Derno Giorgetti “QUANDO VEDE L’UMILTÀ LO SPIRITO DEL RISORTO CI CURA”

Pentecoste (Anno C) – Messa del Giorno  (05/06/2022)

Vangelo: Gv 14,15-16.23-26

“Continua oggi, nella comunità dei credenti, i prodigi che hai operato agli inizi…” (Colletta).

Ma è proprio vero? Certo, è vero. A ogni sorgere del sole tocchi con mano l’opera del Demonio che frantuma la pace, sfigura l’essere umano, gli toglie la speranza, avvelena l’uomo – con tante teorie – e la natura, a servizio di meschini interessi.

Come già dicemmo la volta scorsa, un semplice “servitore” di Satana possiede la sfacciataggine di graffiare la gioventù, le persone consacrate e le coppie più perfette. Ma con la preghiera e la penitenza, invocando lo Spirito, senti sempre di più la potenza del Risorto che con il suo Spirito inizia una nuova “settimana” alla “sera di quel giorno” (Gv 20,19): la settimana della nuova creazione che ha la sua origine nella gloria del Risorto.

Due giorni prima aveva scritto l’Evangelista: “Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora” (Gv 19,5). E Pilato profeticamente disse loro: “Ecco l’uomo!”. Prima che il Signore apparisse in quella domenica, regnava la paura più assoluta: i discepoli spiavano dalle loro finestre, i più coraggiosi scendevano in strada e non vedevano altro che… “porte chiuse”.

L’essere umano troppe volte è stato assalito dai briganti: quante piaghe e quante ferite hanno bisogno di olio balsamico, e Cristo arriva subito con il suo ripetuto “Pace a voi”. Quando vede il terreno dell’umiltà, lo Spirito del Risorto ci cura e ci sana; si fida ancora di noi e ci manda missionari nel mondo.

Allora dalla Pasqua in qua abbiamo solo discepoli perfetti? Dovrebbero esserlo, per tutti i doni che hanno ricevuto. Attenzione: cosa fa prima di tutto il Risorto? Equipaggia la sua Chiesa con il potere di perdonare i peccati, che strano. Riflettiamo un po’. Se ci avviciniamo spesso al sacramento del perdono sentiremo un “soffio” prepotente: lo Spirito c’è.

Quante belle iniziative per Pentecoste. Nella Diocesi di Carúpano, in Venezuela – da dove scrivo questo commento – alla vigilia, rappresentanti di tutte le parrocchie vanno a evangelizzare per alcune ore una parrocchia prescelta. Sono circa 400/500 persone, poi si conclude al pomeriggio con la Messa presieduta dal vescovo. In genere sono signore un po’ anziane con il loro nipotino, ormai ragazzetto. In Oriente, per risparmiare, si troncano le parole: “Buena” vuol dire “buon giorno”. Anni addietro, due missionari arrivarono a una casa e cominciarono a salutare: “buena” e dal di dentro rispondevano “buena”, ma non si vedeva nessuno. Dopo la terza volta, aprirono il cancelletto, entrarono e si accorsero che chi rispondeva “buena” era… un pappagallo.

Fonte:https://www.corrierecesenate.it/


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