Laura Paladino “Amare il Signore in ogni prossimo”

XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (10/07/2022)

Vangelo: Lc 10,25-37 

Un dottore della Legge disse a Gesù: «Cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli rispose: «Cosa sta scritto nella Legge?». Rispose il primo: «Amerai il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze e con la mente, e il tuo prossimo come te stesso».
Luca 10,25-27

In questa domenica ci è dato a esempio il Samaritano, protagonista di una parabola, presente solo in Luca, narrata da Gesù in un contesto significativo. “Un Dottore della Legge” chiede al Maestro, “per metterlo alla prova”: «Cosa devo fare per avere la vita eterna?”. L’uomo si trova tra i discepoli, in ascolto di 
Gesù, ha assistito all’invio dei 72, al loro ritorno dalla missione, alla preghiera di lode che il Signore ha innalzato per i suoi amici (Luca 10,1-24). Tutto ciò ci mette in guardia da un rischio concreto: possiamo essere alla sequela del Maestro, ascoltarlo, sentirci a posto ma, in realtà, restare tiepidi,
legati a una angusta visione della fede, non convertirci veramente. Metteremo allora “alla prova” i fratelli e, in loro, Gesù stesso, e non cambieremo la nostra vita né quella di chi ci è intorno.

Le letture mostrano che la fede non ha bisogno di pratiche, di cose da “fare” o studiare, ma si impernia sull’unico elemento che può trasformare il mondo: l’amore verso Dio e i fratelli, che riassume i comandamenti e la Legge, di cui il Salmo 18 loda la perfezione e la bellezza. Essa fa gioire il cuore e dona sapienza! Il comandamento di Dio non è “lontano”, impossibile per gli uomini; è «vicino, nella bocca e nel cuore» (I lettura): è congeniale alla dimensione dell’umano, che è relazione a immagine di Dio. Per questo è naturale che l’uomo lo metta in pratica; il peccato ne impedisce la realizzazione, ma la grazia, ottenutaci dal Salvatore, “primogenito della creazione”, ci riabilita a compiere la legge dell’Amore. Così chiarisce Paolo ai cristiani di Colossi, nello splendido cantico che apre la lettera (II lettura): Cristo riconcilia, riporta pace tra terra e Cielo.

Gesù guida l’interlocutore al cuore dei comandamenti (“Ama Dio; ama il prossimo”), che quello conosce e richiama a memoria: del resto, è “Dottore della Legge”! Pertanto “vuole avere la meglio” e rilancia: «Chi è il mio prossimo?». Il Maestro mostra che la domanda è mal posta: non chiediamoci, per “giustificare” le omissioni di bene che consumiamo nell’indifferenza della nostra vita, quale prossimo dobbiamo amare, ma come, facendoci prossimi, possiamo amare veramente. La parabola è altamente simbolica: “un uomo”, un essere umano come me e te, va giù, nel deserto, dalla Casa di Dio verso il Mar Morto: dà le spalle alla salvezza e precipita nella perdizione. Sulla strada “incappa nei briganti” e resta “mezzo morto”: si è allontanato dall’amicizia con il Dio della Vita.

LA VERA CARITÀ Passano due uomini credenti, praticanti, attenti ai precetti e alla purità, che vanno forse nei luoghi sacri vicini a Gerico; lo “vedono”, potrebbero soccorrerlo ma non si fermano per non contaminarsi con un uomo sporco e sanguinante. Invece un Samaritano, considerato eretico e reietto, “vede” e sente le “viscere” contorcersi, percepisce quella sofferenza come sua. Solo lui “ama il prossimo come se stesso”: se ne occupa, cambia strada e programmi, mette al primo posto la salvezza di quell’uomo e non i precetti, le regole, un’astratta idea di giustizia. Il Samaritano (nell’immaginario giudaico l’impuro, il peccatore!) è monito per i Dottori della Legge di ogni tempo: se veramente ami Dio, fai anche tu come lui! 

Fonte:https://www.famigliacristiana.it/


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