Monastero Matris Domini Lectio “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”

V Domenica di Quaresima (Anno C)  (03/04/2022)

Vangelo: Gv 8,1-11


1 Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava
da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna
sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4
gli dissero: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante
adulterio. 5 Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”.
6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a
scrivere col dito per terra. 7
Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: “Chi di voi è
senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. 8
E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Quelli, udito
ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo.
10Allora Gesù si alzò e le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. 11Ed ella rispose: “Nessuno,
Signore”. E Gesù disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”.
Collocazione del brano
Questo brano ha avuto una storia un po’ turbolenta. Nei manoscritti più antichi di Giovanni non viene
riportato, apparendo solo a partire dal III secolo. Nonostante ciò, la sua canonicità è stata difesa a spada
tratta da alcuni grandi esponenti della Chiesa, quali s. Agostino, s. Ambrogio e s. Girolamo. E’ un brano che
per un certo tempo è circolato in modo indipendente, e che poi, per un motivo non ancora individuato, è
stato inserito nel racconto di Giovanni, spezzandone la linearità. Per il suo stile assomiglia più ai Vangeli
sinottici (ad esempio vi si parla di scribi e farisei, personaggi che Giovanni non cita, parlando sempre di
“Giudei”), in particolare a Luca, per la sua attenzione ai peccatori e all’atteggiamento di perdono da parte di
Gesù. Nel Vangelo di Luca ci starebbe bene dopo Lc 21,37-38 (“Durante il giorno insegnava nel tempio; la
notte, usciva e pernottava all’aperto sul monte detto degli Ulivi. E tutto il popolo di buon mattino andava
da lui nel tempio per ascoltarlo”).
Per tutti questi motivi la Chiesa ha scelto di porlo nel cammino quaresimale nell’anno C, in cui si legge
principalmente il vangelo di Luca.
Lectio
1 Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo
andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Questo episodio si trovava all’interno di una narrazione più ampia. Il ricordo del monte degli Ulivi è un
segno inequivocabile che l’episodio si collocava durante gli ultimi giorni del ministero e della vita di Gesù.
Egli si trovava a Gerusalemme e ogni giorno insegnava nel tempio. Cf. il sommario di Lc 19, 47-48. Questi
versetti ricordano l’autorità con cui Gesù insegnava. Il popolo veniva per ascoltarlo ed egli si poneva
seduto, come un vero maestro, per impartire i suoi insegnamenti. Il fatto che scribi e farisei cercassero un
motivo per metterlo alla prova ben si inserisce nelle ultime controversie che Gesù ha sopportato prima del
suo arresto (si veda ad esempio, per rimanere in Luca, l’intero capitolo 20 di questo Vangelo).
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Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo
La donna viene posta in piedi, nel mezzo, come era d’uso durante gli interrogatori giudiziari. Questa
posizione la isola e nel contempo evoca attorno a lei il cerchio degli accusatori minacciosi. Gesù è ancora
seduto per insegnare e fa parte di questo cerchio, mantenendo la propria posizione di autorità. Nonostante
la donna sia al banco degli imputati, gli accusatori non interrogano lei, interrogano Gesù, perché la donna è
solo un pretesto per far cadere il Maestro. Il “mezzo” ricorda anche gli incisi che accompagnano le
prescrizioni della Legge (anche Dt 22,21.24 in cui si tratta proprio dell’adulterio): “così eliminerai il male di
mezzo a te”.
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e
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gli dissero: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5 Ora Mosè, nella Legge, ci
ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”.
Gli scribi e i farisei intendono contrapporre l’insegnamento di Gesù a quello di Mosè: tu che ne dici? Non
era lui che in Mt 5 aveva ripetuto più volte: “vi è stato detto, ma io vi dico”?
La pena per l’adulterio nella legge mosaica era molto dura. Levitico 20,10 prevedeva la pena capitale
dell’adultero e della sua complice. In Deuteronomio 22,22-24 era contemplata la lapidazione di entrambe
alla porta della città, nel caso in cui l’adultera fosse una donna fidanzata. Vi era anche una particolare
procedura che il sacerdote eseguiva nel caso in cui un marito sospettasse che la moglie fosse adultera ma
non ne avesse alcuna prova (Nm 5,12-31 ). L’adulterio nella storia di Israele è simbolo dell’idolatria. La
donna può essere quindi vista come il popolo di Dio che non sempre ha saputo mantenersi fedele al suo
Signore, e che con Gesù vede una nuova possibilità di comunione con Dio.
6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
I tentativi di accusare Gesù si ritrovano nel brano del tributo a Cesare (Lc 20,20-26, in particolare il versetto
20). Se Gesù avesse detto di perdonare alla donna adultera si sarebbe messo in conflitto con la Legge
mosaica. Se avesse approvato la lapidazione, avrebbe contraddetto la propria predicazione e inoltre si
sarebbe messo contro l’autorità romana che rivendicava a sé le sentenze capitali. Come altre volte gli scribi
e i farisei (ma come anche Gesù, cf. Lc 20,1-8) pongono Gesù davanti a due alternative, ancora più
stringenti, poiché gli portano una donna colta in reato flagrante. Ma Gesù saprà trovare una terza
soluzione, quella più umana!
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra.
Su questo atteggiamento di Gesù sono stati versati fiumi di inchiostro, ma ancora non si sa bene quale
significato attribuirvi. Forse Gesù cercava di guadagnare tempo, oppure mostrare indifferenza, o ancora
scriverebbe la sentenza prima di leggerla ad alta voce, secondo il diritto romano. Vi può essere però un
significato simbolico, che ricorda questa frase di Geremia: “Coloro che si allontanano da Te saranno scritti
nella polvere” (Ger 17,13). Gesù starebbe scrivendo in terra i nomi degli accusatori, non tanto per accusarli,
ma per ricordare loro che ognuno nella propria coscienza deve riconoscere la sua condizione di peccatore
(come espliciterà poco dopo), facendo funzionare la Legge non come un repertorio di interdetti, ma come
rivelatrice dei cuori.
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Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, getti per
primo la pietra contro di lei”.
Gesù si alza in piedi, dando una particolare solennità a quello che sta dicendo. Secondo la prassi della
lapidazione di una persona che si era macchiata di idolatria (Dt 17,5-7) erano i testimoni del suo peccato
(mai uno solo, ma due o tre) che avevano il diritto di scagliare su di lei la prima pietra dell’esecuzione
capitale. Anche qui si vede il collegamento tra l’idolatria e l’adulterio. Quindi Gesù dà la facoltà di iniziare la
lapidazione proprio a coloro che pensavano di essere senza peccato.
Diversi studiosi, temendo che la frase di Gesù svuotasse di significato qualsiasi giudizio penale, hanno
cercato di ammortizzarne un po’ la portata, limitando il peccato di cui si parla alla sfera sessuale, o
attribuendo la frase alla Chiesa e non a Gesù. Ma l’affermazione ha una sua durezza che va mantenuta. In
prima battuta: nessuno è giusto davanti a Dio; secondariamente: i discepoli devono evitare qualsiasi
ipocrisia nel giudicare gli altri (cf. Mt 7,1-5: la pagliuzza e la trave nell’occhio).
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E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra.
Gesù ripete il gesto dello scrivere per terra, ribadendone il significato. Inoltre il movimento di
chinarsi/alzarsi può essere inteso in modo simbolico con la sua passione, morte e risurrezione, il
movimento con cui ha riscattato l’umanità dal peccato e dalla morte.
9Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la
donna era là in mezzo.
Le sue parole però hanno un grande effetto. Gli accusatori se ne vanno. Prima i più anziani, forse perché più
esperti della fragilità della propria natura umana. L’intervento di Gesù ha trattenuto questi uomini dal
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compiere un atto di violenza, essi vi rinunciano liberamente e questo atto può essere anche per loro l’inizio
di un cammino di conversione. Gesù rimane solo: il tranello teso contro di lui non ha funzionato e la
controversia è svanita. Solo la donna rimane, non se ne fugge, forse attende ancora da parte di Gesù un
giudizio a suo riguardo.
10Allora Gesù si alzò e le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”.
Gesù in modo familiare le chiede che fine abbiano fatto i suoi accusatori. E’ il primo che in questo episodio
le parla, la tratta come una persona e non come una cosa. Le chiede una cosa che Lui già sa, vuole che
anche lei prenda coscienza di ciò che è successo. La donna aveva rischiato la morte per lapidazione, ma
Gesù aveva operato per lei un cambio di scena, la liberazione.
11Ed ella rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare
più”.
La donna riconosce quello che è accaduto e si rimette al giudizio di Gesù, che chiama Signore, non Maestro.
Gesù pronuncia su di lei il proprio giudizio e dice di non condannarla, ma la esorta a non peccare più, come
ha detto anche la paralitico della piscina di Betzatà (Gv 5,14). Non la giustifica nel suo errore, ma le indica
un nuovo stile di vita che rinuncia al peccato e alle sue conseguenze di morte (anche quando si riesce a farla
franca). Gesù si è trovato davanti alla realtà del peccato. Egli è in grado di smascherarlo e di liberare coloro
che ne sono schiavi (anche gli accusatori della donna).
Meditatio

  • Mi è mai capitato di essere infedele agli impegni presi con una persona (non necessariamente
    impegni matrimoniali)? Per quali motivi?
  • In quali occasioni avrei volentieri scagliato la prima pietra contro qualcuno? L’ho fatto o mi sono
    trattenuto/a?
  • Qual è il mio atteggiamento verso i miei peccati?
    Preghiamo
    (Colletta V domenica di Quaresima, anno C)
    Dio di bontà, che rinnovi in Cristo tutte le cose, davanti a te sta la nostra miseria: tu che ci hai mandato il
    tuo Figlio unigenito non per condannare, ma per salvare il mondo, perdona ogni nostra colpa e fa’ che
    rifiorisca nel nostro cuore il canto della gratitudine e della gioia. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Fonte:http://www.matrisdomini.org/


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