Don Paolo Zamengo ” L’addio e la promessa”

VI Domenica di Pasqua (Anno C)  (22/05/2022)

Vangelo: Gv 14,23-29

Nella grande sala del cenacolo  ormai è notte. Gesù legge negli occhi dei suoi uno smarrimento infinito e allora pronuncia parole rassicuranti: “Non sia turbato il vostro cuore, non abbiate paura”. Sono le sue ultime parole di grazia e di  benedizione.

A turbare gli apostoli c’è la consapevolezza di essere soli. La solitudine è il grande male, il vero male della vita. Ma Gesù promette che il Padre “manderà lo Spirito santo”, il Paraclito, che significa “chiamato accanto”. Uno che ti accompagna per sostenerti, per difenderti, anche per consolarti. Lo ha promesso. Gli apostoli passano dalla visibilità di Gesù che cammina con loro sulla terra a una presenza invisibile, ma vera. 

Tutti ricordiamo una frase diventata famosissima, del piccolo principe. La volpe, prima di congedarsi dice: “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. “L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo…”. 

Gli occhi chiusi dunque possono vedere. Per vincere la sensazione di essere orfani, Gesù ci invita ad avere occhi, quelli del cuore, e così sorprendere in noi, e ricordarla, la presenza del suo Spirito che ci sta accanto e ci accompagna. Il picco principe aveva parlato anche dei riti: “Che cos’è un rito?” Rispose la volpe: “Una cosa purtroppo dimenticata”. “È ciò che fa di un giorno un giorno differente dagli altri, una certa ora, un’ora differente dalle altre ore”. 

Noi veniamo dall’esperienza della pandemia che ci ha resi irriconoscibili, nascosti dietro le mascherine e privati di una presenza comunitaria significativa alla Messa.  La prudenza ci ha tolto la liturgia  dalla vita quotidiana e festiva.  Come sarà possibile ritrovare questa bellezza e questa forza? 

Penso al dono che Gesù ci ha fatto, il suo Spirito. Se saremo abitati non ci basterà andare a Messa e rifuggiremo celebrazioni vuote e tristi, ma vorremo ascoltare parole abitate che fanno ardere il cuore, per spezzare il pane, per diventare pane, perché in quel pane arde lo Spirito.   Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.  Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero.

Dello Spirito che ci abita, talvolta ospite dimenticato, Gesù descrive due azioni bellissime e importanti:  “Lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”. Insegnare e ricordare. Lo Spirito santo ci insegnerà. Al futuro. E’ lui che ci donerà il sapore del suo insegnamento  da percepire dentro, dove lo Spirito insegna comunicando la sapienza. Riporterà al cuore gesti e parole di Gesù, di quando passava e guariva la vita.

Certo non ha bisogno della sapienza chi pensa di non avere nulla da imparare perché già possiede la verità. È l’atteggiamento dei farisei al tempo di Gesù. La verità non è immobile dice  Papa Francesco e la paragona ad un albero: “La fede cresce, cresce come crescono gli alberi, sempre gli stessi, ma sempre più grandi”. Avremo sempre da imparare da questo maestro interiore che è  lo Spirito. 

Lo Spirito ci farà un altro dono di cui non ci è concesso stancarci, ricordare: “Ricorderà tutto ciò che vi ho detto”. Lo Spirito Santo è come la memoria, ci sveglia, ci tiene desti e vigilanti, ci tiene pronti. E, in questa memoria, lo Spirito Santo ci guida; ci guida per discernere, per fare adesso, per scegliere adesso la strada giusta.

Ora sappiamo che siamo abitati dallo Spirito santo, ascoltiamo la sua voce.


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