fra Damiano Angelucci “Una cosa sola con il Padre”

IV Domenica di Pasqua (Anno C) (08/05/2022)

Vangelo: Gv 10,27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Commento

La mano di Gesù è la stessa mano del Padre; incontrare Gesù significa incontrare il Padre, perché dice Gesù: “Io e il Padre siamo una cosa sola”. Questa fu la presunta bestemmia che costò la vita al nostro salvatore. Infatti i giudei, poco dopo, gli anticiperanno la sentenza di condanna: “noi non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio”.
Alcuni filosofi medioevali avevano elaborato un concetto abbastanza freddo della divinità: “ciò rispetto a cui non si può dire nulla di più grande”. Gesù parla di Dio in termini di paternità, di relazione. Sulla sua bocca la massima espressione della grandezza dell’Altissimo è una relazione di paternità, cosa che i giudei non potevano cogliere perché non erano sue pecore, nel senso che non avevano il suo stesso desiderio umile di ricerca della verità.
Don Romano Guardini diceva che “Cristo, in verità, è venuto effettivamente per annunciarci il «Dio al di sopra di Dio». Non l’Essere sommo, ma il Padre, che è celato in una luce inaccessibile, e del quale nessuno aveva notizia, realmente nessuno prima che il Figlio l’avesse annunciato.” (pag. 177 de Il Signore).

Fonte:http://fradamiano.blogspot.com/


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