Laura Paladino “Convertirsi e capire il disegno di Dio”

III Domenica di Quaresima (Anno C)  (20/03/2022)

Vangelo: Lc 13,1-9

Si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere  insieme a quello dei loro sacrifici. Disse: «Credete che fossero più peccatori di tutti i Galilei per aver subito tale sorte? Se non vi convertite, perirete allo stesso modo.

Luca 13,1-3

Nella III domenica di Quaresima ci troviamo tra la gente, di fronte a fatti tragici: Pilato ha fatto uccidere
alcuni Galilei mentre offrivano sacrifici al Signore; una disgrazia ha visto perire diciotto persone per il crollo della torre di Siloe. Quanti fatti come questi costellano le nostre cronache! La terra è insanguinata da  guerre sferrate in nome di interessi economici, politici o religiosi; terremoti, pandemie, fenomeni atmosferici provocano la morte di tanta gente. E siamo tentati di dire: «Dov’è Dio? Perché permette tutto  questo e non interviene?». O anche: «Se lo sono meritato, il Signore ha voluto punirli, ma per me, che mi comporto bene, la vita prosegue serena».

A queste reazioni, tipiche di ogni epoca e cultura, risponde la liturgia di oggi, una guida per comprendere il disegno di Dio sulla storia e per capire cosa sia la vera conversione. Il Signore si serve di noi, delle nostre mani, del nostro cuore, della nostra intelligenza, per trasformare il mondo ed estirpare il male. Nel passo dell’Esodo Dio si manifesta a Mosè mentre pascola il gregge del suocero: il Signore entra nella sua quotidianità per manifestarsi come il Dio della vita, si rivela a lui («Io sono il Dio di Abramo») e lo invia ad agire nel Suo Nome («Dirai agli Israeliti: “Io-Sono” mi ha mandato a voi») per salvare il popolo dall’oppressione e condurlo alla libertà. Mosè è il braccio di Dio: attraverso lui agisce il Signore, misericordioso e pietoso, come ricorda il Salmo responsoriale.

Anche oggi Dio agisce attraverso noi. La domanda non è dunque «Dov’è Dio?», ma: «Dove siamo noi, uomini e donne fatti a sua immagine? Quante e quali sono le nostre responsabilità concrete? Continuiamoa pascolare quietamente il nostro gregge o percepiamo come Mosè la presenza di Dio, lo adoriamo e ci mettiamo in ascolto per capire cosa concretamente vuole da noi?». Paolo nella seconda Lettura avverte: quelli che erano con Mosè nel deserto erano tutti pii, ma «non furono graditi a Dio» e «furono sterminati», «desideravano cose cattive» e «mormoravano »! Gesù ci ammonisce: «Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo!».

NOI SIAMO LE SUE MANI Convertirsi significa anche passare da una percezione di Dio secondo cui Egli interviene e cambia le cose in modo magico (per esempio fa tacere le armi) alla comprensione del suo disegno di vita eterna: Lui, il padrone della vigna, ci chiama all’esistenza, ci mette gli uni accanto
agli altri e, anche se tardiamo a realizzare quanto ha pensato per noi a beneficio di tutti, ci dà tempo, potandoci come il fico, piuttosto che tagliarci. Noi siamo le sue mani: attende con pazienza che assumiamo con maturità la nostra missione, qualunque sia, e portiamo frutti buoni. Le sofferenze
di questa vita, in tanti casi prodotte dal peccato dell’uomo, che ritarda o impedisce la realizzazione del Bene, sono anche l’occasione per riconoscere l’impronta della misericordia senza fine di Dio, che nel
corso degli eventi terreni ci richiama alla vera gioia. Allora comprendiamo il senso dell’invito quaresimale: «Convertiamoci, il tempo si è fatto breve». È sempre troppo breve il tempo che abbiamo per rispondere
una buona volta alla tenerezza di Dio che con noi ricomincia sempre da capo!

fonte:https://www.famigliacristiana.it/


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