Battista Borsato “Lasciarsi amare”

V Domenica di Pasqua (Anno C)  (15/05/2022)

Vangelo: Gv 13,31-35

Quando fu uscito, Gesù disse: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”. (Gv 13,31-35)
Il messaggio che maggiormente balza nella lettura e ascolto di questo brano del Vangelo riguarda l’amore. Gesù dà un comandamento nuovo: “amarsi gli uni gli altri”. Perché nuovo? Di per sé tutta la Bibbia parla dell’amore di Dio per l’uomo e invita gli uomini ad amare e ad amarsi. Ma la “novità” sta nel come amare e nel come amarsi! Nel segno dell’umile ricerca tenterò di indagarlo. “Amatevi gli uni gli altri”. La parola amore è inflazionata e anche logora. La si usa in tanti sensi. Alcuni chiamano amore i gesti di solidarietà verso persone in difficoltà, altri parlano dell’amore come condivisione o partecipazione ai problemi degli altri. “Il solidarizzare e il condividere” esprimono certamente l’amore ma, a mio parere, non colgono ancora il centro dell’amore. Il partecipare e il condividere sono espressioni dell’amore, ma l’amore li sovrasta e li trascende.
Scrive il poeta e scrittore Gibran: “Amare contiene il brivido emozionale della scoperta
dell’altro. L’altro non è più visto come l’oggetto da amare, ma come colui che ci dà il gusto
del vivere, del sognare, e la forza per esprimere noi stessi e i nostri doni. L’amore più che
amare è sentirsi amati o lasciarsi amare. E dal sentirsi amati si sprigiona fervore,
meraviglia. La vita si colora, il futuro diventa luminoso. È un’esperienza esaltante nella
quale tutto canta: le prospettive si rovesciano, si schiude un altro mondo”.
Papa Francesco ha emanato nel 2016 l’esortazione apostolica post-sinodale sull’amore nella
famiglia. E già il titolo è una sorprendente novità: “Amoris laetitia” la gioia di amare.
Amare non è tanto un impegno, ma è esperimentare la gioia che poi si traduce anche in
impegno. La sostanza dell’amore è fare l’esperienza della gioia, che poi potrà diventare
giubilo nella vita ecclesiale e sociale. “Noi viviamo un cristianesimo senza eros”, scrive il
teologo ortodosso Jannaras, cioè, viviamo la fede senza passione. L’amore dovrebbe
trasmettere l’ebbrezza del vivere, la passione nel partecipare alla vita. S. Tommaso
D’Aquino, che è stato il più grande teologo cristiano, dice: “Amare è desiderio, passione di
unirsi alla persona amata”. Chi ha letto o leggerà il libro del Cantico dei Cantici, che è un
libro della Bibbia, si incontra con l’esperienza incantata e travolgente dell’amore dell’uomo
e della donna: un amore che affascina, un amore che fa leggere la realtà e il mondo con
occhi diversi, quasi estatici: i colori sono intensi, i prati ammantati di verde, tutto grida di
gioia. Chi ama, chi fa esperienza dell’amore si accorge delle meraviglie che lo circondano.
Gibran in un piccolo libro dal titolo “Ali spezzate”, racconta la sua prima, incantevole
esperienza d’amore”: “Avevo diciotto anni quando l’amore mi aprì gli occhi con i suoi
magici raggi, e toccò il mio spirito per la prima volta con le sue dita infuocate. Selma
Carami fu la prima donna che risvegliò il mio spirito con la sua bellezza e mi condusse nel
giardino del nobile affetto dove i giorni passano come sogni e le notti come cerimonie
nuziali. Selma fu la Eva del mio cuore, mi riempì di segreti e di meraviglie e mi fece
comprendere il significato della vita”.

“Passare dall’amare a lasciarsi amare”. Quando si parla di amore di solito l’amore è inteso
più come “amare” che come “lasciarsi amare”. Amare un altro viene inteso o può essere
inteso come un rivolgersi all’altro per dare cose o suggerimenti o idee. Quasi lo si voglia
possedere, catturare. Penso per esempio alla Chiesa quando ci invitava ad amare il mondo.
Che cosa intendeva con l’espressione “amare il mondo”? Quasi sempre riteneva che il
mondo fosse una realtà vuota di valori e di principi e che bisognasse riempirlo con i nostri
principi e i nostri valori. Il mondo non era amato come un luogo importante, come fonte di
intuizioni e di suggestioni. Esso era un oggetto da plasmare, da indirizzare, da convertire,
non un soggetto da cui imparare.
Questo spesso si verifica anche tra fidanzati e sposi: l’amore è inteso come dare e non come
imparare l’uno dall’altro. Il “lasciarsi amare” esprime qualcosa di completamente diverso: io
vado all’altro perché ho scoperto il suo valore, la sua ricchezza interiore, e me ne lascio
invadere e ammaestrare. L’altro non è più l’oggetto ma il soggetto. Non è il discepolo che
deve imparare, ma il maestro che mi fa camminare e mi guida su nuovi sentieri. Andare
all’altro non per dare ma per imparare, è la vera e profonda qualità dell’amore. I due sposi
devono amarsi come due maestri, in quanto ciascuno è maestro dell’altro, va per imparare
dall’altro, lasciando il proprio io e mettendosi in cerca delle prospettive “altre” dell’altro:
qui inizia e cammina l’amore, qui esplode la continua meraviglia di fronte all’orizzonte
vasto, e sempre diverso, di chi ci sta vicino.
 Amare più che dare è saper ricevere, saper imparare. La Chiesa, noi come chiesa, dobbiamo
guardare il mondo non come un vaso vuoto da riempire, ma come un fuoco da cui lasciarci
accendere e illuminare, perché Dio è presente nel mondo, lo ama e vi suscita idee, valori,
suggestioni che esprimono il suo disegno. Dentro le aspirazioni e le voci degli uomini Dio
parla a noi. Ci vuole sempre il discernimento, ma prima occorre la gioiosa consapevolezza
che Dio cammina dentro il mondo e lancia i suoi appelli agli uomini.
Va coltivato uno sguardo positivo del mondo. Così tra sposi e tra amici il vero amore lo si
vive sapendo ricevere stimoli e provocazioni gli uni dagli altri. L’altro è sempre un maestro
da cui imparare. Così cresce l’amore.
Due piccoli impegni:

  • Amare è gioia e passione.
  • Lasciarsi amare è lasciarsi ammaestrare.

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