IV Domenica di Avvento (Anno C)  (19/12/2021)

Vangelo: Lc 1,39-45 

L’immagine di un arrivo imminente, una nascita, di una figura portatrice di speranza, di salvezza, in modi diversi, è al cuore delle letture: «E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele… Dio li metterà in potere altrui, fino a quando partorirà colei che deve partorire; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele”. Da uno sconosciuto villaggio di Giuda sta per nascere un nuovo re. Porterà la giustizia e la pace. E’ annuncio di una pace nuova, possibile, portata da qualcuno che avrà funzioni di guida e testimone. Non si attuerà con mezzi di potenza o con la forza, ma nella debolezza, a partire dai margini. Da Betlemme, la casa del pane, uscirà un ‘dominatore’ senz’armi e senza potere. Questo annuncio è speranza per i poveri e apertura ad un futuro nuovo.

Così due donne incinte sono al centro della pagina di Luca, fissate nel momento del loro incontrarsi gioioso: Maria porta in grembo Gesù e Elisabetta porta Giovanni. Nelle parole di Elisabetta a Maria si può trovare traccia di un antico inno di benedizione: “benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! …. Beata colei che ha creduto all’adempimento delle parole del Signore”.

Maria è presentata come la ‘credente’: ha accolto la parola di Dio ed ha intrapreso nella sua esistenza il cammino che è il credere: è beata non solo perché reca in grembo Gesù, ma perché ha accolto nel suo cuore la Parola di Dio e segue Gesù: prima discepola, apre il cammino a tutti i discepoli e discepole che lo seguiranno. E’ figura di chi si affida: ‘Beato chi teme il Signore e cammina nella sue vie’ (Sal 128,1-2). Gesù, rispondendo a chi gli diceva: ‘Beato il grembo che ti ha portato’, risponde “beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 11,27-28). Maria ha ascoltato la Parola e ha inteso la sua esistenza in riferimento alla Parola accolta, attuandola nei passi del suo cammino.

Nelle parole di Elisabetta a Maria ‘a che debbo che la madre del mio Signore venga a me?’ è rievocato sottilmente l’episodio del trasporto dell’arca dell’alleanza: “Davide in quel giorno ebbe paura e disse: come potrà venire da me l’arca del Signore?” (2Sam 6,9). Al passaggio dell’arca, segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo, il re Davide danzò in modo sfrenato senza vergognarsi, colmo di gioia per tale vicinanza.

Nell’incontro tra Maria e Elisabetta quel ricordo ritorna ed ora è Maria la nuova ‘arca dell’alleanza’, luogo d’incontro tra Dio che visita e l’umanità abitata dalla sua presenza. Dio si rende vicino nel venire di Gesù. In questa visita che sta dentro e oltre l’incontro delle due donne una gioia nuova può sorgere. La storia umana è storia visitata, abitata da una presenza che reca futuro e salvezza: si apre una speranza nuova. E’ venuta dell’atteso, del messia che porta liberazione. Luca presenta nella danza di Giovanni nel grembo di Elisabetta l’espressione di questa gioia: “appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo”.

L’incontro di Maria e Elisabetta racconta una visita e la gioia di un riconoscimento di fede. Dio visita l’umanità e si rende vicino in una presenza vivente. Da qui la gioia: la vita umana e la storia sono visitate da Dio ed ogni incontro umano può essere spazio di questo venire che genera un nascere nuovo.

Alessandro Cortesi op

Fonte: alessandrocortesi2012