Wilma Chasseur “BEATI I MISERICORDIOSI”

IV Domenica di Quaresima – Laetare (Anno C)  (27/03/2022)

Vangelo: Lc 15,1-3.11-32

Il prodigo di questo brano, si rivela essere il padre più che il figlio: infatti la parabola del figliol prodigo, potrebbe benissimo essere chiamata: parabola del padre prodigo! Prodigo di misericordia verso quel figlio veramente disgraziato.
Che faccia tosta!
Disgraziato nel senso che prima ha avuto la faccia tosta di chiedere al padre, la parte che gli spettava. E il padre non era tenuto a dargliela, perché in genere l’eredità passa ai figli, dopo che il padre è morto. “Era quasi come augurargli la morte affinché lui potesse godersi l’eredità” come scrive H. Nouwen. E il padre, prodigo al massimo, gliela concede, nonostante non fosse tenuto a farlo. Anche perché, trattandosi del figlio più giovane, probabilmente era ancora minorenne e non aveva né l’età, né la capacità di amministrarla quella eredità, come poi infatti si vedrà.
Il figlio, ricevuta dunque l’eredità, parte in un paese lontano e si dà alla bella vita. Poi, dopo aver
dilapidato tutte le sue sostanze, venne la carestia in quel paese. In tempo di carestia, si sa, se la
passa male anche chi sta bene, figuriamoci chi è al verde completo! Gli amici se la squagliano e il
povero figliolo, pur di sopravvivere, va a pascolare i porci sperando di potersi saziare delle loro
carrube. Ed ecco che allora gli ritorna in mente la casa del padre.
Anche le carrube possono convertire…
Fra gli ebrei c’era un detto “Quando gli israeliti, hanno bisogno di mangiare carrube, è la volta che si convertono!” E così riprende la strada verso casa. Altro che retta intenzione! Se avesse avuto da mangiare e da bere, non si sa se sarebbe ritornato.
Ma il padre, ricco di misericordia, lo accolse a braccia e cuore aperto.
Ciò che colpisce in questo brano, è proprio la misericordia senza limiti del padre. Non si può
proprio dire che il figlio tornasse per amore del padre o per il pentimento del suo peccato, e neanche
per la nostalgia di casa. “Io qui muoio di fame mentre i salariati di mio padre, hanno pane in
abbondanza”… E il padre chiude non solo un occhio, ma tutti e due e spalanca ancor più le braccia.
Gesù qui e in altri passi del Vangelo, si dimostra un impareggiabile pedagogo: Sa sfruttare con
estrema maestria le nostre intenzioni storte! Zaccheo era salito sul sicomoro per curiosità e Gesù lo
salva quel giorno stesso. Alla samaritana, che va al pozzo per prendere acqua, Gesù suscita la sete
dell’acqua viva che la disseterà per l’eternità. Egli è estremamente realista; non pretende da noi il
puro amore e la retta intenzione fin da subito: quello è un punto d’arrivo, non di partenza, e ci vuole
tutta una vita per conseguirlo! E forse non basta neanche. San Francesco di Sales diceva che l’amor
proprio (quindi amore interessato) muore un quarto d’ora dopo di noi…
Ma Gesù sa di che pasta siamo fatti. Era amico dei peccatori e dei pubblicani (“vi precederanno nel
Regno dei Cieli”) e si è scagliato contro i farisei, i puri, gli osservanti dei 613 precetti della Torah
(altro che i nostri dieci comandamenti), ma erano ipocriti.
Buona volontà e… guard-rail
Gesù in questo Vangelo, ci dice che al Padre basta vedere in noi un po’ di buona volontà e un inizio
di pentimento, per accoglierci a cuore e braccia aperte! Le intenzioni non rette Gli servono a
meraviglia come guard-rail per impedirci di andare fuori strada.
Impariamo anche noi da questa parabola, ad essere misericordiosi e a non pretendere dagli altri, più di quanto Dio pretenda! “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia”.

WILMA CHASSEUR

Fonte:http://www.incamminocongesu.org/


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