui mali dei tempi, senz’accorgersi che tutti i tempi appartengono a Dio: ma non tutti gli uomini di chiesa Gli appartengono. Veronica, da quand’era piccola, invece che tenere la testa bassa a guardare per terra, camminava in terra tenendo sollevata la testa: «Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perchè la vostra liberazione è vicina». Il suo fazzolettino l’avrà usato per pulirsi il naso magari dopo uno starnuto, dopo aver alzato-abbassato il viso con un eccì, eccì, eccì (Salute, Veronica!). Quand’uno starnuta, abbassa il volto, poi lo rialza: guarda terra, poi rialza lo sguardo da terra. Si soffia il naso, poi torna a respirar in libertà. “Il mio pedinamento a Cristo – pare dire sottovoce – è iniziato il giorno in cui presi sul serio la faccenda della mia felicità: fu allora che capii che le cose accadranno se io le faccio accadere”. Sulla gobba del Calvario, mentre sbucava dalla folla nell’attimo esatto del passaggio di Cristo, Veronica avrà ripensato a quelle volte in cui la gente, vedendola in attesa, le avrà detto: “Basta aspettare, Veronica!” Lei, piccolina, avrà aggiunto una virgola: “Basta, aspettare!”. Santa.
Nel frattempo, il tempo dell’attesa, tanti crollano: si sono arresi ieri sera per poi accorgersi che oggi era già pronto per diventare il giorno più bello della loro vita. Altri, per attendere e prestare attenzione, ti chiedono tassi da usuraio: “Non devi attirare la mia attenzione – dice Dio alla piccola Veronica –. Devi solo fare attenzione. (A me)”. Dio premuroso, ora pro nobis peccatoribus (sempre): «Che i vostri cuori non s’appesantiscano. Vegliate, per sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e comparir davanti al Figlio dell’Uomo». Veronica ha retto l’attesa per una vita intera, rifiutando ogni lusinga di resa. Poi, puntuale, ha fatto irruzione tra la folla ed è comparsa davanti al Figlio d’Uomo. Tra le mani il suo fazzoletto, imbrattato di moccio e di lacrime. Si preparò anzitempo, senza perdere tempo. Poi, quando Lo toccò, intuì che, preparandosi, aveva già iniziato a carezzarlo.

(da Il Sussidiario27 novembre 2021)