Don Paolo Zamengo ” Questione di sguardi”

V Domenica di Quaresima (Anno C)  (03/04/2022)

Vangelo: Gv 8,1-11

E noi da che parte stiamo? La donna è là in mezzo, scribi e farisei da una parte, Gesù dall’altra. Nello spazio sacro del tempio risuonano le parole dei professionisti delle religione: chiedono la morte, la chiedono in nome della Legge, e chiedono la lapidazione.

La donna è solo un pretesto per mettere alla prova Gesù. Che brutto ridurre una persona a pretesto. Ed è impressionante lo sguardo gelido degli accusatori. La donna è solo un oggetto da trasportare: “gli condussero una donna”. La donna è muta, come se l’avessero già lapidata prima ancora di essere giudicata. Lapidata dai loro occhi.


E mi chiedo se sono anch’io dalla parte degli scribi e dei farisei e se sono così sicuro di non avere anch’io uno sguardo che lapida trattando gli altri come oggetti, come pretesti. O se basta anche al mio giudizio un solo peccato per condannare gli altri.


Ma poi i nostri occhi guardano Gesù. Dovremmo sempre guardare Gesù, soprattutto quando intorno a noi si sventola con durezza la legge. Il vero giudizio, la vera distanza, la fa lo sguardo, quello degli accusatori contro lo sguardo di Gesù. La differenza la fa lo sguardo. È questione di occhi.


Anche Gesù guarda la donna, è il vangelo a dircelo. E, dopo aver sbugiardato gli accusatori e la loro aria da giudici impietosi, dopo aver ricordato che anche a loro appartiene la condizione di peccatori, che è di tutti, nessuno escluso, rimane solo, lui e la donna. “Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo”.

Mi sembra di vederli. Soli, loro due: “la misericordia e la misera”. E Gesù tace, quasi volesse liberare l’aria pesante di quel parlare sguaiato, della durezza dell’anima. E’ nel silenzio degli sguardi che ci possiamo incontrare. Lasciati interrogare dagli occhi e poi parla.

E Gesù si china. Gesù sceglie questa posizione, l’unica da cui può parlare. Non dall’alto in basso, ma dal basso in alto. Parla, ma dopo essersi chinato. Ci insegna che un uomo ha il diritto di guardare dall’alto in basso un altro uomo solo per aiutarlo a rimettersi in piedi.

Ora Gesù è chinato davanti alla donna, davanti a lei è nella posizione che ritiene giusta per sè. La donna lo vede in basso che scrive sulla terra. Come se il dito di Dio non scrivesse più parole nella durezza della pietra del monte Sinai, ma nella precarietà e fragilità della terra di cui siamo fatti.

Nessuno sa che cosa ha scritto, certo non era una parola “contro”, ma era una parola “per” per quella donna. Era una parola che gli veniva dal cuore. Ne erano specchio i suoi occhi, il suo sguardo. Non dobbiamo mettere le nostre energie per far rispettare le regole se ci manca il cuore. È il cuore che guida al rispetto della legge. Il cuore che la donna trovò nello sguardo di Gesù: “Neanch’io ti condanno. Va’ e d’ora in poi non peccare più”.


Guardare con gli occhi di Dio per infondere speranza. Il cristiano deve guardare il mondo come lo vede Dio. Il peccato spesso grida un bisogno. L’uomo è un ferito prima che un peccatore; è un cuore che soffre prima che un impenitente superbo; è un uomo in attesa più che un testardo presuntuoso.

Guardiamo l’umanità come l’ha vista Gesù dall’alto della sua croce. «Per le sue piaghe noi siamo stati guariti!».


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