Laura Paladino “Nel deserto, tra solitudine e incontro”

I Domenica di Quaresima (Anno C) (06/03/2022)

Vangelo: Lc 4,1-13

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito
nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. (…) Dopo aver esaurito ogni
tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Luca 4,1-2a.13

Si apre il percorso quaresimale e ci colloca nel deserto. Non è uno spazio negativo: nella tradizione biblica esso, luogo di silenzio privo di parole umane, come la stessa etimologia ebraica evoca, è ambiente favorevole al risuonare della Parola autentica, quella di Dio, innamorato del suo popolo. La Parola eterna del Padre, come ricorda san Paolo ai Romani nella seconda lettura, è vicina a noi, sulla bocca e nel cuore: è Cristo, risorto dai morti, Salvatore di tutte le genti. Credere in Lui e invocare il suo nome è pegno di salvezza.

Israele ha conosciuto nel deserto la fedeltà di Dio e la stabilità della sua Parola: nel percorso quarantennale che lo ha condotto alla salvezza, Israele ha vissuto grandi tentazioni e compiuto grandi  peccati, ma sempre ha sperimentato che Egli lo ama e combatte al suo fianco, e al suo posto, contro i suoi nemici. Proprio nel deserto Dio ha pronunciato le dieci Parole, bussola per il popolo santo. Con mano potente e braccio teso ha liberato la moltitudine che si è scelto, nonostante la sua infedeltà. Questo canta e professa con la sua bocca Israele, questo celebra e rievoca con memoria grata nella Pasqua che ci è presentata nella prima lettura: una benevolenza che Israele ha disatteso ma che Dio ha rinnovato con larghezza, un’abbondanza di frutti che Israele non ha coltivato ma che Egli ha elargito, una bellezza che Israele contempla, che si rinnova ogni istante e ripete il miracolo della salvezza e della vita.

Il Signore ci conduce nel deserto per parlare al nostro cuore, come ricorda il profeta Osea in un passo capitale: è la stessa esperienza che fa Gesù che, nel primo Vangelo domenicale della Quaresima, subito dopo aver ricevuto il battesimo di Giovanni nel Giordano si reca, «pieno di Spirito Santo», in un luogo solitario. Lo Spirito è sempre con Gesù: Egli sa che nel deserto può incontrare il Padre suo; diverse volte nei Vangeli è detto che Gesù si apparta per pregare. Nel deserto il Figlio vive un’esperienza di grande intimità con il Padre e, nel contempo, viene tentato dal diavolo, per quaranta giorni. Fortissimi gli echi biblici di questo  racconto: l’Esodo, di cui le tentazioni richiamano puntualmente episodi capitali; le parole pronunciate dal demonio, poi, evocano passi della Scrittura – tra cui il Salmo 90, che preghiamo nel responsorio – e Gesù stesso risponde con la Scrittura.

RITORNARE A DIO Il diavolo mira, in modo perverso, a distruggere la relazione tra Gesù e il Padre: le tentazioni vogliono minare la sua coscienza di essere Figlio e farlo dubitare del grande amore di Dio. Il diavolo fa lo stesso con noi: attraverso le seduzioni della sicurezza della vita materiale (il pane), del potere (i regni), della gloria (sfidare Dio), che sono le tre grandi concupiscenze con cui in tutta la storia, dall’Eden
all’Apocalisse, devia l’animo dell’uomo, il nemico vuole convincerci che è meglio fare da soli che affidarci al Padre «come un bambino in braccio a sua madre» (Salmo 131). Recuperiamo invece la certezza che solo Dio è il Bene e, in questa Quaresima, ritorniamo a Lui con tutto il cuore, cercando riparo all’ombra delle sue ali, nel deserto di ogni voce umana, nell’abbraccio potente della sua misericordia. Buon  cammino!

Fonte:https://www.famigliacristiana.it/