Don Paolo Zamengo”Marta, Marta…”

XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (10/07/2022)

Vangelo: Lc 10,25-37 

Gesù è in cammino e si concede una sosta nella casa dei suoi amici: è la casa del cuore per Gesù. Betania significa “casa dei poveri”: davvero qui il povero è Gesù che viene accolto con premura e amorevole sollecitudine. E in questa casa Gesù povero aiuta i suoi amici a capire qual è la vera ricchezza. 

Marta spalanca la porta: è lei la padrona di casa, donna pratica, generosa per Gesù e per i suoi discepoli. Subito appare anche l’altra sorella, Maria, dalla sensibilità apparentemente opposta. Le due sorelle hanno in comune però la piena disponibilità, la loro premurosa attenzione nella quale esprimono il loro cuore. 

Interrompendo quello che stava facendo, Maria rimane con Gesù, si pone ai suoi piedi e lo ascolta in silenzio, come bevendo a una fresca sorgente. La sorella Marta si allontana per preparare tutto ciò che l’ospitalità richiede. Mi sembra di vederla tutta indaffarata aggirarsi per la casa. È facile immaginare lo scompiglio che si è creato all’arrivo di ospiti così numerosi e senza preavviso. 

Marta si lascia prendere dall’agitazione. Se almeno qualcuno la aiutasse… e ovviamente il pensiero va alla sorella che, ai piedi di Gesù, è noncurante di tutto il resto. Marta si fa avanti, e  manifesta la sua disapprovazione. 

Ingenuamente svela il motivo della sua  agitazione, preoccupata e assorbita dalle cose da fare. Ce lo rivela con le parole che rivolge a Gesù: Signore, mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti. Marta giudica male Gesù. Sembra dirgli: “Almeno tu non trattenerla, tu che hai più buonsenso di lei, richiamala al suo dovere!” 

Pensare male di Dio non significa essere cattivi, ma significa giudicare Dio, il suo agire. Pensare che non si interessi di noi e di quello che ci accade, lasciandoci nell’ansia, nella solitudine e nell’isolamento. 

Gesù risponde a Marta con dolcissima e infinita pazienza e le rivela che lei si è scelta per la vita la parte peggiore, la trappola che le procura infelicità,  preoccupazione e ansia. Gesù non rimprovera a Marta la sua dedizione ma le ricorda che la cosa più importante è Gesù stesso e la sua parola di cui anche lei ha bisogno. 

Maria ha intuito che la cosa più importante è Gesù, lasciandosi accogliere da lui. Gesù vuol fare comprendere a Marta che il suo modo di servire per quanto generoso, non le giova, anzi la porta lontano dal fine che ella stessa desidera.

Maria non è più buona di Marta, non è più santa, ma certamente non pensa male di Gesù, non tenta di piegarlo alla propria volontà, e questo la dispone all’ascolto umile e sereno. 

Quello che Marta fa è buono, ma se il risultato è l’affanno significa che Marte ha perso qualcosa lungo la strada. Gesù sembra dire a Marta: non dirò a Maria di venirti ad aiutare te, ma dico a te di fermarti e di accogliermi nel tuo cuore. 

Anche nel nostro  cuore è Marta che fa da padrona. Bisogna imparare a fermarsi per non piegare Dio alla nostra volontà, per non fare del nostro servizio un correre affannoso che ci lascia dentro agitazione e turbamento. 


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