Don Paolo Zamengo “Padre”

XVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (24/07/2022)

Vangelo: Lc 11,1-13

Vedendo Gesù pregare, i discepoli gli chiedono di insegnare anche a loro come rivolgersi a Dio. Ciò che li colpiva era il modo di Gesù di rivolgersi agli uomini: sempre con amore, disponibilità, comprensione. Questo calore  Gesù lo attingeva dal suo rapporto con il Padre.

Gesù non ci consegna  un nome con cui chiamare Dio. Ci insegna una relazione, quella dei figli. Dio non ha un nome: Dio è il Padre. Ai bambini piccoli non si insegniamo il nome dei genitori ma a chiamarli mamma e papà. E così imparano la relazione. 

Nel linguaggio corrente la parola “pregare” significa insistere per convincere qualcuno. Pregare per noi equivale a chiedere. Ma per Gesù pregare è evocare i volti: quello del Padre e quello di un amico.

Come nella parabola di oggi. Pregare cambia la storia. “Amico prestami tre pani perché è arrivato un amico”. Una storia di amicizia svela il segreto della preghiera. La parabola mette in scena tre amici: l’amico povero, l’amico del pane e il viaggiatore inatteso, carico di fame e di stanchezze. Quest’ultimo rappresenta tutti coloro che bussano alla mia porta, che senza essere attesi sono venuti, che mi hanno chiesto pane e conforto.

Per questo la preghiera inizia con ‘Padre’. Gesù ci insegna la confidenza, la fiducia, il sentirci presi per mano.  La preghiera che Gesù insegna ci educa ad essere figli. E impariamo a pregare senza mai dire io, senza mai dire mio, ma sempre Tu e nostro: il tuo Nome, il nostro pane, Tu dona, Tu perdona. La preghiera del Padre nostro ci vieta di chiedere solo per me: il pane per me è un fatto materiale, il pane per mio fratello è un fatto spirituale.

La preghiera non serve a cambiare Dio ma serve a cambiare noi: a essere figli che si amano, perché riconoscono di avere un unico Padre, pieno di misericordia e di amore. Perciò anche le richieste che rivolgiamo a Dio servono a educare il nostro cuore per renderlo conforme al cuore del Padre.

Chiediamo che Dio diffonda il suo essere vita a tutto (sia santificato il tuo nome); che il progetto di rendere l’uomo più umano metta le radici nel mondo (venga il tuo regno); che riconosciamo, senza affanni, che Lui ci dà il necessario per la vita (dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano).

Che costruiamo rapporti buoni con gli altri (perdona a noi i nostri debiti, come anche noi  perdoniamo ogni nostro debitore); e che non ci sentiamo soli quando la vita ci mette alla prova (non abbandonarci alla tentazione).

Gesù ci racconta la parabola di tre amici. Un uomo  va a mezzanotte dall’amico perché è stato a sua volta visitato da un amico e va a chiedere non per sé, ma per rispondere al dovere dell’ospitalità. E’ spinto dalla cura per l’amico, non dal proprio bisogno.

La preghiera vera dice quanto lo consideriamo ‘amico’ che osiamo disturbare perché sappiamo che Lui ama essere disturbato dai suoi amici, che addirittura ci vuole insistenti, per mostrarci il suo volto di Padre.

Una domanda enorme: Dio esaudisce? Dio esaudisce sempre, ma non le nostre richieste bensì le sue promesse: Io sarò con te, tutti i giorni, fino alla fine del tempo. Dio si coinvolge, intreccia il suo respiro con il mio, mescola le sue lacrime con le mie. Se pregando non ottengo ciò che chiedo, ottengo però sempre un volto di Padre e il sogno di un abbraccio. Nella preghiera vince chi resta.


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