fr. Massimo Rossi Commento II Domenica di Pasqua (Anno C)

II Domenica di Pasqua (Anno C) (24/04/2022)

Vangelo: Gv 20,19-31

Domenica in albis (deponendis): deponiamo la veste bianca ricevuta otto giorni fa, in occasione del Battesimo, quale segno di vita nuova; ma la vita (nuova) continua all’insegna della speranza che, con la grazia dello Spirito Santo – anche questa ricevuta nel Battesimo – non potrà che andar meglio.

E anche se la situazione esterna non dovesse cambiare – ci auguriamo, in meglio -, almeno la nostra interiorità si disponga ad accogliere il mistero della passione di Cristo con gli occhi della fede.

Non fermiamoci al puro dato fattuale, quello riportato dalle cronache dei giornali, aggiornato in tempo reale dalla televisione, o dalle ordinarie, quotidiane vicissitudine della (nostra) vita privata…

Il rischio è quello della disperazione, la sindrome di Giuda, come la chiamano i teologi: quella di credere che la tragedia, lo scandalo, la violenza efferata, l’odio, siano l’ultimo fotogramma, il gran finale del film… Credere – e sarebbe ancora peggio! – che il film della nostra vita sia irrimediabilmente, ineluttabilmente, fatalmente bloccato su questo fotogramma… nel senso che potrebbe anche esserci un lieto fine, ma noi non lo vedremo, non lo vivremo,…

Tantovale finirla qui.

La sindrome di Giuda è subdola, talora poco appariscente; la vita scivola pian piano, a piccoli passi, lungo una deriva fatta di piccole sconfitte, piccole avversità, poche soddisfazioni – sempre meno… -; una sorta di sabbie mobili nelle quali si affonda ogni giorno un po’ di più; le luci si affievoliscono fino a spegnersi. Non rimane nulla; e nel nulla si può anche affogare…

Il nulla, anticamera della morte.

Non è questa la realtà, non è questa la verità, se la guardiamo alla luce della Risurrezione!

Al tempo stesso, il mistero della Risurrezione è qualcosa di totalmente altro rispetto all’evidenza dei fatti! ed è questo il senso del Vangelo di oggi, la famosa pagina di Giovanni che racconta le prime due apparizioni agli Undici del Risorto: alla prima mancava Tommaso; e Tommaso dichiara che crederà alla testimonianza dei compagni (di aver visto il Signore vivo), a condizione di “mettere il dito nel segno dei chiodi e la mano nel suo fianco.”.

Lasciamo per qualche istante in stand by la vicenda e andiamo a vedere quali sono gli effetti, le ricadute dell’evento pasquale sui testimoni; ce lo racconta san Luca, nelle prime battute del libro degli Atti degli Apostoli – siamo al cap.15 -: “Molti segni e prodigi – la versione precedente del testo usava il termine ‘miracolì – avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Sempre più venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro.”.

La fede è contagiosa! Se solo smettessimo di dubitare che da soli non siamo nessuno, che, tanto, è tutto inutile, di fronte al male che ci sta letteralmente avvolgendo, come un serpente velenoso avvolge con le sue spire la preda e lentamente la soffoca,…

Tommaso, anche lui aveva rinunciato a credere, schiantato anche lui dai fatti di quel primo venerdì santo, come l’amico suicida.

Soltanto un miracolo avrebbe potuto ridare vita a quell’uomo, ormai morto dentro!

Ma la risurrezione non è un miracolo, almeno non nel senso che abitualmente si crede.

La risurrezione è iscritta nella logica dell’Incarnazione; una logica lontana, certamente, dalle logiche umane-solo-umane; ma, a modo suo, è logica, cioè normale, ordinaria; come normale e ordinaria è la speranza, per un credente adulto e maturo.

A quegli undici discepoli serviva un segno forte di presenza, la conferma, anzi, la scoperta che il loro Maestro non li aveva né traditi, né abbandonati. Ed eccolo lì, il loro Maestro, l’amico più caro, per il quale, loro per primi erano gli amici più cari… Per loro, prima che per noi e per tutti, Gesù aveva dato la vita. Ma lo strappo della croce era troppo violento per quei semplici pescatori… Senza la presenza di Gesù, non sarebbero stati in grado di elaborarlo, di superarlo.

E non basta ancora! Temo di non esagerare rilevando che il dramma vissuto per la morte improvvisa del loro Signore era nulla in confronto a quello a cui sarebbero andati incontro negli anni a venire: sto alludendo al martirio di sangue che ciascuno degli Undici riceverà; il primo a donare la vita per Cristo fu Giacomo il maggiore, figlio di Zebedeo, morto nel 44 dopo Cristo – 15 anni circa dopo i fatti della Passione – e che tutti conosciamo perché il suo nome è legato al famosissimo santuario di Santiago di Compostella, ove riposano i suoi resti mortali.

Venti secoli sono trascorsi da quegli eventi: venti secoli di storia del cristianesimo, venti secoli di storia della Chiesa, venti secoli di testimonianze di fede, talune pacifiche, talune suggellate nel sangue.
Noi siamo i depositari di questa plurimillenaria Tradizione.

Chi pensasse che gli Apostoli furono più fortunati di noi, avendo potuto constatare con i loro occhi e non solo che Gesù era risuscitato dai morti, costoro si sbagliano! Noi siamo incomparabilmente più ricchi e in un certo senso più fortunati: gli Undici erano soli a condividere un’esperienza, soli ad affrontare i sommi sacerdoti, i dottori della Legge, le autorità di Roma,… E, in quelle condizioni, è facile che affiori il dubbio di avere avuto una allucinazione collettiva. E di questo saranno anche accusati.

Ma noi abbiamo dalla nostra migliaia e migliaia, forse milioni di testimoni della fede! uomini e donne di ogni età, colore, cultura, formazione umana, accomunati però dalla stessa fede. Il sospetto di un’allucinazione collettiva sarebbe quasi come negare l’evidenza…

Se dopo venti secoli e più, ancora si vive e si muore per Cristo, con Cristo e in Cristo, avremo il coraggio di dubitare, anche noi come il buon Tommaso? Sarebbe un atteggiamento ideologico; un alibi per rinunciare ad impegnarsi sul versante del bene, in totale gratuità, senza pretendere alcun tornaconto, sazi e appagati del bene compiuto, per Cristo, con Cristo e in Cristo.

Fonte:https://www.qumran2.net/


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