Eduard Patrascu “Rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli”

XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (03/07/2022)

Vangelo: Lc 10,1-12.17-20

La liturgia della parola di Domenica scorsa ci esortava ad un attento esame circa la reale motivazione per la sequela di Gesù. Ricordiamo le obiezioni di coloro che, davanti alla scelta radicale della chiamata rivolta loro da parte di Gesù, hanno trovato motivazioni a prima vista pertinenti, ma in realtà, scappatoie per non assumere gli impegni della sequela.

Tuttavia, guardando alla storia bimillenaria della chiesa, osserviamo in questi ultimi decenni una specie di “valanga” di motivazioni, che possiamo dire “mondane”, che per molti cristiani diventano scuse per non assumersi in pieno il proprio battesimo, cioè la sequela responsabile di Gesù. Basti pensare al calo della frequentazione dei sacramenti, della messa domenicale e, da qui, il calo delle vocazioni, quindi la penuria dei sacerdoti e dei laici impegnati nella pastorale, nell’annuncio del Vangelo. Ma il gruppo dei 72 discepoli inviati da Gesù a predicare non è “scomparso” e, stando alle parole di Gesù, non dovrebbe mai scomparire.

Il vangelo di questa domenica volta pagina sia per lo stile, sia per contenuto. Se il brano evangelico della domenica scorsa trasudava una certa tristezza, quello di questa domenica abbonda di ottimismo e di gioia. I 72 inviati da Gesù nel Vangelo, ci dicono che ci saranno sempre persone generose disposte a giocarsi la vita per “precedere Gesù”. Il maestro stesso riconosce che la messe è abbondante, vale a dire “il campo del mondo” produce frutti; inoltre, anche se esiste sempre la prospettiva dei lupi, c’è anche la certezza dell’accoglienza e della ricompensa per il lavoro apostolico. Quel lavoro che è concreto e produttivo, persino nei confronti delle forze del male.

Ora, forse proprio qui sta il nocciolo del messaggio della parola di Dio di questa domenica. Sì, ci sono persone che entrano nell’avventura dell’annuncio del Vangelo, e ci sono persone disposte ad accogliere il messaggio evangelico. Ma quest’accoglienza profonda è condizionata dall’integrità ed autenticità del messaggio evangelico trasmesso. Il messaggio evangelico, per essere integro, deve contenere non solo la risurrezione ma anche la croce.

Accennavo sopra al calo della frequenza e delle vocazioni cristiane: domandiamoci se una delle cause potrebbe essere proprio questo “addolcimento” del messaggio evangelico trasmesso? Come ci ricorda Papa Francesco in uno dei suoi ultimi discorsi (cf. il discorso di mercoledi, 22.06.2022). Ricordiamoci che Gesù nell’inviare i 72 li mette in guardia riguardo ai pericolo dei lupi, tuttavia non gli dice di “accomodare populisticamente il vangelo”. Tralasciando il discorso sui danni che l’edulcorazione del Vangelo senza croce può aver prodotto nella vita della Chiesa, è bene domandarci se non è forse un tradimento dimenticare, magari intenzionalmente (o populisticamente), non solo la croce ma anche le parole “dure” di Gesù, alcune delle quali abbiamo sentito anche nel vangelo di oggi: “vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città” … che non accoglierà l’annuncio del vangelo!

La gioia del predicatore, avverte Gesù, viene proprio dalla consapevolezza di trasmettere non il proprio messaggio, alla tregua delle pubblicità commerciale, ma il messaggio della redenzione di Dio, quella redenzione che passa anche e sopratutto per la Croce di Gesù e che comporta, causa la sua sequela, anche il sacrificio di ciascun battezzato dietro il Maestro. Stando alle parole di Gesù, non tanto i miracoli devono essere la base della gioia dei discepoli, quanto il fatto di avere i nomi scritti nei cieli, vale a dire, di essere collaboratori dell’annuncio del Vangelo, quello completo, integro e senza zucchero, e non il Vangelo “addolcito” per accondiscendere le umane strategie.. magari populistiche.

Fonte:https://www.omelie.org/


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