fr. Massimo Rossi Commento II Domenica dopo Natale

II Domenica dopo Natale (02/01/2022)

Vangelo: Gv 1,1-18

Il tempo di Natale è quasi finito e oggi, II Domenica dopo Natale, risuonano ancora le parole del Prologo al Vangelo di Giovanni, che abbiamo ascoltato il 25 dicembe: “In principio era il verbo, e il verbo era presso Dio, e il verbo era Dio…”.

In occasione dell’Avvento mi è capitato tra le mani un libro, un romanzo dal titolo: “Io sono Gesù”: è una storia inventata sul figlio del falegname di Nazareth; i fatti ivi raccontati non sono contenuti nei 4 Vangeli. Tuttavia le questioni che emergono dalla narrazione, sono quelle che conosciamo, cui gli Evangelisti alludono nei loro rispettivi racconti: il mistero dell’Annunciazione, le ombre sull’onestà della madre, l’enigma della paternità di Giuseppe, le dicerie che circolarono sul conto di Gesù e della sua famiglia, che accompagnarono Lui, sua madre, per tutta la vita, e anche dopo.

Mentre scrivevo questa riflessione, alla radio, trasmettevano una trasmissione sul bullismo; e mi sono chiesto: chissà com’era Gesù da ragazzino, se conobbe anche Lui questa umiliazione: essere fatto oggetto di derisione dai coetanei, per la Sua diversità, perché era visto come un sognatore, un sentimentale, un solitario,… uno che si schierava sempre in difesa dei più deboli, dei più sfigati,… che non aveva paura di alzare la voce – non le mani! – contro le ingiustizie, le discriminazioni sociali e religiose – soprattutto religiose – ancora presenti, nostro malgrado, nella Chiesa di oggi…
“Venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto.”.

C’è modo e modo di rifiutare una persona: prendendola sistematicamente in giro, per esempio.

La derisione, lo sbeffeggio sono forme di violenza, forse peggiore di quella fisica.

Se questo è accaduto a Gesù adulto, perché non può essergli accaduto da bambino?

Beh, con tutte le vessazioni che ha dovuto sopportare, non è proprio il caso di aggiungere anche i patimenti da bullizzato…

Meglio tornare al Vangelo…

Come abbiamo accolto il Signore, in occasione di questo Natale? Abbiamo mantenuto i propositi fatti all’inizio dell’Avvento? Li ricordo brevemente: mettere a fuoco la nostra idea di Dio, per poter scegliere quale Natale preparare; eliminare almeno un impedimento all’incontro con il Signore, e aggiungere ciò che invece lo può favorire; abbassare le difese personali, tentare almeno di fidarci di più per diventare amabili; donare qualcosa di noi stessi, prima che qualcosa d’altro… tempo, affetto, perdono,…

Riflettendo sul Prologo di Giovanni, in particolare sull’uso del tempo passato prossimo e remoto, nella coniugazione dei verbi, penso che lo stesso testo potrebbe essere ambientato ai nostri giorni; se l’Evangelista vivesse oggi, riscriverebbe più o meno le stesse cose riferite a noi…

Non mi riferisco a coloro che vivono fuori dalla Chiesa: il Creatore ci ha creati liberi, ragionevoli e volitivi… In altre parole, Dio riconosce e rispetta il diritto di ogni uomo e di ogni donna a decidere per Lui, a credere in Lui, a seguire Lui, oppure no.

Il testo di Giovanni si riferisce a coloro che si professano credenti, ma con la loro vita non confermano la loro fede personale, anzi la smentiscono. È vero che la fede che celebriamo è (sempre) la fede della Chiesa, ma la Chiesa siamo noi!

Tuttavia, “il Verbo si è fatto carne ed ha voluto abitare in mezzo a noi.”

Ha scelto la compagnia degli uomini, facendosi addirittura uomo, per conoscere di persona la nostra condizione fragile e cagionevole. Non è possibile intervenire in una situazione, se non la si conosce intimamente, dal di dentro…

A proposito di compagnia: sto facendo con i giovani della parrocchia un cammino di riflessione e di condivisione sul tema; i riferimenti biblici sono la creazione dell’uomo e della donna raccontato nel libro della Genesi; l’evento dell’incarnazione, che il quarto Evangelista ci presenta al cap.1 – il Vangelo di oggi -; e l’istituzione dell’Eucaristica, secondo i Vangeli di Matteo, Marco e Luca.

In tutti e tre i momenti della Salvezza, l’iniziativa l’ha presa il Buon Dio.

L’autore del primo libro della Bibbia rivela che il Creatore scendeva ogni sera nel giardino terrestre e si intratteneva in amabile compagnia con l’uomo e la donna: ma questi preferirono frequentare altre compagnie e si allontanarono da Lui.

Il secondo tentativo lo fece ancora Dio inviando il Verbo, suo Figlio; ma anche questa volta i suoi – cioè noi – non l’hanno accolto.

Infine, sempre di sua iniziativa, Dio ci donò il sacramento della Sua Comunione.

Questa volta, la compagnia del Figlio di Dio è e sarà sempre a nostra disposizione, dono gratuito, dal valore unico e incomparabile: la vita stessa di Dio.

Fonte:https://www.qumran2.net/