Derno Giorgetti “METTIAMO IN DISCUSSIONE LE NOSTRE SICUREZZE”

Domenica 8 maggio – Santa Vergine di Pompei – Anno C

IV Domenica di Pasqua (Anno C) (08/05/2022)

Vangelo: Gv 10,27-30

Nel versetto precedente Gesù dice ai Giudei: “Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore” (Gv 10,26). Per “essere di Cristo” e appartenere al suo gregge, bisogna essere “dall’alto”, “dalla verità” e “da Dio”. Sono pecore “di” Gesù coloro che vivono in sintonia con il Maestro e che veramente ascoltano la sua voce. Gesù Cristo è colui che ci conosce fino in fondo e che, come buon Pastore, ci guida nei sentieri della vita. Cristo, morto e risorto, ha dato ai suoi discepoli la “vita eterna” (v. 28).

“Nessuno la strapperà”: questa espressione del v. 28b ci ricorda un mostro mitologico – le arpìe – con volto di donna e corpo di vari animali, che vola per catturare, per rapire bestie e bambini.

Il verbo arpazo – che in questo vangelo di Giovanni incontriamo due volte – ci fa sentire tutta l’ostilità e la violenza di qualcuno o qualcosa che ci vuole veramente male. Arpazo appare 14 volte disseminato per tutto il Nuovo Testamento. Tre volte nel capitolo 10 di Giovanni e vuol dire: portar via con la forza, saccheggiare, sequestrare. Si tratta dell’azione propria del lupo (Gv 10,12). Nel Vangelo di questa domenica i discepoli di Cristo sono – in senso figurato – le pecore che nessuno strapperà dalle mani di Gesù Risorto. O meglio, dalle mani del Padre.

Non dobbiamo aver paura dei “lupi” e cercare di aprire bene gli occhi di fronte ai pastori dalle paroline dolci, piene di tante promesse, annunciatrici di giorni di pace e benessere come dicevono… i falsi profeti dell’Antico Testamento. Le loro cattive intenzioni non sono neanche tanto nascoste: vogliono buttarci giù, verso i nuovi dirupi dell’apostasìa. Vogliono spezzare deliberatamente l’unità della fede nelle nostre comunità. Essi non sono veri pastori, ma semplicemente mercenari. Ecco cosa sono.

Tuttavia non dimentichiamo che la lotta dentro il nostro cuore e la nostra mente – punti nevralgici delle decisioni – appare ancor più difficile (cf. Mc 7,15). Si tratta della lotta contro “i pensieri”, nel profondo del nostro io: dove non vogliamo che nessuno penetri, neanche il nostro padre spirituale, che la maggioranza di noi non ha mai visto, neanche l’ombra. Lasciamo – almeno qualche volta – che le nostre sicurezze siano messe in crisi dalla voce del Pontefice e dei vescovi; dagli scritti dei Santi o da un nostro vero amico, capace di darci quattro sberle quando le meritiamo.

Come è possibile cadere nelle tenebre più profonde senza il minimo rimorso? Che la Madonna del Popolo ci liberi dalle arpìe, ci faccia cristiani contenti, laboriosi e umili: ci sostenga verso l’alto con le sue robuste braccia.

Fonte:https://www.corrierecesenate.it


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