Monastero Marango “L’ascolto della Parola ci riveste di umanità”

XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (10/07/2022)

Vangelo: Lc 10,25-37 

Abramo accoglie tre pellegrini, e vi riconosce la presenza di Dio (prima Lettura). Marta e Maria accolgono nella loro casa Gesù, il Figlio di Dio in cammino verso Gerusalemme, luogo della sua elevazione (Vangelo). Sconvolge le categorie religiose della potenza divina il fatto che Dio si faccia accogliere dall’uomo, che si faccia cioè bisognoso di un tetto, di un po’ di pane e di un gesto di umanità. Cioè è un Dio che si rapporta all’uomo non a partita della sua forza, ma assumendo la dimensione umana della debolezza. Dio ama incontrare l’uomo nella concretezza della sua esistenza: nel fermarsi alla tenda di Abramo, nel parlare dal roveto a Mosé, nell’umanità di Gesù in cammino che ha bisogno di accoglienza e di amicizia.
La fede è dunque costituita dal riconoscere dove il Signore viene visitarmi nella mia vita: non per giudicarmi, ma per farsi accogliere. Gesù è andato a casa di Matteo e di Zaccheo, condannati dalla morale come peccatori; ma anche a casa di Pietro, che pure si riconosce peccatore (cfr. Lc 5,8) e che poi rinnegherà proprio l’amicizia con Gesù. E Lui, accogliendo la loro accoglienza, si mette “al loro livello”, accetta da povero la casa fragile e povera della nostra umanità. Non ci chiede ricchezza e pulizia spirituali: ma solo generosità e spontaneità di festa per chi ci visita.
 
Marta e Maria sono l’eterno dualismo del fare e del contemplare. E non basta dire che bisogna di vestire i panni di tutte e due, dando un certo primato all’ascolto della Parola, perché è così che il Signore si presenta, da sempre: «Ascolta, Israele…». Questo è giusto, ma il testo ci spinge ad approfondire.
«Marta era distolta per i molti servizi». Guardando al testo originale greco, si nota che il verbo usato ricorre a un’immagine: letteralmente vuol dire «strappare via di dosso, essere spogliato». L’impegno nei «molti servizi» è come se spogliasse Marta della sua interiorità. Preoccupata del suo dover fare, si dimentica del suo essere che è essenzialmente essere in relazione.
Le molte attività da svolgere rischiano di essere un culto al proprio “io”, che nasconde l’altro. Infatti Marta entra in una dinamica di confronto e di giudizio con sua sorella. Ma, ancor più, chiama in causa Gesù: «Non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire?». Sembra quasi che, per Marta, sia Gesù il responsabile, in quanto permette il comportamento per lei intollerabile di sua sorella. In verità, se da un lato è vero che il Signore sta comunque sempre dalla parte di chi si impegna con responsabilità e generosità come lei, dall’altro Marta non ha capito l’importanza della relazione con il Signore: da Lui si impara ad essere servi, che è molto più che fare molti servizi. Da Lui si apprende la passione, la gratuità e la consegna di sé nelle cose che si fanno per gli altri.
 
Ancora oggi, i buoni parrocchiani spesso vengono considerati quelli che risultano essere, in sostanza, dei prestatori d’opera, e una parrocchia “funziona” se svolge attività e mette in campo iniziative. Ma si dimentica, tante volte, l’essenziale: la relazione. Anche in una famiglia si può correre questo rischio. In fin dei conti, fare molte cose è “più spontaneo” perché gratifica chi le fa («Se non lo faccio io…»), piuttosto che “il vuoto” del tempo dedicato all’ascolto di qualcuno, anche quando lo conosco bene, anche quando mi sembra che non capisca, anche quando mi sembra che parlare con l’altro non serva a nulla. E se questo vale nelle relazioni tra gli uomini, quanto più uguale nella relazione con il Signore. È «la parte migliore, che non le sarà tolta». Come il Signore Dio, che fa la salvezza (come Marta i molti servizi), ma per tornare a passeggiare nel giardino dell’Eden con Adamo (come Maria con Gesù).
 
Alberto Vianello
 
 
Chissà come sarà rimasta Marta alle parole di Gesù. Voleva che la sorella Maria si desse una mossa. C’era gente e si doveva preparare e lei se ne stava accoccolata ai piedi del Maestro, pendendo dalle sue labbra! «Marta, Marta, tu ti preoccupi di molte cose, ma di una sola c’è bisogno. Maria s’è scelta la parte migliore che non le sarà tolta». Una donna che conosco, dai modi spicci, avrebbe ribattuto: «Ah, è così? Ragazzi oggi si digiuna!».
 
Signore, si scherza! I santi sono gente lieta e di buonumore e tu, Signore, sei tre volte santo!
Questa risposta di Gesù chissà perché mi ricorda le parole dette a quel tale che gli chiedeva di mettere a posto il fratello che voleva tenere per sé l’eredità paterna. E Gesù: «Chi mi ha costituito giudice sopra di voi?». E via con una lezione sulla libertà da mammona. Così, cara Marta, hai scelto di servire? Fallo, senza invidiare chi non lo fa. Verrà il tempo giusto per ciascuno e le parti saranno mutate…
 
Ma si deve dire anche dell’altro: Maria ha scelto la parte migliore, ciò vale per il fatto che ascoltare la Parola detta da Gesù stesso doveva essere un’esperienza estatica (e Maria ne fa la prova), tale che da qui tutto il resto prende senso e giustificazione. E non è cosa che non coinvolga tutto l’essere, impegnando sia la mente che il corpo e il cuore. Ora, se proviamo a tenere la mente ferma su un oggetto spirituale ce ne rendiamo conto. Un prete una volta ci disse con piena convinzione: «Se riuscite a dire un’Ave Maria senza distrarvi, vi dichiaro santi». Sembra poco, però…
 
Ci sono stati tempi oscuri nella storia anche recente in cui le classi al potere, in genere massoniche, hanno imposto la chiusura dei monasteri contemplativi. Si pensi alla rivoluzione francese e agli effetti dell’illuminismo in Europa. Gli ordini contemplativi non sarebbero stati socialmente utili, quindi erano da cancellare (incamerandone i beni!). Non è utile un impegno teso ad affinare lo spirito, a pulire gli occhi dell’anima? Una persona rigenerata dalla meditazione della Parola di vita
vera non è utile a tutti? Un mistero di pace si diffonde dai luoghi in cui si cerca Dio. Ma poi, se è così comodo quel sostare a lungo pregando, perché è cosa tanto inusuale, rara? Ah, bisogna essere ‘portati’!
 
Ecco quello che Marta non sapeva: Maria s’era scelta la parte migliore! La parte migliore non vuol dire la parte più compiacente, la meno faticosa. Santa Teresa d’Avila ha scritto manuali sull’Itinerario contemplativo. Che procede per fasi, mansioni, le chiama, ed è lavoro interiore per pulire l’interno della coppa, perché lì abita la verità di noi stessi, ed è lì che si adora il Signore. Per lo più è notte oscura che affina i sensi e li prepara a ricevere la visita attesa forse da tanto tempo. Per poter dire come il vecchio Abramo: «Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi non passare oltre, ma resta!». Con le mani larghe sulle quali c’è tutto di noi, l’affetto più grande, neppure la discendenza promessa un tempo lontano: sei tu la mia promessa, Signore!
 
Valerio Febei e Rita


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