II Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (16/01/2022)

Vangelo: Gv 2,1-11

Nella Bibbia, il profeta Osea è stato il primo a interpretare i rapporti fra il Signore e il suo popolo Israele come quelli fra uno sposo e la sua sposa: lei è spesso infedele perché rende culto ad altri dei, ma Lui non può far a meno di amarla e di volerla recuperare al suo amore. Se una comunità credente è povera e limitata, Dio non vi vede una prospettiva senza futuro: perché la ama, e l’amore ha una forza di novità inesauribile.
Così, il ritorno dall’esilio apre a prospettive opposte a quelle vissute quando il profeta Isaia scrive, in una situazione nella quale la delusione e il pessimismo imperavano. Perciò anch’egli ricorre all’immagine dello sposo e della sposa: spera e attende un futuro nel quale non solo Dio ricupererà il suo popolo e lo rivitalizzerà; ma, addirittura, realizzerà in esso tutta la sua gloriosa presenza, in una manifestazione – che tutti i popoli vedranno – del suo amore. Così Israele sarà la sposa del suo Signore, il quale la amerà con la passione e il trasporto di uno sposo. «Come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli»: è un’immagine e un paragone per esprimere la forza dell’amore di Dio e la sua capacità di novità inesauribile.
Viviamo una Chiesa vecchia e che spesso vede sono morte davanti a sé, proprio perché, in certi suoi ambiti, non sa vivere una guida amorevole che faccia sentire alle persone l’amore divino, la sua capacità di novità per il futuro.
 
Gesù si riaggancia alla storia tribolata dell’amore di Dio per il suo popolo: nel Vangelo di Giovanni, il suo primo segno, cioè l’acqua tramutata in vino alle nozze di Cana, è rivelazione di come tale amore giunga alla pienezza e alla gioia inesauribile.
È l’acqua delle giare «per la purificazione rituale dei Giudei» che Egli cambia in vino: la novità del NT non può esserci senza l’AT. È l’amore sponsale di Dio che, in Gesù Cristo, giunge al compimento. Ma c’è anche il superamento della religione ridotta ad agenzia di purificazione dell’uomo, per renderlo degno di stare davanti a Dio: perché tutti, «cattivi e buoni», siamo gratuitamente invitati alle nozze (cfr. Mt 22,1-14). Siamo già purificati dalla Parola che Gesù ci ha annunciato (cfr. Gv 15,3) e dal suo lavarci i piedi (cfr. Gv 13,1-10).
Il vino al posto dell’acqua della purificazione, invece, è invito a gioire e a fare festa. I motivi umani per festeggiare, ad ogni piega della vita, rischiano di smarrirsi: viene a mancare il vino che rallegra le nozze, diventiamo anfore vuote o con la poca acqua di falliti tentativi di migliorarci. Così, un progetto d’amore sembra imbarazzatamente finire: «non hanno vino».
 
«Non è ancora giunta la mia ora», dice Gesù alla madre. Vuol dire che il segno che farà di cambiare l’acqua in vino è un “irregolare” anticipo di quell’ora. È bello considerare un Gesù che stravolge i piani, che anticipa i tempi, rischiando che la gente non capisca, pur di soccorrere l’imbarazzo degli sposi. Maria, la madre, lei sì aveva capito che quella festa di nozze senza più vino poteva diventare l’occasione di un segno attraverso il quale il Figlio rivelava la sua missione: portare nel mondo tutto l’amore di Dio, un amore eterno e instancabile, come quello di uno sposo per la sua sposa.
L’«ora» di cui Gesù parla è quella della sua glorificazione, del suo innalzamento sulla croce, compimento della Parola che rivela tutto l’amore di Dio per l’uomo. Gesù dirà che da quel innalzamento attirerà tutti a sé: e solo l’amore ha tale forza di attrazione. Ed è sulla croce che si realizzerà e si rivelerà tale amore vero: Dio è così, è tutto amore che si perde per l’umanità amata. In questo modo, il Vangelo di Giovanni dice la cosa più incredibile al mondo: la croce di un povero derelitto è presenza e piena manifestazione di Dio!
Dato che tale amore si realizza solo sulla croce, Cana ne è un segno anticipatore: in Dio, i progetti e le storie d’amore non falliscono né si interrompono. Gesù prende parte all’angoscia degli sposi per il vino che viene a mancare, presagio negativo per il matrimonio che si festeggia. Mettendosi, per così dire, al servizio di questa situazione umana, Gesù rivela se stesso come lo sposo delle nozze eterne di Dio con l’umanità. Allora Cana è umile e discreto segno (più umano che religioso), è fatto vissuto, ma che rivela una realtà che ci supera infinitamente, e che possiamo conoscere solo attraverso la fede: l’amore di Dio. «Noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi» (1Gv 4,16).
 
«Questo fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; Egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in Lui». La gloria di Gesù si manifesta attraverso il segno che indica la sostituzione della Legge della purificazione con quella dell’amore, indica poi l’abbondanza che va oltre ogni misura (l’esagerazione dell’amore), infine esprime la novità che è Gesù, che supera tutto ciò che precede: «Hai tenuto da parte il vino buono finora».
Ogni storia d’amore, se è lasciata alle sole forze umane, rischia, in qualche modo, di venir meno. Ma l’uomo Gesù è venuto a vivere sulla terra tutto l’amore di Dio, l’unico amore che non conosce fallimenti e fine. Quest’amore permette i nostri amori di andare avanti, di diventare vero amore, come lo è quello di Dio per noi: eterno e fedele.
 
Alberto Vianello

Fonte:https://www.monasteromarango.it/


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