Don Paolo Zamengo “Dio ha il mio nome”

Santissima Trinità (Anno C)  (12/06/2022)

Vangelo: Gv 16,12-15

Celebriamo la Trinità, Padre, Figlio, Spirito santo.
Celebriamo la comunione dei volti. Volti che
abbiamo contemplato lungo le domeniche
dall’anno liturgico, pagine del vangelo che ci
hanno svelato il mistero di Dio e il mistero
dell’uomo.

C’è un racconto nel libro dell’Esodo: Mosè è davanti a un roveto che arde e non si consuma e Dio e
l’uomo si scambiano alcune parole di fronte a un arbusto infuocato. E vorrei anch’io avvicinarmi
così al mistero di Dio, come Mosè.
Mosè non aveva nel suo passato esperienze mistiche: i suoi erano anni di esilio nel deserto,
fuggito perché ricercato, pascolava il gregge e aveva addosso l’odore acre delle pecore. Era
assorbito da tristi pensieri e ci sorprende Mosè, attento ai segni, curioso, e si chiede il perché di
quel roveto che nel fuoco non si consuma.
Lui, pratico di bestiame, è sorpreso da un desiderio. “Voglio avvicinarmi a osservare”. I desideri e i
perché lo fanno camminare. Anch’io devo fare un passo: avvicinarmi! E come Mosè anch’io
rispondo “eccomi”. E anche tu, fai un passo e ripeti, così come sei: “Eccomi”.
Ma come avvicinarsi al roveto ardente? Mosè lo fa con umiltà. “Togliti i sandali dai piedi, perché il
luogo sul quale tu stai è luogo santo”. Quanti sandali dovremmo toglierci anche noi, affacciandoci
al mistero. Al mistero di Dio e dell’uomo!
Dio sorprende Mosè e si presenta con nomi e con azioni. E la cosa meravigliosa è che per dire di
sé non evoca tanto il suo nome, ma i nomi di uomini, di storie di uomini: “Io sono il Dio di tuo
padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”. Dio si manifesta come il Dio di
qualcuno. Non è Dio del cielo, non è Dio della terra, ma è Dio di un arameo errante cioè di un
uomo che non ha patria e dovunque è straniero. Quest’uomo gli è così caro che Dio prende il suo
nome.
E chi sono Abramo, Isacco e Giacobbe? Sono tre aramei erranti senza patria, che amarono Dio.
Significa che Dio ha un nome in riferimento a coloro che egli ama. È bellissimo tutto questo. Quasi
Dio mi dicesse: “Vuoi sapere qualcosa di me? Interroga la tua storia. Io, Dio, sono stato e sono,
dentro storie di donne e di uomini, e mi puoi chiamare con i loro nomi. Io sono impigliato nelle
loro storie. Sono il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe e ora aggiungo il mio nome e il nome
della mia storia.
Dio continua. “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido. Conosco le
sue sofferenze, sono sceso per liberarlo”. E non sarebbe bello riprendere queste tre azioni, questi
verbi per dire la Trinità? Padre, Figlio, Spirito Santo, raccontano la storia di Dio che non è
estraneo o lontano ma Dio partecipa, scende, libera e rimane al fianco di chi ama.
Il verbo “essere” in ebraico si traduce con “esserci”. “Io sarò con te”, “Io ero, sono e sarò con te”.
Il verbo “esserci” rivela il nome di Dio. Tu ci sei, e scendi a liberare. Il tuo nome è il racconto di una
relazione, di un legame. Oggi celebriamo lo splendore della relazione, dei legami, della
comunione.

E proprio perché noi siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio, noi, nel mondo, dobbiamo
brillare come coloro che sono lontani dalla indifferenza, dalla estraneità, dall’indifferenza ma
siamo chiamati a brillare come coloro che vivono per l’esserci, per la cura dei legami, delle
relazioni, del volto, del conta su di me, dell’intimità e della comunione. Dove c’è amore e carità,
qui c’è Dio.


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