Don Paolo Scquizzato OMELIA di Pasqua «Risurrezione del Signore»

17 aprile – Pasqua di Resurrezione

Liturgia: At 10, 34.37-43; Sal 177; Col 3, 1-4; Gv 20, 1-9

Immagini dall’inferno.
Bucha, Mariupol’, Kharkiv… Civili uccisi lasciati per strada senza sepoltura, donne abusate, bambini abbandonati.
Immagini dall’inferno di una guerra insensata, come insensata è ogni guerra. E tutto a pochi giorni dalla Pasqua, evento che ricorda la vittoria di Dio Amore e Onnipotente sul dolore, la sofferenza e la morte.
Ma come è possibile credere ancora a tutto ciò?
Dov’è il Dio Amore, la sua Provvidenza, la cura compassionevole per i suoi figli?
L’evento risurrezione possibile che riguardi solo il ‘dopo morte’?
E ora?
Sempre drammaticamente attuali le parole del Salmo: “Per te ogni giorno siamo messi a morte, stimati come pecore da macello. 24Svègliati, perché dormi, Signore? Dèstati, non ci respingere per sempre. 25Perché nascondi il tuo volto, dimentichi la nostra miseria e oppressione? 26Poiché siamo prostrati nella polvere, il nostro corpo è steso a terra. Sorgi, vieni in nostro aiuto; 27salvaci per la tua misericordia” (Sal 44)
Forse aveva ragione Italo Calvino, indimenticabile scrittore italiano: «”Ci sono due modi per salvarsi dall’inferno, uno è facile e riesce a molti: adeguarsi all’inferno fino a diventare inferno e non vederlo più; l’altro è più difficile: cercare in mezzo all’inferno ciò che non è inferno e farlo durare, e dargli spazio” (Le città invisibili).
Credo che l’unico atto sensato che è rimasto da compiere (a credenti e non) in questo non-senso, sia ‘cercare ciò che inferno non è’, e dedicarvisi; prendersi cura del bello, della vita, del bene e farlo durare, dargli spazio, espanderlo.
Per dirla con le parole di Etty Hillesum: “A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzetto di amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi’ (Diario, 23 settembre 1943), in questo modo aiuteremo l’impotenza di Dio a spargere semi di risurrezione in questo nostro povero mondo, nel qui ed ora, al centro della vita.
Credere alla risurrezione non è un atto mentale, ma azione concreta. Infatti crede alla risurrezione chi aiuta la vita ad andare avanti, a far fare un passo avanti all’umanità malata e agonizzante.
«La resurrezione di Gesù è l’annuncio, la proposta essenziale della fede cristiana. Essa si rende credibile non dalle parole di banditori evangelici, bensì dalla loro testimonianza di vita. Se Gesù è realmente risorto deve ridondare dalle operazioni di coloro che lo proclamano tale. La risurrezione non è una parola magica, ma un programma di vita nuova, spirituale, celeste che tende a farsi breccia nel tempo. Vi credono tutti coloro che fanno compiere un passo avanti alla storia avvicinandola all’eternità. Forse sono molti di più di quanti si pensi, indipendentemente dalle loro convinzioni e confessioni religiose» (Ortensio da Spinetoli).
Buona Pasqua di risurrezione a tutte a tutti. Ora.

Fonte:https://www.paoloscquizzato.it/


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