Giulio Michelini “La regola d’oro, la regola d’argento e quella di ferro”

VII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (20/02/2022)

Vangelo: Lc 6,27-38

Dopo le beatitudini proclamate nel vangelo della scorsa domenica, continua il discorso in pianura secondo Luca. Stiamo andando al cuore del discorso del Maestro, dove predomina l’etica dell’amore: l’amore per i nemici, il donare gratuitamente, il non giudicare, il porgere l’altra guancia.

La pagina di oggi può essere suddivisa in due parti: a) vv. 27-35: l’amore per il nemico; b) vv. 36-38: l’amore fraterno. Alcune caratteristiche di queste parole di Gesù si possono così semplicemente sintetizzare: ciò che regge l’intero discorso è il verbo agapao, amare; i detti di Gesù sono di stile sapienziale (non vi è un vero e proprio ordine logico); i verbi sono soprattutto all’imperativo. Commenta don Carlo Broccardo «Gesù ammassa una serie di comandi che puntano tutti nella stessa direzione: scardinare la logica della reciprocità».

Nei versetti di questa domenica il tema, dunque, è l’amore per il nemico, con la famosa regola d’oro al v. 31: «Come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro». Per commentarla si può fare riferimento a un libro biblico sacro per i cristiani, e stimato ma non riconosciuto canonico dagli Ebrei, il libro di Tobia. Al capitolo quarto si racconta del padre Tobi che saluta il figlio che parte per un lungo viaggio, e tra le tante raccomandazioni che gli dà gli propone anche quella che è stata chiamata la “regola d’argento”: «Non fare a nessuno ciò che non piace a te» (Tb 4,15). Si tratta di uno dei suggerimenti più acuti e utili che un padre possa dare a un figlio, e significava, in ultimo, non far del male a nessuno. È senza dubbio un principio morale importante, e impegnativo: se tutti seguissero questa regola, nessuno riceverebbe male dall’altro.

Nella tradizione giudaica questa regola si trova anche all’interno di una storia che vede come protagonista due rabbini del primo secolo, di poco precedenti Gesù, Hillel e Shammai: «Un pagano si presentò a Shammai e gli disse: “Convertimi, a condizione di imparare tutta la Torà nel tempo in cui si può stare ritti su un solo piede”. Shammai lo mandò via col bastone che aveva in mano. Si presentò allora a Hillel, il quale lo convertì, dicendogli: “Ciò che a te non piace, non farlo al tuo prossimo. Questa è tutta la Torà, il resto è commento, va’ e studia” (Talmud babilonese, Shabbat 31)». La regola si trova anche in uno scritto cristiano, la Didachè, molto legato all’ambiente giudaico: «Tutto quanto vuoi che non sia fatto a te, nemmeno tu fallo ad altri» (1,2). Gesù, però, nel Discorso della pianura / montagna, si rifà a questa regola volgendola in forma positiva: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro». Rispetto alle raccomandazioni di Tobi al figlio, o di rabbi Hillel, qui però non si tratta semplicemente di non fare qualcosa agli altri, ma, anzi, di fare quello che desidereremmo fosse fatto da altri. La formulazione in questo senso implica maggiore libertà e creatività, e ricorda che anche le omissioni possono essere un male. Quanta differenza tra la regola d’oro e quella di bronzo, e soprattutto tra queste e quella che un predicatore statunitense, non cattolico, di fine ‘800 (Theophilus Brown Larimore) chiamava la “regola di ferro”: la differenza che si esprime nella forza di chi prevarica sugli altri.

Fonte:http://www.lapartebuona.it/