Mons Angelo Sceppacerca Commento Pasqua di Resurrezione

17 aprile – Pasqua di Resurrezione

Liturgia: At 10, 34.37-43; Sal 177; Col 3, 1-4; Gv 20, 1-9

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

È il Vangelo di Giovanni, colui che sa di essere l’ultimo testimone oculare della risurrezione. Il più giovane tra gli Apostoli, probabilmente è vissuto molto a lungo, sapendo che tutti gli altri erano scomparsi e allora prepara il passaggio dalla fede di chi ha visto a chi, senza aver visto, crede alla sua parola, aiutando nel passaggio dall’esperienza dei primi alla nostra.

Dopo i terribili giorni della sofferenza sorge l’alba della pasqua, con la vita che esplode la morte. Nel risorto tutto ringiovanisce e trova luce. Dopo la notizia portata da Maria di Màgdala agli apostoli, Pietro e Giovanni corrono per verificare di persona e trovano il sepolcro sgombro, il sudario e le bende svuotate del corpo di Gesù. Pietro percepisce l’assenza del Maestro, Giovanni vede e crede che Gesù è risorto.
Fu così il mattino di quella pasqua. E’ così ogni volta che con la stessa fede di Giovanni riconosciamo il risorto nel pane spezzato e nel vino versato. Pasqua ed eucaristia: Gesù dona a noi la sua vita, perché anche la nostra sia impastata così. E tutto ritrova interesse e valore, innanzitutto la sofferenza e la morte.

L’eucaristia è un velo che solo lo sguardo della fede può traversare. Ma anche quel mattino di pasqua l’evidenza della resurrezione fu affidata a dei segni e, soprattutto, all’esperienza della presenza e all’incontro col Risorto. Nessuno “vide” la resurrezione. Gli apostoli e molti testimoni incontrarono il Risorto. Nelle apparizioni i protagonisti sono gli stessi testimoni: Maria di Magdala, le donne al sepolcro, i discepoli sulla strada di Emmaus.

Oggi è raccontata un’esperienza indiretta del risorto, la constatazione della tomba vuota e di alcune tracce. Questi segni sono però sufficienti per muovere la fede: “entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette”. Non è un’esperienza minore, inferiore alle altre, anzi è significativa di come oggi un cristiano può partecipare all’evento centrale della propria fede, la Risurrezione, attraverso i segni dell’amore di Dio, anche se non vede il Risorto in carne ed ossa. Giovanni, il discepolo amato dal Signore, anticipa la beatitudine di coloro che “pur senza aver visto crederanno”. L’amore apre alla fede e non pretende di “vedere per credere”.

Lazzaro era uscito dalla tomba ancora avvolto nelle bende e nei panni della sepoltura. Qui tutto è lasciato nella tomba. Non c’è nessun paragone fra la resurrezione di Lazzaro e quella di Gesù. A differenza di Lazzaro, la morte non ha più alcun potere su Gesù. Continua ad averne su di noi finché non facciamo pasqua. Vuol dire che la nostra vita non può essere come prima, perché Gesù è vivo ed è il principio di una vita nuova capace di un grande cambiamento di pensieri, sentimenti, gesti e parole. E’ possibile questo cambiamento che rinnova tutto, perché lui è in mezzo a noi.

Negli antichi codici, c’è la storia di una fanciulla, che aveva fatto parte del gruppo delle donne che avevano accompagnato Gesù fin sul Calvario. Era timida e riservata. Alla notizia della Risurrezione, non aveva avuto bisogno né di visioni né di conferme. Aveva creduto subito e si era fatta pellegrina per annunciare le parole di Gesù. Non aveva più paura. Un giorno un uomo, impressionato dalla sua testimonianza, le chiese: “Qual è il segreto del tuo coraggio?”. “L’umiltà, mi ha insegnato il Maestro”. “E a che cosa serve l’umiltà?”. “A dire per prima: ti voglio bene”.

L’amore attrae con la sua bellezza; ma deve superare lo scandalo della sofferenza del mondo. Da sempre nella storia dell’umanità si leva verso il cielo l’interrogativo tremendo, che a volte diventa ribellione e negazione: Perché il male? Perché Dio lo permette? Il credente sa di non essere più solo nella sua sofferenza; sa che una potente forza di liberazione conduce avanti la storia delle persone e dei popoli, anche quando è densa la notte del dolore, dell’odio, della distruzione, dell’angoscia e della morte.

Oggi il suono delle campane può suggerire una risposta: “la vita senza Dio non funziona, perché manca la luce, perché manca il senso di cosa significa essere uomo” (Benedetto XVI).

Mons Angelo Sceppacerca17 aprile 2022

Fonte:https://www.diocesitrivento.it/


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