Alessandro Cortesi Commento Domenica 19 giugno – Corpus Domini

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Anno C) (19/06/2022)

Vangelo: Lc 9,11-17

‘Melchisedek re di Salem, offrì pane e vino’: Melchisedek significa re di giustizia ed è re di Salem, città della pace. Il suo enigmatico gesto rivolto ad Abramo è offerta di alleanza: recando pane e vino reca nutrimento e pace: sono i segni della accoglienza, della promessa di pace. L’incontro si chiude con una benedizione per Abramo.

Anche Gesù ha compiuto gesti di ospitalità e condivisione espressione dello stile della sua vita: in un momento in cui la folla non aveva da mangiare Gesù prese i pani e i pesci disponibili dandoli ai discepoli perché li distribuissero. Il poco cibo a disposizione viene condiviso perché tutti ne potessero avere e fu così ampia la condivisione che tutti furono saziati.

Questo racconto è un momento decisivo del vangelo di Luca: dopo questo gesto infatti Gesù presenta la sua missione: è quella del messia che si dirige verso Gerusalemme dove sa che incontrerà ostilità e rifiuto fino a morire. Ma il suo cammino, la sua decisione di salire verso Gerusalemme è in coerenza al gesto della distribuzione di pani e dei pesci. La sua vita è tutta intesa come una condivisione, fino alla fine.

Il gesto dei pani richiama passaggi della storia di Isrele come l’episodio della manna nel deserto (Es 16,8.12; Num 11,21). Anche nel racconto di Luca si annota che  Gesù era in un luogo deserto. Così pure è richiamata la moltiplicazione dei pani compiuta dal profeta Eliseo per i discepoli (2Re 4,42-44). Eliseo, uomo di Dio invita a condividere il pane presentato come primizia e dice ‘Dallo da mangiare alla gente’ con la promessa che ne avanzerà anche, perché questo gesto reca in sé una fecondità inattesa.

Narrando il gesto di Gesù, Luca richiama anche i significati dell’esperienza eucaristica della prima comunità. Infatti i gesti compiuti da Gesù al momento del tramonto sono i medesimi narrati nell’incontro con i due discepoli di Emmaus che chiedono allo straniero incontrato sulla strada: ‘resta con noi perché si fa sera’. Anche a Emmaus Gesù prende il pane, pronuncia la benedizione, lo spezza e lo porge ai discepoli. E sono gli stessi gesti dell’ultima cena (Lc 22,19).

La distribuzione dei pani è ricordo della preoccupazione di Gesù perché le persone vicine avessero da mangiare, ma è anche gesto che rinvia al significato profondo dell’eucaristia. Gesù continua ad essere presente nella comunità e chiede: ‘date voi loro da mangiare’. Chiede ai suoi di sentire compassione come lui verso tutti coloro che sono affamati e li invita alla scelta della condivisione.

Paolo nella lettera ai Corinzi rimprovera una comunità che ha divisioni al suo interno e poi mangia la cena del Signore. Egli richiama all’autentico senso del mangiare insieme la cena del Signore: da lì deve nascere un rapporto nuovo di attenzione all’altro e di ospitalità. E conclude “quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri” (1Cor 11,33). E’ invito che si rinnova ad ‘aspettarsi’ per condividere non solo ciò che ognuno apporta ma la stessa presenza. L’Eucaristia è esperienza di attesa e di tensione al venire del Signore. Da questo condividere la cena deve sorgere una condivisione con i poveri e il riconoscimento del corpo ecclesiale che cresce proprio nel ritrovarsi a fare memoria di lui. Fare memoria di Gesù  implica vivere la cena del Signore come esperienza di attenzione ai poveri e di ospitalità.

Alessandro Cortesi op

Fonte:alessandrocortesi2012


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