Rocco Pezzimenti OMELIA di Pasqua «Risurrezione del Signore»

17 aprile – Pasqua di Resurrezione

Liturgia: At 10, 34.37-43; Sal 177; Col 3, 1-4; Gv 20, 1-9

1. Cristo è risorto! Quante volte abbiamo ripetuto questa frase, se non altro in ogni Credo domenicale. Con il tempo è diventata quasi una formula senza senso ripetuta più per abitudine che per convinzione. Ne abbiamo perso, forse, l’effettivo significato, quello che dà senso alla vita al punto da far dire a san Paolo che se il Cristo non è risorto, allora è vana la nostra predicazione e la nostra fede. È vana, è vuota, è priva di senso, un po’ come si è ridotta la nostra vita e quella del nostro tempo. Cristo è invece realmente risorto e non in modo metaforico. Lo dice chiaramente Giovanni quando, in questo capitolo 20, di cui oggi si legge una parte, usa il verbo vedere in vari modi indicando un itinerario di fede.

2. La prima ad arrivare al sepolcro, quando era ancora buio, è Maria di Magdala, una donna che corre subito dagli apostoli supponendo che il corpo di Gesù sia stato preso. Simon Pietro e Giovanni si precipitano subito al luogo della sepoltura. Il più giovane dei due arriva prima, anche se su questo episodio sono corsi fiumi di inchiostro, ma attende che Pietro entri per primo e verifichi, se possibile, l’accaduto. Poi entrò anche Giovanni. I due verificano la sistemazione del lino e del sudario e dopo questa osservazione i loro dubbi si sciolgono come neve al sole: credettero. Prima ancora delle apparizioni che il Signore riserverà loro, la scena rivela i segni dell’accaduto.

3. Videro e credettero e finalmente compresero le Scritture che, da sempre, avevano preannunciato la sua resurrezione. Sostengono, a riprova, che – come ricorda la prima lettura – hanno “mangiato e bevuto con lui”. Da qui presero coraggio per annunciare il Regno dei Cieli e la speranza della salvezza per tutti gli uomini. Pietro non esita a dire che Gesù “passò facendo del bene”. È questo che devono fare coloro che credono in Lui, pur sapendo che quanti non credono li perseguiteranno come Cristo stesso fu perseguitato. Saranno però sorretti dalla certezza che con Cristo resusciteranno. Per questo la loro fede non è vana.

4. Basta un po’ di lievito per far fermentare tutta la pasta. È l’entusiasmo di Paolo per ricordare che l’immolazione dell’agnello pasquale non è stata vana. Per capire la resurrezione non si può festeggiare con il vecchio lievito frutto di malizia e perversità. Occorre diventare nuovi con frutti di purezza e di verità. È questa novità che è gradita al Signore. Solo questa è in grado di far fermentare gli animi di quanti si incontrano e desiderano la vita eterna.

5. Per Paolo chi sa di dover risorgere deve cercare la vita di lassù, quella che ci avvicina al Cristo e al Padre che è nei cieli. Lo sguardo non può più essere rivolto verso le miserie del mondo se non per aiutare quanti ancora vi vivono a risollevarsi. Il nostro destino è quello di essere simili al Cristo nella sua gloria. Se questo ancora non avviene è perché, per ora, la nostra “vita è nascosta con Cristo in Dio”, ma siamo sicuri che, con la manifestazione della gloria di Cristo, si manifesterà anche la nostra.

Fonte:https://www.omelie.org/


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