II Domenica dopo Natale  (02/01/2022)

Vangelo: Gv 1,1-18


In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini.

Giovanni 1,1-4

La liturgia della seconda domenica del tempo di Natale mostra che Cristo è Parola incarnata del Padre e Sapienza di Dio. Questo tema, centrale nelle letture di oggi, si abbina a quello della benedizione, specifico del mistero della Natività e caratteristico del dono della vita che in esso si celebra. Il libro del Siracide presenta la Sapienza mentre parla nell’assemblea dell’Altissimo: Dio ha fissato la sua dimora presso il popolo eletto di Israele. Le case di Giacobbe sono salde proprio per la presenza in mezzo a loro di Dio, che ha benedetto i suoi figli: così ribadisce il Salmo, e san Paolo, mentre ricorda ai cristiani di Efeso, e in loro a tutti i credenti, che sono benedetti in Cristo Gesù, assicura di pregare insistentemente il Padre perché doni loro uno spirito di sapienza e di rivelazione, per una profonda conoscenza di Lui, e perché illumini gli occhi del loro cuore affinché comprendano a quale speranza siano chiamati. Il prologo del Vangelo di Giovanni, che è stato proclamato anche nella Messa del giorno di Natale, è un testo densissimo e glorioso, che identifica Cristo nel lógos di Dio. Nel mondo greco il lógos è l’espressione più alta dell’attività intellettiva propria dell’uomo, la parola nobile della sua intelligenza, il frutto dell’intelletto da cui ha origine la filosofia: esso, teorizzato a livello speculativo, assurge nel tempo, con il proseguire della civiltà occidentale, a principio fondatore dell’universo, e assume una dimensione soprannaturale e quasi divina. Nel contesto giudaico la parola è definita attraverso la radice *dbr, che non ha una valenza esclusivamente concettuale, come il greco lógos, ma descrive anche, concretamente, fatti e azioni. Dio parla e le cose sono. Per questo Giovanni, al principio del Vangelo, parafrasa l’inizio del libro della Genesi, e sottolinea che al principio era la Parola, la stessa con cui Dio ha creato il mondo, la Sapienza eterna, Cristo, il Figlio.

ACCOGLIERE GESÙ NEI FRATELLI Questo lógos è Dio, è presso Dio, e per mezzo di Lui tutto è stato fatto. In Lui è la vita, Egli è la luce vera: Egli è la Verità. Le parole che usa Giovanni non sono casuali: sono l’espressione compiuta di una riflessione che ha attraversato i tempi e le culture ed è pervenuta, per strade differenti, a riconoscere il Dio che è, che era e che viene, e ad adorarlo in Gesù. La sapienza umana può aprire le porte della Verità di Cristo, i semi del Verbo sono sparsi in tutta l’umanità, ma la grazia si riceve solo abbandonandosi a Lui e attingendo alla Sua pienezza. Solo se siamo disposti ad accoglierlo Egli cambia veramente la nostra vita e ci dà il potere di diventare figli di Dio. Giovanni mette in guardia: Dio, Luce vera, Parola eterna, si è fatto carne, è venuto nel mondo, ha posto la sua dimora in mezzo agli uomini, ma i suoi non lo hanno accolto. C’è il rischio di ritenerci già suoi e non accoglierlo, come è avvenuto duemila anni fa in Giudea: nessuno di coloro che conoscevano le Scritture e attendevano il Messia ha avuto occhi per riconoscerlo, concretamente, nel bambino nato a Betlemme. Tocca a me, oggi, un esame serio: mentre adoro il Bambino nella mangiatoia, so vederlo realmente nell’ultimo che mi cammina accanto, che è per me rivelazione vivente della salvezza?

Fonte:https://www.famigliacristiana.it/