Don Paolo Zamengo “Il racconto della Passione”

Domenica delle Palme (Anno C) (10/04/2022)

Vangelo: Lc 22,14-23,56

È  il grande racconto, quasi un anticipo di Pasqua, preludio della grande ora verso cui cammina tutta la Quaresima. Dove arrivare? Fin dove salire? 

La lettura della Passione ci accompagna emozionati in questo viaggio, il più grande viaggio della storia. Camminiamo e  contempliamo. E ritorniamo a raccontare. Il nostro cammino porta qui, all’ora della croce. 

Qui si conclude. Se ti fermi prima, prima del Golgota, prima dell’ora della croce, non arrivi  al volto di Dio, o avviene – quante volte purtroppo è avvenuto – il fraintendimento del volto di Dio e della regalità di Cristo. 

Allora non fermarti prima, arriva fin sotto la croce. Rimani con la folla a guardare, in muta contemplazione. È importante contemplare, come succede per un volto che ami, e non finisci mai di vederlo, di rivederlo, di contemplarlo.  È l’ora della contemplazione e non può non essere accompagnata da un’emozione, dall’emozione che ci accompagna ogni volta che si svela il segreto di un cuore. È l’ora della tenerezza profonda. 

Qui, nell’ora del cuore, è lo svelamento del volto di Dio, della sua ‘passione’ per l’umanità, per la nostra terra. “Così tutta la folla che era venuta a vedere, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto ” (Lc 22, 48). 

La croce è la grande visione del credente, la visione dalla quale non dovrebbe mai staccare lo sguardo, lo sguardo del cuore. È l’inizio della conversione. Perché ci sono altri sguardi: quello dei capi del popolo, di Pilato, dei farisei, lo sguardo dei soldati, lo sguardo dell’altro ladrone, occhi che non vedono niente. Non c’è purezza di cuore e non vedono Dio. 

C’è in loro la pretesa di giudicare secondo la vecchia logica del mondo ma non capiscono niente.  La vecchia logica li accomuna ma non permette di capire la vera regalità di Cristo.  Non fanno che ripetere ‘salva te stesso’.

È la vecchia logica urlata sotto la croce, la logica di fidarsi di se stessi, la logica dei capi, dei soldati, dei violenti.  Salva te stesso se hai dignità; se vuoi contare, se vuoi essere utile, scendi dalla croce e salvati. 

Ma Gesù rimane sulla croce e sceglie di perdere la vita. ‘Chi perde la vita la troverà, ma chi vuol salvare la vita la perderà’ (Gv 12, 25). La sfida è la stoltezza della croce. È la vittoria della croce. È amore immenso. E questo succede sul Calvario. 

Se contempliamo il Calvario con purezza di cuore scopriamo che quella croce è l’annullamento della distanza. Il Figlio dell’uomo lo possiamo chiamare per nome. Anch’io, anche se sono un malfattore lo posso chiamare ‘Gesù’. Sì Gesù, ricordati di me. E Dio si ricorda. 

Questo è il nome di Dio nella Bibbia: “Dio si ricorda”. Leggiamolo sulla croce il nome di Dio, leggiamolo nel Crocifisso  sulla croce. Dio ricorda.  Dio si ricorda. Dio salva noi, non salva se stesso. E da quella croce, che è l’unico vero trono regale di Cristo, vieni via pentito cioè convertito, convertito al Vangelo. 

La logica del salvare se stessi ha costruito muri e divisioni. La logica nuova, quella di salvare gli altri, costruisce ponti e stringe mani. Chi sosta a lungo sotto la Croce, chi ne respira il profumo e se ne lascia inebriare,  e lo diffonde. 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: