Derno Giorgetti “CHI LASCIA TUTTO PER IL REGNO PUÒ CONTARE SUL PADRE”

XVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (24/07/2022)

Vangelo: Lc 11,1-13

Luca ci parla della preghiera in tre parti: il Padre nostro (vv. 2-4), la parabola dell’amico importuno (vv. 5-8) e un’esortazione alla preghiera perseverante (vv.9-13).

“Signore, insegnaci a pregare”, ne abbiamo proprio bisogno: notiamo che la preghiera del nostro popolo non affonda le radici nella Bibbia o nella Liturgia. Nel “Padre nostro” di Luca vediamo diverse analogie con la preghiera giudaica, ma l’impronta di Gesù è inconfondibile.

Insegnando ai discepoli il “Padre nostro”, Gesù li inserisce in modo diretto nel suo rapporto con Dio. Gesù chiama Dio “Padre”, in aramaico ’abba. Partecipare alla relazione di Gesù con Dio significa lasciarci travolgere dalla novità che lui ci porta: il Regno di Dio.

“Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno” (v. 2).

Cristo ci insegna a rendere gloria a Dio e a voler esperimentare sempre di più la sua santità. Provaci, Dio è fuoco. Occorre entrare in sintonia con i desideri di Cristo: il Regno di Dio ormai ha finito di avvicinarsi, è già qui, in Gesù di Nazaret. Alla fine dei tempi, Adonaj rivelerà definitivamente la santità del suo Nome a tutti i popoli.

Non possiamo sinceramente desiderare la venuta del Regno e il compimento del suo progetto senza conformarci alle esigenze della sua volontà.

Poi le altre domande si interessano dei bisogni dell’uomo.

La prima si riferisce al “pane”, cioè al nutrimento in generale, ai bisogni materiali. “Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano”. Il discepolo che così prega ha lasciato tutto per seguire il “Maestro”. Chi abbandona tutto per la causa del Regno può contare sulla sollecitudine del Padre. Il testo del Vangelo è un invito a prendere tutto dalla Provvidenza divina, anche il pane mangiato con il sudore del volto (Gen 3,19). Tutto quello che mangiamo, e anche i vestiti, ci vengono dalla premura del Padre. Chi chiede per “il nostro pane” sa di non essere solo, ma di essere un discepolo che vive in una comunità protesa verso una giustizia sociale sempre più vera.

“Perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo…”: la seconda parte della domanda pone il cristiano nella necessità di mettere in pratica quanto egli stesso ha ricevuto da Dio. Il perdono divino esige il nostro. “Non abbandonarci alla tentazione”: siamo di fronte a un grande grido di aiuto. La prova è necessaria: qui chiediamo a Dio di non permettere che la prova prenda il sopravvento definitivo.

Vai in Terra Santa, a Gerusalemme? Troverai il Padre nostro scritto in tutte le lingue, anche in dialetto romagnolo.

Fonte:https://www.corrierecesenate.it/


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