FULVIA SIENI “Misericordia et misera”

V Domenica di Quaresima (Anno C)  (03/04/2022)

Vangelo: Gv 8,1-11

Un incontro insperato quello che l’evangelista Giovanni racconta in una delle pagine evangeliche tra le più note: una donna, la cui condanna a morte sembra essere scritta su di lei in modo indelebile, e Gesù, il vero imputato in questo processo improvvisato sulla polvere del Tempio. La sentenza attesa vorrebbe vedere il sangue di lei scorrere sotto una pioggia di sassi e il sangue del Signore imporporare la (pretesa) giustizia di scribi e farisei.

Ciò che accade invece ha un altro sapore e altri colori, ci sorprende quasi come un ribaltamento delle sorti; questo Vangelo ci investe del buon profumo di Cristo che inonda, attraverso le sue parole, anche la temibile giuria: il protagonista è, ancora una volta, lo sguardo di Gesù che sottrae il volto ai suoi polemici interlocutori, attratto dalla terra, chino su quella materia polverosa da cui tutti siamo stati plasmati e resi vivi dall’umido soffio dello Spirito.

Vorrebbe che tutti guardassimo con lui a quella polvere, che tutti leggessimo ciò che il dito di Dio vi ha inscritto donando la vita, vorrebbe che quella stessa terra, quell’adamà, ci ricordasse da dove veniamo e quale grazia senza merito sia per noi vivere, vedere la luce, respirare, amare, cantare, gioire, muoversi… vorrebbe davvero che quell’humus ci insegnasse di nuovo l’umiltà della fraternità e, quindi, il perdono.

Ma a scribi e farisei di quel tempo come di oggi, i gesti non bastano come non sono mai sufficienti per coloro che tutto vogliono capire, controllare, giudicare e in un certo senso possedere. Insistono e domandano ed ecco la Parola, il Verbo di Dio che emerge, come da un silenzio raccolto, per mettere a tacere il tumulto cinico del loro e del nostro cuore: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» (Gv 8, 7). «È certamente la voce della giustizia — osserva sant’Agostino e colpiti da questa giustizia come da un enorme strale, esaminandosi e trovandosi peccatori, “se ne andarono l’uno dopo l’altro”. Restarono solo due persone: la misera e la misericordia». (Trattato sul Vangelo di Giovanni, XXXIII )

Questa donna, misera perché abbandonata e strumentalizzata da uomini senza scrupoli, e il cui nome, per pudore e rispetto, mai è rivelato nei Vangeli, conosce e lo permette anche a noi, una giustizia che non condanna ma rilancia, che non scende a compromesso con il peccato ma scommette sul futuro, sul seguito della storia, con dolcezza e determinazione. «Va’» le dice Gesù, riconsegnandola in un momento alla sua vita, alla cura di sé, a nuove possibilità, a nuovi amori, alla capacità, sempre aperta nella coscienza, di scegliere tra il bene e il male, e tra ciò che fa bene e ciò che fa male.

E Gesù, volto e voce della misericordia del Padre, «guarda negli occhi quella donna e, leggendo nel suo cuore, vi trova il desiderio di essere capita, perdonata e liberata. La miseria del peccato è rivestita dalla misericordia dell’amore. (…) La misericordia rinnova e redime perché è l’incontro di due cuori: quello di Dio che viene incontro a quello dell’uomo. Questo si riscalda e il primo lo risana: il cuore di pietra viene trasformato in cuore di carne, capace di amare nonostante il suo peccato.» (cfr. FRANCESCO , Misericordia et misera 1. 16, 2016).

Preludio del più vero annuncio pasquale!

di FULVIA SIENI


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