Paolo De Martino “Abbracciati dal Mistero”

Santissima Trinità (Anno C)  (12/06/2022)

Vangelo: Gv 16,12-15

Concluso il tempo pasquale, riprendiamo il tempo ordinario.
Eppure in queste domeniche, faremo delle soste significative e la prima fra tutte è questa Domenica: Festa della Trinità.
Spiegare la Trinità è qualcosa di impossibile, come quando vogliamo spiegare il motivo per cui uno persona ama qualcun altro. Possiamo spiegare all’infinito che cos’è l’amore, ma lo comprendiamo realmente solo quando facciamo quell’esperienza.
Lo stesso vale per Dio. Possiamo sprecare fiumi di parole, per spiegare che cosa sia la Trinità, ma Dio si comprende soltanto quando lo si sperimenta dentro la propria vita.
Essendo Dio solo Amore, le cose di Dio si capiscono amando, non dimentichiamolo mai!
Nel primo dei capolavori di Kieslowski ispirati ai Dieci Comandamenti, il bambino protagonista mentre sta giocando al computer chiede alla zia: «Com’è Dio?». La zia lo guarda in silenzio, gli si avvicina, lo abbraccia, gli bacia i capelli e tenendolo stretto a sé sussurra: «Come ti senti, ora?». Il bambino alza gli occhi e risponde: «Bene, mi sento bene». E la zia: «Ecco, Dio è così». Dio è un abbraccio, ecco la Trinità.
Solo dopo aver ricevuto il dono dello Spirito possiamo immergerci nel mistero di Dio, nel mistero del Dio raccontato da Gesù di Nazareth.
Solo Lui poteva dirci in modo profondo e definitivo chi è Dio.
Solo Lui poteva raccontarci la novità sorprendente che Dio è Trinità.
Da fuori vediamo un solo Dio ma in realtà sono tre persone, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Il loro amore è talmente profondo che li rende uno! Questa è davvero una bella notizia perché solo Gesù poteva farci entrare nell’intimità di Dio.
Oggi è festa di Dio, festa di un Dio che è famiglia, relazione.
Dio non è come l’immaginavamo, un’entità solitaria ma una realtà viva, relazionale.
Dio non è un’infinita solitudine ma è un’infinita compagnia. Dio è famiglia.
Quando noi diciamo “famiglia” indichiamo una realtà dinamica. Ecco Dio è così!
Due persone che si amano a tal punto da generare vita, Amore (lo Spirito Santo).
La Trinità non è un problema matematico (1+1+1 non fa’ 1!) ma è la plastica espressione dell’esperienza che tutti facciamo dell’amore. Nell’amore ciò che conta è essere uniti senza fondersi, senza annullarsi.
L’amore vero è trinitario: unito ma non uniforme; separato ma non diviso.
A questa comunione siamo invitati come singoli e come Chiesa.
La Trinità ci dice che noi siamo creati a immagine della trinità. Ecco perché non riusciamo a sopportare la solitudine.
La Trinità dice anche che la Chiesa si forma “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo“. La Chiesa è l’immagine della Trinità, ecco il motivo della nostra comunione.
La Chiesa, coma la Trinità, è fatta da:
Persone. Non cifre. Non codici fiscali. Siamo persone, amate in modo unico da Dio.
Persone uguali. Ecco il perché dell’insistenza della Chiesa sull’uguaglianza? Siamo tutti uguali! E’ la Trinità che imprime ad ogni uomo il sigillo dell’uguaglianza con Dio.
Persone uguali e distinte. Ogni uomo ha il suo volto e la sua storia, i suoi sogni e le sue fatiche, le sue aspirazioni e le sue paure. Dio ci conosce per nome, non per sigla.
Dietro alla Trinità, ma anche a tutte le dottrine e i dogmi, c’è l’esperienza di Dio. Cioè: prima vivi l’esperienza di Dio e poi capirai chi è. Inutile impegnarsi per capire cos’è la Trinità, quando non si conosce Dio perché Dio non è un pensiero, una filosofia ma è vita, esperienza.
La chiesa primitiva prima visse l’esperienza di Dio e poi capì cosa voleva dire. Fu questa l’esperienza dei primi discepoli: In Gesù di Nazareth sperimentarono che li c’era Dio. In lui sperimentarono un mondo d’amore così grande da non avere fondo e utilizzarono l’immagine che più poteva esprimere questa esperienza: la famiglia, con un padre, un figlio e il loro amore rappresentato dallo Spirito.
Amico lettore, ricordati che il dogma è la scala, ma la meta è Dio. La definizione è una strada che ti deve condurre alla meta.
«Ho ancora molte cose da dirvi, ma ora non potete portarne il peso». Gesù se ne va senza aver detto e risolto tutto. E’ bello sapere che ha fiducia in noi, non siamo dei semplici esecutori di ordini, ma, con lo Spirito, chiamati a solcare strade nuove, cammini inesplorati perché la verità è più grande delle formule che cercano di descriverla. Amico lettore, la verità tutta intera di cui parla Gesù non consiste in formule, ma in una sapienza del vivere.
Come potremmo essere diversi se ci lasciassimo stupire dal mistero della Trinità.
Potremmo finalmente convertirci al Dio amore rivelato da Gesù di Nazareth e liberarci dalle false immagini di Dio che ancora albergano nella nostra mentalità religiosa.
La Trinità ci spinge a non accontentarci più di un “cattolicesimo minimo” e ci invita a non andare alla ricerca degli scoop miracolistici. A volte ho l’impressione che il nostro sia un cristianesimo annacquato che ha svuotato la novità di Gesù, che ha barattato il coraggio dell’amore con il quieto vivere. Andiamo alle fondamenta della fede, alla scoperta di quel Dio amore che continua a creare a Sua immagine e scopriremo che siamo amati per amare.
Come disse don Tonino Bello, «siamo chiamati a vivere sulla terra ciò che le tre persone divine vivono nel cielo: la convivialità delle differenze».
Celebrare la Trinità significa riscoprire quali sono le priorità che rendono felice la nostra vita.
Allora proviamo a chiedercelo: quali sono le priorità su cui sto costruendo la mia vita? Nelle mie scelte famigliari e professionali si vede il mio DNA trinitario? Con quale stile gestisco le relazioni? Quanto tempo regalo alle persone e quanto ne investo per costruire relazioni sane? Domande un po’ pungenti, lo so ma è la qualità delle nostre relazioni che ci darà una vita felice e realizzata!
La bella notizia di questa Domenica? Davanti alla Trinità ci sentiamo piccoli, è vero, ma abbracciati come un bambino dal mistero. La Sua impronta è in noi, non dubitiamone.

Fonte:https://paolodemartino.wordpress.com/


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