II Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (16/01/2022)

Vangelo: Gv 2,1-11

Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

Giovanni 2,2-5

Al centro del Vangelo di questa domenica c’è una festa di nozze: due sposi che hanno invitato Gesù e sua Madre a rallegrarsi con loro per il dono del matrimonio. È l’inizio dei segni che Giovanni tramanda: Gesù lo compie e manifesta la sua gloria prima che giunga la sua ora, su sollecitazione della sua Mamma. Quanto è forte l’intercessione della Madre!
Nel bel mezzo della festa manca il vino, simbolo nella Bibbia di gioia piena e prefigurazione della salvezza: nella notte della Passione Gesù affermerà che non berrà più vino finché non lo berrà nuovo nel Regno di Dio; nella santa cena, nella festa di Pasqua, Gesù lascerà il Vino, insieme al Pane, come memoriale ai suoi fratelli, sacramento del suo Corpo e del suo Sangue. All’inizio un convito e una festa di nozze, origine della generazione della vita; al compimento un convito e la festa di Pasqua, in cui Cristo, lo sposo, dà Vita nuova all’umanità e genera la Chiesa sua sposa. All’inizio la Madre, che sollecita il Figlio a chinarsi sulle sofferenze dei fratelli; al compimento la Madre, che riceve dal Figlio i fratelli come figli.
Cana è la casa dell’amore sponsale, segno e sacramento, nel mondo, del legame profondissimo con cui Dio ha unito a sé il suo popolo e ogni credente: Egli è lo sposo, cui tutta l’umanità va incontro con le lampade accese. Il simbolismo delle nozze è il più potente che la Bibbia presenti per definire l’amore senza limiti del Signore per Israele, sposa eletta. Lo sottolinea la prima lettura, in cui si dichiara a Sion per bocca di Isaia: «Nessuno ti chiamerà più Abbandonata»; «sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata»; «come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te». Il Salmo invita a lodare il Signore; san Paolo nella seconda lettura espone ai Corinzi la diversità dei carismi con cui Dio benefica i suoi eletti, e in questa diversità manifesta l’unità dello Spirito che li elargisce, l’unità di Dio che opera tutto in tutti. La chiamata dei figli è compiere la sua volontà, accogliere con docilità i doni dello Spirito e coltivarli.
È questo il testamento spirituale di Maria, della quale ascoltiamo qui, all’inizio del Vangelo di Giovanni, le ultime parole: poi, nella Scrittura, non sentiremo più la voce di Colei che ha detto “sì” e ci ha insegnato l’Eccomi nel quale si fa carne la salvezza.
A SCUOLA DALLA MADRE Maria è discepola, in ascolto del suo Signore. A Cana ci insegna come si può essere così perfettamente discepoli: dopo il dialogo col Figlio, che la chiama Donna – non a limitarne la dignità di Madre, ma a sottolinearne la perfezione della dimensione generativa del femminile – e che le ricorda che non è ancora giunta l’ora, Maria dice, rivolta ai servi – dunque a tutti noi, come Lei servi del Signore –: «Fate quello che vi dirà!». «In sua voluntate è nostra Pace», dirà san Francesco: fare quello che dice la Parola, fare quello che ci dice Gesù, è il nostro Bene. A me, a te, a ciascuno di noi, Egli dice che cosa fare, secondo la specificità del carisma e del ministero che ci ha affidato. Egli mi chiede di compiere ciò che è normalissimo eppure straordinario: costruire il Regno con le pietre del mio quotidiano, nella famiglia, nel lavoro, nella ferialità feconda della mia vita. Essa, nelle sue mani, diventa il Vino della Festa. Coraggio: «Fate quello che vi dirà!».

Fonte:https://www.famigliacristiana.it/


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