GIUDITTA BONSANGUE La giustizia divina è “ingiusta”?

XVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (31/07/2022)

Vangelo: Lc 12,13-21 

Il Vangelo di domenica prossima inizia con la frase «Maestro di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». È un’espressione che ci appare a prima vista molto giusta, una nostra richiesta a Dio che non sembra essere fuori luogo; in fondo segue un criterio di onesta equità. Ma la bellezza del Vangelo è proprio nello scardinare le nostre ovvietà: soprattutto quando si tratta di giustizia non possiamo mettere il nostro pensiero a paragone con quello di Dio; perdiamo sempre il conto. La richiesta svela una ingenua banalità circa due domande, non facilmente soppesabili. La prima: da cosa dipende in essenza la nostra vita? e poi Dio è veramente un giudice chiamato ad occuparsi di eredità e possedimenti? Alla prima questione, quasi istintivamente ci viene da rispondere con una nota espressione dell’artista Zerocalcare: «Non ti rendi conto che sei solo un filo d’erba e che non porti il peso del mondo?». La nostra esistenza non dipende da quanta o quanto poca eredità abbiamo ricevuto, da quanto abbiamo o non abbiamo accumulato in successo, potere ecc. Un’esistenza così calcolata sarebbe in effetti infelice. Perché tutto ciò che è misurabile può alternativamente crescere o diminuire nel corso della vita; dunque ci preoccupa sempre ma non ci alleggerisce l’animo. Perché non dà mai piena ed esaustiva soddisfazione. La benedizione dell’umano dipende invece da tutto ciò che nella vita può essere portato all’eterno. L’insegnamento è dunque dipendere piuttosto da ciò che ci rende più leggeri, “trasportabili” verso l’Oltre. La medesima leggerezza, dipinta dalle parole di Italo Calvino che meglio ne rendono il senso: «prendere la vita con leggerezza, dove leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore». E dunque, immersi in questa stessa leggerezza, possiamo chiederci: Dio è giudice? Dio divide le eredità altrui? Sembrerebbe di no, è lo stesso Gesù che lo nega rispondendo alla domanda del suo interlocutore: «Ma egli rispose: “O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”». E soprattutto si occupa di misurare in base al merito? Una certa diffusa cultura occidentale direbbe di sì. Ma grazie a Dio (appunto), il tempo ha alleggerito alcune idee pesanti. Stiamo imparando a non aggrapparci al peso delle norme e ad usare criteri più vicini al paradigma della salvezza. Papa Francesco ha risposto a questa domanda centrale al nostro essere cristiani, invitandoci a ripetere con lui, e insieme a tutta la Chiesa: Dio è misericordia. L’unica giustizia che Dio conosce si chiama misericordia. E la misericordia non divide: distribuisce, solleva. Tanto chi la elargisce tanto chi la riceve. Perciò lo Spirito può soffiare nel cuore degli uomini e alleviare ogni peso del mondo. Con un’immagine dal film Mission, noi siamo come il cacciatore di schiavi Rodrigo Mendoza, liberato/alleggerito dalla misericordia sorridente di un indio che taglia la corda che lo bloccava. A Dio ci presenteremo così, ricoperti di acqua e terra e con la risata lieta del cuore. (giuditta bonsangue)

di GIUDITTA BONSANGUE

Fonte:https://www.osservatoreromano.va/


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