Derno Giorgetti “L’AZIONE DELLO SPIRITO ILLUMINA E LENISCE TANTE FERITE”

Santissima Trinità (Anno C)  (12/06/2022)

Vangelo: Gv 16,12-15

Alla profonda richiesta di Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta” (14,8) Gesù risponde: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre” (14,8-9).

Questo ci fa capire da una parte la profondità di Dio e, dall’altra, nello stesso tempo, l’unico cammino che porta a Dio: suo Figlio Gesù. È lui che apre la mente dei suoi amici affinché capiscano i progetti di Dio scolpiti nelle Sacre Scritture.

In pratica, come Cristo ascolta i nostri sfoghi, le nostre delusioni? Come lui reagisce quando diamo tremende zuccate contro i muri? Chi sana le nostre ferite? “Quando verrà lui, lo Spirito di Verità vi guiderà a tutta la verità” (v. 13). Altrimenti il nostro cuore e la nostra mente sarebbero come le mura della nuova Gerusalemme, dalle misure perfette, difese dagli angeli del nostro “io”, della “nostra esperienza”, cioè… impenetrabili.

Se non invochiamo tutti i giorni lo Spirito Santo, arriveremo subito al fallimento. Siamo immersi nella santissima Trinità, è vero: anche la persona più semplice percepisce questa presenza, molto più di un teologo.

Allora, un segno di croce può metterci spiritualmente in ordine e, da sfasati che siamo, possiamo concentraci nel Dio-amore e nel Dio-crocifisso. Quando abbiamo finito le nostre attività, ci facciamo il segno della croce affinché i doni di Dio possano rimanere in noi, senza sparire, come nebbia al sole.

Tuttavia l’esperienza più normale di comunione trinitaria rimane la nostra partecipazione alla Eucaristia domenicale. Si tratta di un’esperienza sempre nuova: lì incontri il volto di un Padre che non ci lascia mai soli, il volto di Gesù crocifisso e risorto, e l’azione dello Spirito che purifica, illumina, lenisce tante ferite e abbatte molte divisioni.

Oggi ci affanniamo a capire cos’è questo “Sinodo” e che cosa dobbiamo fare ancora di nuovo. Una meditazione sulla Santissima Trinità ci farebbe molto bene. Il Sinodo vuol dire guardarci in faccia con fiducia, contenti di vederci, disposti a sacrificarci, vedendo nell’altro la verità che ho in me; ascoltare l’altro con piacere, ascoltare il nuovo che c’è nell’altro – “ah, era proprio quello che pensavo anch’io” – comunicarlo con gioia, con sincerità, con decisione, arrivando a dire “dunque facciamo” tutti insieme: ecco il Sinodo. La Santissima Trinità lavora esattamente così.

“Conserva incontaminata questa fede retta che è in me… fino al mio ultimo respiro… affinché io resti sempre fedele a ciò che ho professato… quando sono stato battezzato nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo” (sant’Ilario).

Fonte:https://www.corrierecesenate.it/


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