Don Paolo Zamengo “

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Anno C) (19/06/2022)

Vangelo: Lc 9,11-17

Gesù si imbatte  nell’insaziabile fame di vita della folla. Il suo riposo non è il nostro “chiuso per ferie”. Gesù si lascia cercare, quasi assediare, sempre attento alle necessità dei poveri, pronto a donarsi, contento di donarsi. 

E’ così attento e coinvolto da non accorgersi né dell’ora né del luogo. Tutto è marginale quando l’uomo è al centro della sua attenzione. Non è così per i discepoli. Sono preoccupati:  si sta facendo tardi e non  è una scusa. 

Così prendono le distanze da Gesù. Temono  che spetti proprio a loro  risolvere l’emergenza.  “Che se ne vadano nei villaggi dei dintorni  per  trovare cibo e alloggio. Ci penseranno altri, non noi”. Intendevano risolvere così la faccenda. 

I discepoli non si rendono conto che questa soluzione era praticamente  la  rinuncia a seguire Gesù e condividere con lui il progetto del nuovo regno. Gesù aveva detto di organizzarsi per dare da mangiare non di comprare il  pane. Proprio l’ora, “il giorno cominciava a declinare” e il luogo, “in una zona deserta”, offrono l’opportunità a Gesù di donare  lui “cibo” e “alloggio” alla folla. 

Lungo la strada di Emmaus due discepoli incontrano un misterioso pellegrino e lo invitano a retare con loro  nell’intimità di un casa: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto” . Il pellegrino compirà gli stessi   gesti, “prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro” e si farà riconoscere come il  Risorto. 

Nel vangelo di oggi Gesù offre ai discepoli una prospettiva inaspettata: “Voi stessi date loro da mangiare”. Gesù li invita a cambiare l’atteggiamento di fondo  rispetto alla folla, a sentire come proprio impegno il dare da mangiare, a coinvolgersi  e  scoprire in se stessi quelle risorse che, messe nelle mani di Gesù, possono rispondere alla necessità di tutti. 

E’ immensa la sproporzione tra il numero della folla e il poco a disposizione, ma Gesù insegna a giudicare il poco che abbiamo dal giusto punto di vista. I discepoli vedono quanto  non hanno, mentre devono imparare che proprio il poco, “cinque pani e due pesci”, consegnato a Gesù, è più che sufficiente per rendere possibile l’impossibile! 

Ciò che fa la differenza è proprio la presenza di Gesù che accoglie e benedice la loro offerta facendone un dono sufficiente per “sfamare una folla così grande”. Ma perché questo avvenga è necessario affidarsi a Dio “in pura perdita” e mettere nelle sue mani il poco che c’è e che siamo. Gesù non fa nulla senza di noi. Gesù non può moltiplicare la vita senza l’offerta del nostro piccolo dono. 

Gesù accoglie dalle mani dei discepoli ciò che hanno: “egli prese i cinque pani e i due pesci, alzati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla”. Prendere, benedire, spezzare, donare. Sono gli stessi gesti di  Gesù nell’ultima cena, anticipo del suo dono sulla croce, gli stessi gesti che lo renderanno visibile ai discepoli di Emmaus. 

I cinque pani e i due pesci sono passati dalle mani dei discepoli a quelle di Gesù. Ora ritornano nelle mani dei discepoli perché  sono un dono del Signore. Restano “dodici ceste”. Una per ogni apostolo perché quell’offerta di vita possa continuare a essere altrove, ancora e per sempre, un dono.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: